Il punto

06/06/2017: Si è parlato anche della #BibliotecaUniversitaria di #Pisa ieri alla #ScuolaNormaleSuperiore, dal minuto: 1:56:11
#SalvatoreSettis con molta chiarezza e altrettanta decisione ha spiegato che il #terremoto dell’#Emilia è stata solo una enorme bugia e ha tolto ogni velo ipocrita sulle vere ragioni dello sfratto dei volumi (ora a #Lucca) dal #PalazzodellaSapienza

https://www.youtube.com/watch?v=ppmch1z9sII

16/05/2017: Andrea Bocchi, “Pisa, Sapienza. Cinque anni di solitudine”

 

21 ottobre 2016: TRASFERIMENTO A LUCCA dei fondi della BUP:

Quello che leggete di seguito è un annuncio che non avremmo voluto vedere. A prescindere dalle intenzioni, senz’altro buone, lo spostamento dei fondi della Biblioteca Universitaria è esattamente l’evento cui ci siamo opposti tenacemente per anni; è una sconfitta, l’ennesima, per la gestione dei Beni Culturali a Pisa e in particolare per la capacità, o mancanza di capacità, di pensare e progettare un intervento lungimirante, pur in un contesto favorevole e con generosa copertura economica da Roma. È una sconfitta per noi, da ultimi; ma prima che per noi, per l’amministrazione del Comune e dell’Università, per la Soprintendenza, per la comunità pisana (docenti e studenti in primo luogo), che non hanno saputo o voluto proporre per i suoi libri e per la sua storia, una sorte differente che l’esilio, speriamo temporaneo, a Lucca. Non ne facciamo una tragedia, perché nel contesto odierno la Biblioteca ha ottime speranze di risorgere, forse anche più funzionale. Ma la sconfitta resta, non solo per noi.
8 agosto 2016: COMUNICATO STAMPA di Amici BUP
Il Governo ha dato risposta scritta alle interrogazioni dei senatori  Romani (Gruppo misto) e Montevecchi (M5S) presentate in commissione  Cultura [in allegato].

Gli interroganti, che avevano mostrato il loro  interesse visitando il palazzo pisano già nel febbraio del 2014 (http://www.pisatoday.it/cronaca/sopralluogo-palazzo-sapienza-pisa-senatori-m5s.html), avevano manifestato la loro preoccupazione per la prolungata chiusura della Biblioteca Universitaria, dipendente dal Ministero, che fu imposta dal Sindaco dopo la scossa sismica del 29 maggio 2012.In sede di risposta, il Ministero ricapitola i fondi stanziati per interventi straordinari per la Sapienza, che ammontano ormai a più di 5 milioni di euro, e prospetta, “benché gli interventi strutturali previsti siano minimali”, di affidarne la conduzione diretta all’Università, che nel prossimo autunno dovrebbe completare il restauro del Dipartimento di Giurisprudenza, finanziato tra l’altro dallo stesso Ministero. La possibilità di spostare il patrimonio librario è ancora sotto esame, visti i gravi costi e i disagi che essa produrrebbe.La risposta del Ministero si propone l’obiettivo del “pieno ripristino del Palazzo della Sapienza e la riapertura della Biblioteca nella sua sede storica”; nel rimarcare l’entità dei fondi erogati (superiori a quelli versati dalla stessa Università) e il ritardo dei lavori di adeguamento della Biblioteca, sembra esprimere una velata critica alla gestione della questione da parte della Soprintendenza pisana (che di fatto viene esclusa dalla gestione dei lavori), la quale a dispetto dei soldi spesi non ha ancora individuato una via d’uscita all’ormai imbarazzante questione Sapienza.

Associazione Amici BUP

11 giugno 2016: molto allarmati per l’ennesimo sfregio, causato da una invasiva perdita d’acqua, al patrimonio librario della BUP e sconcertati dalle dichiarazioni del personale MiBACT, pubblichiamo quanto segue:
“È una piccola storia provinciale, quella della Biblioteca Universitaria. Si poteva risolverla alla buona, tra amici, liberando la Sapienza dai troppi libri e lasciando solo quelli più pregiati; il rettore avrebbe acquisito il tutto e l’avrebbe rimesso a nuovo senza doversi limitare al dipartimento di Giurisprudenza, il Sindaco avrebbe deplorato il terremoto e celebrato la nuova Sapienza (anzi le Officine Sapienza). Certo, la Sapienza sarebbe stata chiusa ai cittadini, i libri se ne sarebbero andati in depositi sconosciuti, il sistema bibliotecario di Ateneo avrebbe trattato le cinquecentine come le dispense dell’anno scorso, cioè male … Poi ci sarebbe stato il problema di cosa far fare ai bibliotecari ormai disoccupati, si sarebbero persi trenta posti di lavoro nei beni culturali, la storia di Pisa sarebbe andata in deposito anch’essa, si sarebbero spesi milioni – decine di milioni – di euro per togliere un servizio alla cittadinanza e per azzerare la storia moderna di Pisa … niente, non c’è soluzione, bisogna lasciar affogare quei libri, tanto i contributi che si potevano avere si sono spesi … così non ci si pensa più… troncare, sopire. Bruciare forse…”.
                                                                             Andrea Bocchi e Eliana Carrara
29 maggio 2016: L’assemblea dei Soci di Amici BUP, riunitasi ieri nella Sala degli Arazzi di Palazzo Reale a Pisa, dopo aver ratificato il bilancio sociale, ha provveduto a nominare le sue cariche rappresentative: alla Presidenza torna Chiara Frugoni, segretario sarà Andrea Bocchi mentre quale tesoriere è stato riconfermato Federico Oliveri.
A tutti il grazie dell’Associazione e i migliori auguri di buon lavoro!
Ricordiamo che sono ormai quattro anni che la Biblioteca Universitaria è chiusa, dopo la ben nota ordinanza del sindaco di Pisa del 29 maggio 2012.

 

29 novembre 2015: Pubblichiamo il testo di Andrea Bocchi, nuovo Presidente dell’Associazione, a commento della notizia apparsa sull’organo di stampa del Comune di Pisa:

Leggiamo con qualche apprensione che Pisa avrebbe, secondo Pisainforma (il link è qui), speso 10,7 milioni per la Sapienza:

“L’intervento costa 1,7 milioni di euro. 4,7 milioni li mette l’Università di Pisa, 3 milioni la Fondazione Pisa, altri 3 milioni arrivano dalla vendita delle azioni dell’aeroporto della Regione, 1,7 milioni dal Ministero dei Beni culturali, 1,2 milioni dal Ministero della Pubblica istruzione. In pratica Pisa ci mette 10,7 milioni, il Governo 2,9.”

Se fosse vero sarebbe un bel problema, perché da sempre il Prorettore Paci, che è un uomo d’onore, giura che i 3 milioni della Regione non hanno nessuna relazione con l’aeroporto. E sarebbe un guaio pure per il Rettore, perché il conto è stato fatto da PisaInforma sull’importo a base d’asta, non sul prezzo di aggiudicazione, che è inferiore del 26%: e quindi il Rettore Magnifico Augello dovrebbe restituire 750.000 euro alla Fondazione Pisa, altrettanti alla Regione Toscana, e più o meno 300.000 euro a ciascuno dei due ministeri interessati. Insomma secondo lo scoop di PisaInforma, il Rettore sarebbe debitore di 2 milioni verso la città di Pisa e dintorni.
Ma ancora più inquietante è vedere come sono stati spesi questi soldi: le opere che interessano il vero patrimonio condiviso della città di Pisa, e cioè la Biblioteca Universitaria, comprendono una piccola parte del tetto e gli infissi esterni, e per il resto la Biblioteca resta com’era e dov’era (e s’intende che, visti i pescecani che girano, è già un risultato): diciamo un duecentomila euro. Tutto il resto viene pagato dalla città di Pisa per rimettere a nuovo il Dipartimento di Giurisprudenza. E’ un bene che i cittadini vengano informati da PisaInforma: altrimenti non saprebbero che loro pagano, con le tasse (locali, regionali e statali) le 6 nuove aule, i 32 nuovi studi, la nuova biblioteca (non pubblica), il nuovo frontdesk, i nuovi arredi, le nuove vetrate e i nuovi ascensori che il Rettore ha ritenuto necessario costruirsi a spese loro.

23 maggio 2015: Ripubblichiamo (https://amicibup.wordpress.com/rassegna-stampa/) parte dell’ampio bando pubblicato sulla Gazzetta Ufficiale dello scorso 15 maggio 2015 (http://www.gazzettaufficiale.it/atto/contratti/caricaDettaglioAtto/originario?atto.dataPubblicazioneGazzetta=2015-05-15&atto.codiceRedazionale=T15BFL7623): https://amicibup.wordpress.com/rassegna-stampa/ (in data 23 maggio 2015).
Dal Capitolato si evince che
“L’intervento si rende necessario in conseguenza diretta dell’ordinanza del Sindaco del Comune di Pisa del 29/5/2012, successiva agli eventi sismici che hanno interessato l’area”.
E quindi a Pisa, il 29 maggio 2015 il terremoto-drone ha colpito solo l’area del Palazzo della Sapienza.
Non un metro in più sarà concesso alla Biblioteca Universitaria, destinata così a morire per l’impossibilità di incamerare ulteriori libri o riviste.
Una domanda allora: l’attuale governatore Enrico Rossi sa che i tre milioni concessi dalla Regione verranno spesi, di fatto, per restaurare e mettere a norma (nel bando vi è un’ampia sezione dedicata perfino agli arredi: scrivania con piano, sedute per scrivania con ruote e sedute per interlocutori senza ruote, armadi contenitori, attaccappani [SIC!] e cestino gettacarta) un edificio che l’Università ha ottenuto a gratis dal Demanio nel 2002 e per il quale ora spende denaro in gran parte altrui?
Inoltre, il Ministro Dario Franceschini è al corrente che il milione e settecentomila euro sborsati dal suo ministero (il MiBACT) finanzieranno, in definitiva, le rinnovate aule di Giurisprudenza del piano nobile (ivi compresi gli impianti elettrici, di climatizzazione, di sicurezza e multimediali), visto che – come ha confermato il Prorettore Paci ieri – la Biblioteca sarà toccata solo marginalmente dai pesanti interventi strutturali, che vanno ad emendare difetti antichi di progettazione (dei lavori novecenteschi) e la totale assenza di manutenzione che ha caratterizzato la recente gestione?
In fine: e che c’entra il preteso terremoto in tutto ciò?

Eliana Carrara e Andrea Bocchi per Amici BUP

22 maggio 2015: Ringraziamo tutte/tutti coloro che sono intervenute/i e che hanno fatto sì che la giornata odierna sia stata fruttuosa occasione di confronto fra istituzioni e cittadini, amministratori locali e candidate/i alle prossime elezioni regionali.
Al termine di un’appassionata – e talvolta aspra – discussione sui tempi e sulle modalità di riapertura della Biblioteca Universitaria di Pisa, che ha visto tra i partecipanti anche il Prorettore all’Edilizia dell’Università di Pisa, il Prof. Paci, si sono svolte le votazioni per il rinnovo delle cariche dell’Associazione.
Sono risultati eletti:
Presidente: Paolo Cristofolini, già Professore di Storia della Filosofia presso la Scuola Normale Superiore di Pisa;
Segretario: Anna Siekiera, Professoressa di Linguistica Italiana presso l’Università del Molise;
Tesoriere: Andrea Bocchi, Ricercatore di Linguistica Italiana presso l’Università di Udine.
Il nuovo Presidente, Paolo Cristofolini, a breve comunicherà a tutte le socie e a tutti i soci le direttive e le prossime iniziative dell’Associazione.
Ricordiamo, infine, che per diventare soci (in qualità di socio ordinario, 10 euro, o di socio corrispondente, 5 euro) o per rinnovare la propria iscrizione, è sufficiente comunicare all’indirizzo emailamicibuptesoriere@gmail.coml’avvenuto versamento della propria quota all’IBAN seguente:IT10Q0335967684510700155807Banca Prossima (Gruppo Intesa San Paolo)
CONTO: 1000/00155807
domiciliato presso la filiale 05000, p.zza Paolo Ferrari 10
20121 Milano (MI)
intestato a: AMICI della BUPcausale: quota associativa
21 marzo 2015: “Dipendenti nell’Università e assessori in Comune”
Diciamo subito che non è una questione di legalità o di legittimità: è una questione di opportunità, cioè una questione politica. Ora provate a fare un giochino: andate sulla pagina del comune e annotate i nomi degli assessori. Poi andate su quella dell’università (unipi.it) e scrivete nella casella in alto a destra (quella del cercapersone) gli stessi nomi. Scoprirete che lavora per UniPi l’assessore alle politiche scolastiche Marilù Chiofalo, professore associato. Ma anche Ylenia Zambito, ricercatore. Ci si trova anche l’assessore allo sport, Salvatore Sanzo, che è professore esterno dell’Università. Il nuovo assessore alla cultura e al commercio, Giuseppe Forte, è responsabile di un servizio interuniversitario su orientamento e rapporti tra università e imprese (l’altro, Andrea Ferrante, è nel settore commerciale di Acque S.p.a., il cui presidente è Giuseppe Sardu). C’era in unipi.it, ma è in aspettativa, Andrea Serfogli, assessore al bilancio. Non si trova lì, ma nella pagina del S. Anna (sssup.it) il vicesindaco Paolo Ghezzi. Insomma, con le dimissioni di Danti e l’insediamento del nuovo assessore Forte, l’Università ha conquistato la maggioranza (5 su 9) della giunta Filippeschi, e se qualcuno si sente male può contare anche sul soccorso della componente Sant’Anna.
Omnia munda mundis, direbbe fra Cristoforo. Ma se cinque assessori su nove fossero impiegati, che so, presso la ditta che gestisce l’aeroporto, o fossero tutti titolari di concessioni balneari, o dirigenti dell’ASL, magari si porrebbero il problema di non avere parte alcuna in decisioni del Comune che riguardino il loro personale e rispettabilissimo business. Invece nessuno si pone il problema, e tutti insieme prendono decisioni che riguardano l’Università: per esempio sulla gestione del patrimonio edilizio dell’Ateneo, sui lavori e sulle concessioni, sulle perizie e consulenze, sulla gestione del Museo della Grafica che fa parte del Sistema Museale dell’Università ma è finanziato dal Comune, sulla questione della Sapienza in cui il Comune non ha fatto nulla per difendere un servizio ai cittadini. Ma è difficile non pestare i piedi all’Ateneo anche in questioni apparentemente distanti: per esempio, la zona interdetta alle nuove licenze kebab non riguarda il centro storico (come a Lucca, ad esempio) ma solo Mezzogiorno, ben lontano dall’Università. Non si richiedono qui abiure o dimissioni: anzi un curricolo universitario o una competenza amministrativa sono in astratto un ottimo viatico per la gestione di un assessorato. Ma basta sfogliare la Carta di Pisa per vedere quanto sia inopportuna “la sussistenza di preesistenti rapporti di affari o di lavoro con persone od organizzazioni specificamente interessate all’oggetto delle decisioni cui l’amministratore partecipa, anche nei casi in cui detti rapporti non configurano situazioni che danno luogo a incompatibilità previste dalla legge o da altre norme”.
                                                  Andrea Bocchi per Amici BUP
(l’intervento è leggibile fra le  lettere  pubblicate sul “Tirreno” di oggi, 21 marzo 2015: http://comune.pisa.waypress.eu/RassegnaStampa/LeggiArticolo.aspx?codice=SIN6030.TIF&subcod=20150321&numPag=1&tipo=GIF)

 

5 febbraio 2015: Diciamo «grazie !» alla direzione di Enel Green Power di Pisa, alla quale noi, Amici BUP, ci siamo rivolti per chiedere l’installazione della WI-FI in Sapienza, nei locali della Biblioteca Universitaria-Mibact. Non è stato possibile, perché la BUP non è accessibile, in virtù dell’ordinanza sindacale del 29.05.2012 (sic!) ancora attiva, sebbene la perizia abbia dimostrato che non ci sono i pericoli di nessun genere per chi frequenterebbe la biblioteca. E la Soprintendenza non ha voluto fare richieste in tal senso al proprietario dell’edificio, rifiutando di fatto la sponsorizzazione. In questi tempi di vacche magre, ciò è veramente inspiegabile. Intanto a San Matteo non si possono consultare i volumi della BUP, ma si può utilizzare la rete. Anna Siekiera per Amici BUP

 

Diffondiamo il comunicato apparso oggi sulla pagina facebook ufficiale della Biblioteca Universitaria di Pisa – Mibact:

AVVISO AGLI UTENTI
SI COMUNICA CHE NELLA SEDE DISTACCATA DI SAN MATTEO è ATTIVA LA WI-FI SU CONNESSIONE IN FIBRA OTTICA 30M/1M.
si ringrazia Enel Green Power
che ha sponsorizzato l’installazione WI-FI
Gli utenti che vorranno usufruire del servizio dovranno fare richiesta presso l’Ufficio Orientamento effettuando una registrazione con documento valido.
Sarà rilasciata una password e un nome utente.
La connessione in fibra ottica è fornita dalla Biblioteca Universitaria di Pisa MIBACT.

3 dicembre 2014: Mentre siamo in attesa, dopo gli ultimi stentorei annunci, che i piani rettorali sulla Sapienza si concretizzino in qualcosa di un pochino meno labile delle idee iperuranie di ascendenza platonica, pare opportuno riportare le parole che Lorenzo Carletti e Cristiano Giometti (De-tutela. Idee a confronto per la salvaguardia del patrimonio culturale e paesaggistico, Pisa 2014, p. 9) hanno dedicato alla vicenda della Biblioteca Universitaria di Pisa – Mibact, a perenne monito per la salvaguardia di un patrimonio bibliografico che trova pochi paragoni in Italia: “[…] il palazzo della Sapienza, di proprietà della locale Università [si ricordi, ottenuto a gratis dal Demanio nel 2002], è stato chiuso su ordinanza del sindaco il 29 maggio 2012 a seguito del terremoto dell’Emilia e da allora sono state avanzate le soluzioni più fantasiose per dislocare una parte di volumi e riviste. Dopo infinite riunioni e l’istituzione di una Commissione ad hoc, si è arrivati a ricavare un temporaneo alloggio nei locali dell’ex Dipartimento di Storia delle Arti, già destinati all’ampliamento degli spazi del Museo nazionale di San Matteo. Sembra quasi che i libri diano meno fastidio prigionieri del palazzo della Sapienza, anche agli occhi della comunità scientifica [specie pisana] che nella quasi totalità ha assistito silente all’involuzione dei fatti”. Eliana Carrara

1 dicembre 2014: Oggi 1 dicembre apre la sede della Biblioteca Universitaria di Pisa presso i locali dell’ex Dipartimento di Storia delle Arti (San Matteo). È, a due anni e mezzo dalla chiusura della Sapienza per i paventati danni del terremoto, il primo atto concreto verso la soluzione del problema. Si sono conclusi dunque i lavori di riattamento finanziati ed eseguiti con discrezione ed efficacia dal Ministero Beni Culturali e per esso dalla Soprintendenza pisana. Una volta pronta la nuova sede, destinata ad ospitare un terzo circa delle collezioni della Biblioteca, ai responsabili della Biblioteca e della Soprintendenza si poneva infatti la questione (cui hanno pragmaticamente risposto) perché tener chiusa una sede adeguata, se non alla fruizione efficace del patrimonio della BUP, almeno a costituire un punto di consultazione?

Di fatto l’efficacia della nuova sede si misura sulla risposta che essa offre alle due esigenze capitali della BUP: la possibilità per il cittadino di accedere ai libri, la cui maggior e miglior parte resta, secondo concordi e univoche prese di posizione, in Sapienza, e la possibilità della BUP di aggiornare e qualificare servizi e dotazione libraria. Da questo punto di vista, la sede di San Matteo non sarà, oggettivamente, una risposta adeguata, finché i libri continueranno ad esser inaccessibili nel chiuso della Sapienza, dove, dopo due anni e mezzo, non s’è mosso un solo mattone. Se infatti a San Matteo saranno consultabili solo le riviste che vi sono oggi custodite, l’utilità del nuovo polo sarà assai relativa; se invece i bibliotecari potranno accedere continuativamente ai locali della Biblioteca in Sapienza, resi ormai sicuri dagli interventi effettuati, ci si dovrà chiedere perché tener chiusa e soffocata una sede non solo adeguata, ma storicamente e funzionalmente insostituibile (anche per la fortuna delle attività economiche di Piazza Dante).

Su questo punto capitale, purtroppo, non sappiamo nulla. Il piano di intervento, condotto dall’Università (proprietaria del palazzo) su fondi propri, del Ministero dell’Università, della Regione e della Fondazione Pisa, non è stato e probabilmente mai sarà pubblicamente discusso, ma deciso (malgrado sia finanziato da ingenti fondi pubblici e modifichi un edificio di evidente importanza pubblica) solo negli uffici dell’Ateneo; da parte sua, il Rettore non ha ritenuto opportuno né doveroso dire alcunché, se non che non un metro di più sarà concesso alla Biblioteca Universitaria. Anche sui tempi della sua attuazione abbiamo solo previsioni che appaiono assai fumose (specie se confrontate col fattivo impegno del Ministero Beni Culturali). Il Rettore sembra aver privilegiato la fase di raccolta delle risorse su quella della progettazione degli interventi, che dura ormai da un anno. Speriamo che queste ingentissime risorse, destinate a tutto il palazzo, non vadano a sostenere e qualificare i soli uffici dell’Ateneo ma anche la funzionalità della Biblioteca che non è solo Universitaria, ma patrimonio di tutti i pisani e della cultura italiana. Un buon segno sarebbe la riapertura della Biblioteca, ormai strutturalmente al sicuro e di fatto bisognosa solo di un accesso sicuro e pratico, che naturalmente tocca all’Ateneo approntare con l’efficienza di cui ha dato prova il Ministero dei Beni Culturali e del Turismo.

Chiara Frugoni, Andrea Bocchi, Eliana Carrara, Carlo Alberto Girotto, Anna Siekiera

 

17 novembre 2014: Altri milioni per la Sapienza! Sono tre, come il gioco delle tre carte…
Sono passati due anni e mezzo dalla chiusura della Sapienza. Un anno e mezzo sono stati necessari per una perizia. Un anno per avere l’annuncio di un progetto. Che cosa abbiamo imparato in questo tempo?
Primo: che quando il Rettore parla della Sapienza pensa solo alla “sua” Sapienza, che ospita la “sua” Aula Magna e ha problemi strutturali antichi (più antichi del terremoto, dato che il Rettore ne parlava prima del maggio 2012).  Del resto, cioè della Biblioteca Universitaria che non ha danni strutturali, non gli interessa nulla, visto che potrebbe farla riaprire la settimana prossima eppure….. non se ne parla.
Secondo: che questi ritardi non sono dovuti a negligenza, faciloneria, ignoranza, come le contraddittorie dichiarazioni, che leggiamo sui giornali di ieri e dell’altro ieri, potrebbero far pensare. È di ieri la notizia che arrivano fondi ingenti dalla Regione, almeno 3 milioni di euro, e dunque che si presenterà (non “si proporrà”) presto un progetto. Per incredibile che sia, succede questo: prendiamo l’occasione del terremoto per chiudere un servizio pubblico, lo teniamo sbarrato senza manutenzione e senza che il Sindaco dica una parola, finché arrivano soldi pubblici per intervento politico (e non a supporto di un progetto presentato, discusso e condiviso); dopodiché si è liberi di intervenire senza alcun controllo.
Vogliamo scommettere? la Biblioteca, che non ha i danni dell’Aula Magna, riaprirà solo quando riaprirà l’Aula Magna. Se aprirà prima, faremo le doverose scuse; altrimenti si capirà, al di là delle chiacchiere, quale sia l’interesse del Rettore (e del Sindaco) per i libri e per chi li studia.

Chiara Frugoni

Andrea Bocchi

Eliana Carrara

Carlo Alberto Girotto

Anna Siekiera

08/11/2014: Anche Dacia Maraini aderisce all’appello della nostra Associazione: «Pisani difendete la vostra Biblioteca»
https://www.youtube.com/watch?v=XOiK1xSx5J0

05/11/2014: Lettera aperta al Sindaco di Pisa sulla questione della Biblioteca Universitaria-MIBACT di Pisa.
Ogni ulteriore adesione al seguente indirizzo e-mail:
amicibup@gmail.com

_______________________________

Caro Sindaco,

saranno tra poco due anni e mezzo che la biblioteca della Sapienza è chiusa. Sappiamo fin troppo bene che l’immobile, ceduto a titolo gratuito dal Demanio all’Università e chiuso per ordinanza sindacale il 29 maggio 2012, non dipende in alcun modo dall’ Amministrazione Comunale; tuttavia è incontestabile che rivesta interesse pubblico il fatto che uno dei luoghi più significativi di Pisa per posizione, storia, importanza, sia l’unico edificio in Toscana a restare chiuso per il terremoto dell’Emilia.
Proprio in virtù di tale interesse diffuso, che tocca le sfere del diritto allo studio, della pianificazione culturale, dello sviluppo turistico, delle attività commerciali, l’Ateneo come proprietario del palazzo ha chiesto e ricevuto ingenti finanziamenti dal Ministero dell’Università e anche da una fondazione bancaria, mentre la Giunta ha ritenuto di affrontare il problema in diverse sedute del Consiglio comunale. Nel frattempo il costo del personale della Biblioteca resta di circa un milione l’anno, senza alcun servizio per il cittadino. Da parte sua la Soprintendenza ha riattato, con fondi del Ministero Beni Culturali, un intero edificio presso il Museo di San Matteo al fine di ottemperare ai suggerimenti della perizia sul palazzo della Sapienza, la quale richiedeva lo spostamento (in via prudenziale) di circa il 30% dei libri: con ciò si sono adempiute tutte le condizioni sostanziali per la riapertura. È di questi giorni l’impegno dell’ENEL, per interessamento della nostra Associazione, a fornire gratuitamente la rete wi-fi nelle due sedi della biblioteca: quando riaprirà, s’intende.
Quando riaprirà? A fronte di queste risorse, le risposte appaiono insoddisfacenti. Non si sa quando aprirà la seconda sede, pronta da mesi, né che tipo di servizi offrirà. Il palazzo della Sapienza è sbarrato a chiunque, impiegati compresi, esattamente come due anni fa, e non si è visto un cartello di inizio lavori. Dalle contraddittorie affermazioni del Rettore, mai accompagnate da una qualsivoglia programmazione, si è appreso solo che si potrebbe riaprire nel 2016 o nel 2017, e che comunque la biblioteca non avrà un metro quadro in più per i suoi servizi. Lo spazio lasciato libero dalla didattica dovrebbe essere destinato a non meglio specificati uffici amministrativi dell’Ateneo. In ogni caso il Rettore, pur a fronte degli ingenti finanziamenti e del conclamato interesse pubblico, non ritiene di dover impegnare se stesso (o meglio il suo successore) con un programma qualsiasi.
In questa vicenda la Giunta ha deciso di non intervenire né con risorse proprie, né – come a noi sembra doveroso – sollecitando gli enti interessati a dichiarare tempi e fini di lavori tanto costosi. I Ministeri, lo abbiamo visto, si sono mossi: il problema è a Pisa e solo a Pisa. Riteniamo urgente che il Sindaco e la Giunta, di cui da anni non si ricorda una pubblica dichiarazione in merito, si impegnino per tutelare gli interessi diffusi, sia intervenendo presso le istituzioni coinvolte per ottenerne almeno una dichiarazione di intenti, sia convocando una pubblica discussione sul tema della Sapienza.

Grazie per l’attenzione,

Chiara Frugoni
Andrea Bocchi
Eliana Carrara
Carlo Alberto Girotto
Adriano Prosperi
Anna Siekiera

 

Hanno già comunicato la propria adesione: Ilaria Agostini, Annalisa Andreoni, Cecilia Asso, Assolettori BNCF, Laura Baldini, Lucia Baroni, Lucia Bertolini, Stefano Bolelli Gallevi, Marcello Buiatti, Lorenzo Carletti, Anna Cenni, Paolo Cristofolini, Michele Dantini, Eva Del Soldato, Anna Maria Di Pascale, Francesco Paolo Di Teodoro, Luca D’Onghia, Lucia Faedo, Livia Fasola, Ilaria Ferrara, Giovanni Focardi, Carla Forti, Cristiano Giometti, Chiara Giunti,  Cristiano Lorenzi, Adrian Lyttelton, Norberto Malcontenti, Monia Manescalchi, Paolo Marini, Giorgio Masi, Claudio Meloni, Giuseppe Nava, Federico Oliveri, Maurizio Persico, Marco Piccolino, Natalia Piombino, Donato Pirovano, Francesca Pisano, Valentina Prosperi, Elisabetta Ria, David Rini, Elena M. Ricci, Massimiliano Rossi, Mirella Scardozzi, Alba Serra, Paolo Squillacioti, Elena Vaiani e Stefano Villani.

A tutte/i loro il nostro grazie!

 

20/08/2014:La Sapienza, gli spazi e la Biblioteca Universitaria MIBACT

Salutiamo con interesse le parole di cauto buon senso espresse ieri sulle pagine del “Tirreno”  da uno dei membri del Consiglio di Amministrazione dell’Università di Pisa, come replica ai timori manifestati da Chiara Frugoni sul futuro della Biblioteca Universitaria di Pisa,  costretta ad una drastica contrazione degli spazi per le nuove norme di sicurezza entrate in vigore in anni recenti, e limitata fortemente in ogni sua possibile crescita ed espansione.

Apprezziamo in particolare il nuovo atteggiamento, che speriamo condiviso negli organi d’Ateneo, rispetto alle posizioni del passato, che, addirittura prima della chiusura del Palazzo, diagnosticavano con sicurezza che le “gravi criticità strutturali del Palazzo, [erano] legate soprattutto all'”eccessivo carico costituito dai libri della Biblioteca Statale”. E dopo la chiusura del Palazzo il Senato dichiarava “non realistica l’ipotesi che la Biblioteca Statale [ossia la BUP], almeno nelle sue dimensioni attuali, possa “essere nuovamente ospitata nei locali già occupati”, rivelatisi inidonei come dimostrato dalle relazioni tecniche e perizie sino ad ora prodotte” e addirittura diceva “evidente che fino a quando non sarà completato il trasferimento dei volumi di tale Biblioteca, non sarà possibile procedere con gli ulteriori e necessari accertamenti sullo stato dell’edificio” (18 giugno 2012).

La perizia coordinata dalla stessa Università ha fatto giustizia di prese di posizione frettolose o poco informate. Sapientis est mutare consilium, anche implicitamente. Ma continuiamo a non capire perché non si possa riaprire al pubblico la Biblioteca, ormai libera da rischi strutturali, e non si voglia discutere il tema ineludibile della sua fisiologica espansione.

Riportiamo qui di seguito per intero i testi citati.

Andrea Bocchi e Eliana Carrara

 

25 maggio 2012

Nota dell’Ateneo sul Palazzo della Sapienza

Nessun rischio immediato per il Palazzo della Sapienza di Pisa e per le tante persone che ogni giorno la frequentano, ma una situazione che sicuramente verrà tenuta sotto stretto controllo, in attesa delle decisioni degli organi competenti.

A seguito dello sciame sismico che ha interessato il centro-nord dell’Italia negli ultimi giorni, con epicentro in Emilia, provocando un aggravamento dei problemi esistenti sulla struttura, l’Università di Pisa ha richiesto una verifica sulla sicurezza dell’edificio da parte dei Vigili del Fuoco del Comando di Pisa. Gli esiti del sopralluogo, che si è svolto immediatamente dopo la richiesta la mattina di giovedì 24 maggio, saranno comunicati ufficialmente nei prossimi giorni, anche se vi è già la conferma di una situazione certamente critica, ma non di allarme immediato.

Da tempo lo storico Palazzo della Sapienza presenta degli evidenti fenomeni di dissesto, tanto che erano già in corso da diversi mesi alcuni rilevanti interventi di consolidamento e manutenzione, concentrati in particolare sul loggiato intermedio e nella parte dell’edificio sottostante i locali occupati ai piani superiori dalla Biblioteca Universitaria.

La Biblioteca, ricca di un patrimonio bibliografico di circa 600.000 volumi fra cui preziosi manoscritti e cinquecentine, nonostante il nome, non dipende dall’Università ma dal ministero per i Beni e le Attività Culturali e sin dal 1823 ha sede nel Palazzo della Sapienza, che dal 1959 è in uso perpetuo e dal 2002 interamente di proprietà dell’Ateneo. Le problematiche di sicurezza dell’edificio risultano al momento principalmente legate all’eccessivo carico costituito dai libri della biblioteca ospitati ai due piani superiori, che nel tempo o in caso di sisma potrebbe compromettere la stabilità dell’intera struttura.

Quando l’iter di verifica – avviato dalla richiesta da parte dell’Università – arriverà nei prossimi giorni alla sua conclusione formale da parte del Comune di Pisa con l’emissione di un verbale di notifica, saranno anche evidenziate le azioni necessarie alla messa in sicurezza dell’edificio e dei suoi occupanti, decisioni che l’Ateneo metterà in atto – anche se dovessero essere impegnative e dolorose – per salvaguardare un patrimonio storico non solo dell’Ateneo stesso ma di tutta la città di Pisa.

 

18 giugno 2012

Palazzo della Sapienza: ecco tutte le novità, e le denunce (inascoltate) dell’ateneo

Una nota inviata agli studenti via mail spiega la situazione e il futuro del Palazzo della Sapienza

Ne avevamo parlato, il 29 maggio, della chiusura del palazzo della Sapienza a Pisa. L’università, a causa delle scosse (di magnitudo 5.8 della scala Mercalli) che hanno colpito il territorio, aveva dovuto chiudere la struttura.

Venerdì, anche grazie al nostro amico Federico che ci tiene sempre aggiornati sugli avvenimenti dell’ateneo, ecco arrivare agli studenti una mail  con la Nota dell’Università e la delibera del Senato Accademico relative alla chiusura del Palazzo della Sapienza. Nota dell’Università di Pisa e mozione del Senato accademico sulla chiusura del Palazzo della Sapienza

La stampa locale continua a riportare notizie e opinioni di varia provenienza che non sembrano tener conto di quanto realmente accaduto nelle ultime settimane al Palazzo della Sapienza; notizie e opinioni che, allo stesso tempo, sembrano confondere poteri e responsabilita’ di ognuna delle istituzioni coinvolte. Per questo, vogliamo tornare ancora una volta, sperando sia l’ultima, a spiegare come sia nata e si sia sviluppata questa vicenda, fissando alcuni dati oggettivi che devono fare da punto di riferimento per comprendere la questione e per sviluppare con serieta’ una riflessione profonda e costruttiva:

1) Il Palazzo della Sapienza è stato sgomberato a seguito di una specifica ordinanza del sindaco di Pisa, con la quale si intimava “di procedere immediatamente a mantenere inutilizzato per le attuali destinazioni l’intero edificio”. Tale ordinanza e’ giunta al termine dell’iter di verifica richiesto dall’Università dopo le recenti scosse di terremoto e del relativo sopralluogo svolto dai Vigili del Fuoco del Comando di Pisa. In pericolo non vi era solo l’edificio della Sapienza, con il prezioso patrimonio librario e culturale che custodisce, ma l’incolumità delle migliaia di studenti, docenti e ricercatori, amministrativi e tecnici, turisti e cittadini pisani che ogni giorno frequentavano quella sede.

2) Tutti gli accertamenti effettuati hanno confermato le preesistenti gravi criticità strutturali del Palazzo, legate soprattutto all’eccessivo carico costituito dai libri della Biblioteca Statale del Ministero per i Beni e le Attività Culturali (che ammontano a circa 600.000 volumi), criticita’ aggravate a seguito dell’ultimo sciame sismico. L’Ateneo di Pisa, negli ultimi decenni, ha denunciato ripetutamente questa condizione di degrado dell’immobile, segnalando la non sostenibilità di un’azione di affastellamento di libri nei piani e nelle soffitte di un palazzo storico, che certamente non è nato per questi scopi. Ancora negli ultimi mesi prima della chiusura, il rettore Massimo Augello è tornato sulla questione, denunciando la gravita’ della situazione direttamente al ministro Lorenzo Ornaghi, che ha personalmente incontrato a Roma.

3) L’Università di Pisa ha fatto tutto quanto era nelle sue possibilità per ridurre al minimo i disagi a carico degli studenti, dei docenti, del personale tecnico-amministrativo e di tutti coloro che quotidianamente “vivono” la sede della Sapienza; per gestire la prima emergenza legata alla didattica e alle altre attivita’ della Facoltà di Giurisprudenza e per riprogrammare gli spostamenti del personale e delle stesse attivita’ future; per provvedere alla salvaguardia dei beni artistici presenti nel Palazzo; per svuotare le strutture e le biblioteche dell’Ateneo presenti nell’edificio. In tal senso, ha operato in tempi rapidi e con elevata professionalità, attivando immediatamente una “Unita’ di crisi”, come riconosciuto da tutti i soggetti interessati e dagli stessi studenti.

4) Niente era stato fatto in passato per quanto di competenza della Biblioteca Statale appartenente, lo ribadiamo, al Ministero per i Beni e le Attività Culturali, nonostante le molteplici segnalazioni sulle criticità dell’edificio. È evidente che fino a quando non sarà completato il trasferimento dei volumi di tale Biblioteca, non sarà possibile procedere con gli ulteriori e necessari accertamenti sullo stato dell’edificio e, di conseguenza, non sarà programmabile un piano di intervento, dettagliato nelle modalità e nelle tempistiche di svolgimento.

5) L’Università di Pisa, in attesa delle decisioni degli altri enti cui competono le iniziative al riguardo e di concreti segnali da parte delle istituzioni locali, ha convocato con procedura d’urgenza una “Conferenza dei servizi“, con l’intento di affrontare, tra gli altri, il problema della sede temporanea – o di una eventuale nuova sede, da cercare nel centro storico della città – dove collocare la Biblioteca Statale, che rappresenta un patrimonio fondamentale per tutta la citta’. In sede di Conferenza dei servizi, l’Ateneo è stata l’unica istituzione, assieme al Demanio, ad aver avanzato ipotesi concrete, anche mettendo in gioco il proprio patrimonio immobiliare, dimostrando così un alto senso di responsabilita’ e la piena consapevolezza dell’esigenza di dare risposte veloci e adeguate alla dolorosissima chiusura del Palazzo della Sapienza. E altrettanto farà l’Ateneo nella prossima Conferenza dei Servizi, che sarà convocata a breve, nella speranza che anche le al tre istituzioni e organismi coinvolti, mettendo da parte i proclami e le dichiarazioni di principio, avanzino ipotesi concrete e realmente praticabili per la soluzione dei problemi legati al trasferimento della Biblioteca Statale, da sottoporre al competente Ministero per i Beni e le Attivita’ Culturali. Sarà cura del rettore portare gli esiti della Conferenza dei Servizi a conoscenza dell’opinione pubblica e degli organi di stampa. A integrazione di quanto scritto, si riporta di seguito la delibera relativa alla chiusura del Palazzo della Sapienza, approvata dal Senato Accademico dell’Ateneo nella riunione di mercoledì 13 giugno. “Il Senato accademico, udita la dettagliata relazione del rettore sulla difficilissima situazione venutasi a determinare a seguito dell’ordinanza di chiusura della Sapienza emanata dal sindaco di Pisa per ragioni di sicurezza, prende atto con soddisfazione della tempestivita’ e dell’incisività delle misure adottate dall’Ateneo per far fronte ai problemi di piu’ urgente emergenza che rischiavano di paralizzare l’attività della facoltà di Giurisprudenza; mentre non può non rilevare che una prova di analoga tempestività e incisività non sembra essere venuta dalle altre istituzioni pubbliche direttamente o indirettamente coinvolte nella vicenda. In particolare, le operazioni indispensabili per il trasferimento in altre sedi del materiale custodito nella Biblioteca Statale, di pertinenza del MIBAC (che costituisce il presupposto di qualunque intervento di messa in sicurezza dell’edificio) a tutto oggi non risultano nemmeno iniziate. Le necessarie sedi alternative, anche a carattere provvisorio, non risultano individuate dalle varie istituzioni che erano rappresentate nella Conferenza dei servizi svoltasi per iniziativa dell’Ateneo lo scorso 4 giugno. Il Senato ritiene non realistica l’ipotesi che la Biblioteca Statale, almeno nelle sue dimensioni attuali, possa essere nuovamente ospitata nei locali già occupati, rivelatisi inidonei come dimostrato dalle relazioni tecniche e perizie sino ad ora prodotte. Ritiene inoltre non percorribile una strada che porti ad individuare nella Sapienza ulteriori nuovi spazi, sottraendoli alla facoltà di Giurisprudenza che dovrà invece al più presto poter tornare nella sua storica sede. Fino a quando questo non sarà possibile, occorrerà fare in modo che le attività istituzionali di didattica e ricerca della facolta’ e dei dipartimenti coinvolti si possano svolgere in sedi il più possibile unitarie, evitando i rischi di una diaspora che ne comprometterebbe la funzionalità prima ancora che l’identità. Il Senato infine, nel prendere atto dell’iniziativa del Rettore finalizzata ad indire a breve una nuova conferenza dei servizi, è dell’avviso che gli Enti coinvolti debbano sottoporre al tavolo di confronto soluzioni operative tali da consentire, nel più breve tempo possibile, alla Biblioteca Statale di procedere al trasferimento di tutto il materiale e all’Università di attuare gli interventi finalizzati a mettere in sicurezza l’edificio e riaprirlo dopo le necessarie opere di consolidamento”.

29/07/2014: “Il Ministero dei beni culturali ha approvato una serie di interventi di tutela al nostro patrimonio di oltre 6 milioni di euro. Nel piano rientrano, tra gli altri, anche i finanziamenti alla Biblioteca universitaria di Pisa (1 milione e 620 mila euro), alle Mura di Lucca (800 mila euro), al Castello dell’Imperatore di Prato (400 mila euro). Tale piano passerà ora al vaglio delle commissioni parlamentari e degli organi di controllo”. Lo rende noto il senatore Andrea Marcucci (Pd), presidente della commissione Cultura a Palazzo Madama.

 

 

24/07/2014: Riceviamo volentieri e pubblichiamo:

SOCIETA’ ITALIANA DELLE STORICHE

LETTERA AL MINISTRO FRANCESCHINI SULLA RIFORMA MIBACT

Signor Ministro,
La Società Italiana delle Storiche guarda con preoccupazione alle conseguenze negative che alcune delle modifiche nell’assetto di archivi e biblioteche italiane proposte dal DPCM di Riforma del Ministero dei beni e delle attività culturali e del turismo possono avere sugli studi storici.
Lo smantellamento del sistema di tutela degli archivi sul territorio, mediante l’attribuzione agli Archivi di Stato delle competenze delle Soprintendenze archivistiche, la cancellazione dell’Istituto centrale per gli archivi, il ventilato assorbimento di alcune biblioteche specialistiche sotto le Nazionali centrali di Roma e Firenze – con conseguente perdita di autonomia scientifica e gestionale – rappresentano un indebolimento delle strutture, non una razionalizzazione, se si considera il destino subito da alcuni prestigiosi luoghi di ricerca – come la Biblioteca Universitaria di Pisa – dopo il “declassamento” a istituto non dirigenziale. Né dalla riforma giungono segnali che indichino finalmente un impegno concreto del Mibact per la conservazione delle fonti per gli storici di domani, in primo luogo quelle prodotte in formato digitale.
D’altro canto non si registra alcun segnale positivo per quanto riguarda il finanziamento degli istituti archivistici e bibliotecari e il reclutamento di nuovo personale, più che mai urgente vista l’età prossima al pensionamento della maggioranza dei tecnici. È sotto gli occhi di tutti gli studiosi quale scadimento nella qualità dei servizi e nelle condizioni di ricerca abbiano prodotto i tagli selvaggi subiti in questi anni dall’amministrazione dei beni culturali e avremmo auspicato dal Lei, Signor Ministro Franceschini, almeno l’inizio di un’inversione di rotta.
Isabelle Chabot
Presidente della Società Italiana delle Storiche

17/07/2014: La vicenda, triste e annosa, della Biblioteca Universitaria di Pisa trova posto anche nel ”Libro bianco sui beni culturali pisani” a cura del Gruppo Cultura di Una città in comune, presentato oggi durante l’incontro-dibattito ove sono intervenuti Adriano Prosperi e Tomaso Montanari, e scaricabile al seguente link: http://unacittaincomune.it/wp-content/uploads/2014/07/Libro-bianco-sui-beni-culturali-pisani.pdf

 

24/06/2014: Riceviamo e volentieri pubblichiamo:”Ho appreso solo in data 22 giugno 2014 che nel testo a firma di Eliana Carrara pubblicato sul sito in data 30 marzo 2014 vengo criticato per non aver comunicato, in qualità di direttore della BUP, le esigenze di spazio della Biblioteca in occasione della cessione da parte del Demanio all’Università di Pisa dell’edificio della Sapienza. In realtà tale cessione è avvenuta in data 2 dicembre 2002 quando il sottoscritto aveva lasciato la direzione dell’Istituto in data 22 agosto 2002.
Prendo atto che il testo in parola è stato corretto in data 23 giugno 2014 con il nome del successivo direttore”.

Dott. Marco Paoli, Direttore della Biblioteca Statale di Lucca

 

29/05/2014: Pubblichiamo, grati per la sua disponibilità, il testo letto questa mattina in Piazza Dante dal Professor Michele Feo.

20/05/2014: Ringraziamo il Professor Michele Feo per il suo denso contributo sulla vicenda della chiusura della Biblioteca Universitaria (“Libri imprigionati e deportati. Cosa accade alla Biblioteca Universitaria di Pisa”, in corso di stampa sulla rivista “Il Ponte”, Anno LXX n. 6, Giugno 2014): https://amicibup.files.wordpress.com/2014/05/estratto-bv.pdf

 

 

30/03/2014: Riteniamo opportuno pubblicare il testo letto da Eliana Carrara (Pisa, la Biblioteca Universitaria e la mala gestione di un bene pubblico) in occasione dell’incontro “Verso una tutela volontaria? Patrimonio, istituzioni, associazioni e saperi dopo l’accordo pisano del 3 febbraio 2014” [https://amicibup.wordpress.com/?attachment_id=3006] tenutosi a Pisa il 21 marzo  scorso e organizzato dall’Associazione Artiglio assieme al Corso di Laurea magistrale in Storia delle Arti Visive, dello Spettacolo e dei Nuovi Media dell’Università di Pisa, Anna Siekiera

Avrei voluto essere qui oggi a raccontarvi del percorso intrapreso per arrivare alla riapertura della Biblioteca Universitaria dopo la pubblicazione della perizia, a quasi un anno e mezzo dal suo inizio, che ha stabilito che il palazzo non è affatto pericolante [http://www.unipi.it/presentazione/verifica_sapienza.pdf], e dopo la seconda ordinanza, del 4 marzo scorso [https://amicibup.files.wordpress.com/2014/03/ordinanza-03-04-2014.pdf], che ha imposto a ciascuno degli attori sulla scena, il rettore e la direttrice della Biblioteca, una data precisa entro cui realizzare i lavori da eseguire nelle loro reciproche zone di competenza.

Ed invece mi trovo qui all’indomani di un ulteriore freno alla soluzione della vicenda, iniziata ormai quasi due anni fa quando, con la scusa del terremoto dell’Emilia – ebbene sì, ora con Adriano Prosperi possiamo dirlo ad alta voce [http://comune.pisa.waypress.eu/RassegnaStampa/LeggiArticolo.aspx?codice=SI81215.TIF&subcod=20140310&numPag=1&tipo=GIF] – veniva chiuso d’imperio il palazzo dopo una rapida visita dei vigili del fuoco chiamati in tutta fretta dal proprietario dell’immobile, l’attuale Rettore dell’università di Pisa. Infatti, ed è notizia di un paio di giorni fa, è stato sospeso anche il servizio di consultazione presso il Nettuno [https://amicibup.files.wordpress.com/2014/03/chiusura-bup-sapienza.jpg] dei volumi conservati in Sapienza, di fatto tenuti in ostaggio da 22 mesi. In seguito alla revoca del servizio di portierato, comunicata dagli uffici del rettorato alla Direttrice della Biblioteca una settimana fa, e la chiusura del portone su via della Sapienza, è venuta meno la possibile via di fuga per i dipendenti della BUP, via di fuga richiesta dalle vigenti norme di sicurezza, all’interno di un quadro normativo che – dopo la mal scritta ordinanza sindacale del 29 maggio 2012 [https://amicibup.files.wordpress.com/2012/06/ordinanzasapienza.pdf] – è dovuto ripartire da zero: e ciò ha fatto sì che un palazzo storico sia ora considerato un immobile di recente costruzione.

I dipendenti accedono alla Biblioteca dal portone su piazza Dante, che conduce direttamente all’ala occupata dalla Bup; mi potreste obbiettare che esiste, però, un terzo portone, anzi la coppia di portoni su via Curtatone e Montanara, in effetti l’ingresso principale del palazzo, chiuso e sbarrato – come avrete notato – ininterrottamente dal 29 maggio 2012 [http://www.progettosnaps.net/ilpopolopisano/Palazzo%20della%20Sapienza%2003%20%28Via%20Curtatone%20e%20Montanara%29.html]. Perché non si può aprire quel portone, e di fatto tutta l’area della facciata (che non pertiene alla Biblioteca)? La fragilità strutturale di quell’area è la vera ragione per cui si è chiuso al pubblico tutto l’edificio, compresa la Biblioteca, esente, come ha mostrato la perizia, da lesioni recenti o remote. Ed è ragione nota, anzi annunciata ben prima che l’edificio fosse colpito, unico in tutta Pisa, dal terremoto dell’Emilia; che quindi da causa scatenante va derubricata a occasione per sgombrare il palazzo e riattare – beninteso in emergenza – la facciata e l’Aula Magna, magari con fondi straordinari.

Infatti nel 1911, cinquantenario dell’Unità nazionale, si pensò di dotare il palazzo di una fastosa facciata nel trionfante gusto romano umbertino e post-umbertino, [https://amicibup.files.wordpress.com/2014/03/pilotti.jpg] opera dell’architetto marchigiano Vincenzo Pilotti.

Il progetto architettonico suscitò la pesante reazione dell’allora promotore dell’ «Associazione per l’arte in Pisa», Augusto Bellini Pietri che in un articolo apparso sul I fascicolo del I numero della rivista Notizie d’Arte, del 1909, stigmatizzava pesantemente il manufatto mentre era ancora in corso: [https://amicibup.files.wordpress.com/2014/03/bellini002.jpg]

Il testo di Bellini Pietri, che insiste sulla scarsa qualità e sulla pesantezza dei materiali impiegati (cemento e inerti al posto del ben più nobile, ma costoso marmo) nella costruzione della facciata, profetizzava addirittura che “fra cinquant’anni al più, la facciata nuova del Palazzo della Sapienza, sarà da rifare”.

Già allora si sottolineava la grossolana faciloneria dei procedimenti costruttivi tanto dell’esterno quanto dell’interno, soffermandosi pure sulla sciattezza dello scalone d’accesso, paragonato “ad un comune scalone d’albergo” [https://amicibup.files.wordpress.com/2014/03/bellini003.jpg]. Inoltre, a complicare il tutto, vi era la scarsa dotazione economica dell’Università di fronte ad un progetto tanto faraonico, cosicché i lavori procedettero a pezzi e bocconi e, complice pure la I Guerra Mondiale, gli interventi riprogettati nel 1913 [https://amicibup.wordpress.com/?attachment_id=2991] si conclusero solo agli inizi degli anni Venti, con l’inaugurazione dell’aula magna nuova nel novembre 1922 [https://amicibup.wordpress.com/?attachment_id=2997].

Insomma la perizia ha confermato quelli che sono i problemi di sempre, tempestivamente segnalati dall’ingegner Carlo Alberto Bianchi, voce preziosa, competente e concreta tra tanti, troppi, pretesi tecnicismi [https://amicibup.files.wordpress.com/2012/07/al-sindaco-del-comune-di-pisa_ingbianchi.pdf]: cioè la fragilità di parte del porticato e dell’area dell’aula magna nuova [https://amicibup.wordpress.com/?attachment_id=2998 e https://amicibup.wordpress.com/?attachment_id=2999]: criticità aggravate da una scarsa o per meglio dire totale assenza della minima manutenzione dell’edificio, solidissimo nella sua struttura portante [https://amicibup.wordpress.com/?attachment_id=3000], a partire dal nucleo quattrocentesco dovuto a Lorenzo il Magnifico, ma rimaneggiato, come abbiamo appena visto, con poco criterio nel 1911 [https://amicibup.wordpress.com/photo-gallery/sapienza-2/].

Chi, come me, ha avuto la ventura di accompagnare la delegazione dei senatori di un movimento politico che hanno visitato il palazzo lo scorso 22 febbraio ha potuto vedere con i propri occhi lo stato penoso in cui versa il palazzo, tanto all’interno quanto all’esterno [https://amicibup.wordpress.com/?attachment_id=3002], ove – ripeto – manca da tempo ogni minima forma di manutenzione ordinaria. Per non dire dello scempio visibile in biblioteca, dove sui volumi del Cinque o del Settecento, conservati nei magazzini, [https://amicibup.wordpress.com/?attachment_id=3005] si sono depositati strati di polvere sempre più spessi e densi come conseguenza dei lavori di trapanatura legati alla perizia e dell’assenza di una spolveratura generale ormai mancante da anni, a causa dei tagli dissennati imposti al Ministero dei Beni Culturali a partire dall’indimenticabile ministero Bondi.

Da quando, dal 2 dicembre 2002, l’Università di Pisa ha avuto il palazzo del Demanio a titolo gratuito, come ricordava anche il ministro Ornaghi nella lettera del 21 marzo 2013: [https://amicibup.files.wordpress.com/2013/03/letteraornaghi.pdf], non sono stati condotti lavori di alcun genere, neppure per una elementare messa a norma, al contrario di quanto avvenuto all’interno dei locali della Biblioteca. Stupisce che in tale occasione – ossia in occasione della cessione da parte del Demanio – l’allora direttrice, Alessandra Pesante, non abbia fatto presente le esigenze della biblioteca, in continua crescita e bisognosa di spazi, anche per il vincolo del deposito legale. Quello (oltre all’improvvido intervento del 1911) appare il vero vulnus che ha portato alle odierne traversie, una mancanza ancora più incredibile se si pensa al grande progetto espresso dall’allora rettore, Luciano Modica, che pensava al Palazzo della Sapienza come sede della sola biblioteca universitaria. Ed è ancora oggi – come hanno ribadito a più riprese l’Ingegner Carlo Alberto Bianchi e Salvatore Settis [http://rassegnastampa.unipi.it/rassegna/archivio/2014/02/10SI81119.PDF]– la soluzione più logica, ragionevole e – lo sottolineo – più economica per rimediare a quell’errore. Ormai estromessi studi e aule grazie all’iniziativa dell’attuale rettore, la Sapienza deve diventare la sede di un nuovo grande centro bibliotecario, in cui far coabitare l’Universitaria e la Giuridica, riportando nelle disponibilità di studiosi, studenti e docenti un tesoro librario che costituisce un patrimonio storico-documentario senza pari.

Sarebbe questa una soluzione lineare, di costo limitato e vantaggiosa anche per l’Ateneo – chi frequenterebbe una ampia biblioteca più che i suoi studenti? –  per una vicenda che mi ha lasciato l’amaro in bocca anche come ex studentessa dell’Università di Pisa. Colpisce infatti in questa vicenda la totale indifferenza della gran massa degli studenti universitari, proclivi ad accettare senza discuterle tesi calate dall’alto, come se fossero verità degne di un dogma di fede. E ancor più sconcerta la latitanza della maggior parte della classe docente dell’Università, anche dell’area umanistica. Ben altra era stata la risposta messa in atto nell’ottobre del 1975 da Aldo Gargani e dalla Facoltà di Lettere quando si era palesato il rischio di uno spostamento della BUP [https://amicibup.wordpress.com/?attachment_id=3001]. Ed era scattata, immediata, pure la ferma presa di posizione dell’allora direttrice, la dottoressa Lilia Paradisi d’Elia: una risposta secca, energica e perentoria che abbiamo invano atteso da chi ha diretto la BUP fino all’ottobre 2012. E, spiace dirlo, anche l’idea di sospendere il servizio, attuata qualche giorno fa, rappresenta ai miei occhi di certo non il miglior biglietto da presentare alla commissione ministeriale, [http://rassegnastampa.unipi.it/rassegna/archivio/2014/02/05SIT3183.PDF] attesa a Pisa il prossimo 31 marzo per compiere un sopralluogo in Sapienza al fine di riaprire quanto prima la Biblioteca [https://amicibup.wordpress.com/?attachment_id=3003].

 

 

18/03/2014:Tagliare i ponti, avvelenare i pozzi

È cominciato l’assedio di primavera alla Sapienza. Da domani, infatti, non sarà più disponibile il servizio di consultazione dei libri della Biblioteca Universitaria: alla sede (provvisoria…) del Nettuno, a due passi dalla Sapienza e dal suo bendidio di libri, si potrà consultare tutt’al più il vocabolario d’inglese. Com’è possibile? Proprio ora che la faticosissima perizia ha dichiarato nero su bianco che la Biblioteca Universitaria non ha problemi strutturali e che basterà alleggerire i solai portando parte dei libri a San Matteo? Proprio ora che la recente ordinanza intima la riapertura del palazzo (non della sola Biblioteca) entro due mesi? Che è successo?
A raccontarlo non ci si crede. Per i venti mesi da cui è chiusa per motivi precauzionali, in Sapienza ha funzionato a spese dall’Ateneo, che è il proprietario, una portineria (una portineria di un edificio pericolante!), già nota alle cronache per aver servito da luogo di spaccio di sostanze stupefacenti.

Disinvoltamente tenuta aperta malgrado questi trascorsi, viene chiusa ora che la perizia ha stabilito che l’edificio non è pericolante. E inoltre il tubo che riforniva di acqua l’edificio, rotto durante la perizia, non è stato riparato.
Così, venendo a mancare qualsiasi via di fuga per chi va a prendere i libri, la chiusura della portineria fa sì che trenta impiegati della Biblioteca siano condannati a non fare nulla, a trenta passi dalla Sapienza, e seicentomila libri non possano essere neppure spolverati.
Siamo d’accordo, a Stalingrado l’assedio era più duro. Però è durato meno.

Anna Siekiera, Andrea Bocchi, Eliana Carrara e Carlo Alberto Girotto per Amici BUP

06/03/2014: Riteniamo opportuno pubblicare il testo letto da Eliana Carrara in occasione dell’incontro per la salvaguardia delle Biblioteche e degli Archivi Statali tenutosi a Pisa l’8 febbraio scorso (https://amicibup.files.wordpress.com/2014/01/locandina-libri-copia1.jpg); la breve relazione, integrata con i necessari rimandi alla perizia finalmente resa pubblica in modo integrale, viene oggi qui presentata per rilanciare un dibattito pubblico sulla Sapienza, alla vigilia del seminario, a porte chiuse e ad accesso rigorosamente limitato,  organizzato dal Dipartimento di Ingegneria Civile e Industriale dell’Università di Pisa, dal Ministero dei Beni e delle Attività Culturali e del Turismo e dall’Ordine degli Ingegneri della Provincia di Pisa (http://www.unipi.it/index.php/unipieventi/event/1298-la-valutazione-della-sicurezza-statica-e-vulnerabilita-sismica-degli-edifici-a-carattere-storico-monumentale-ledificio-la-sapienza-di-pisa). Si tratta, a nostro modesto avviso, di un’altra, l’ennesima, occasione perduta in cui illustrare a TUTTA la cittadinanza pisana (e non solo a pochi e sceltissimi addetti) gli esiti di un’indagine conoscitiva su un monumento che è simbolo della storia e della cultura di Pisa.

Anna Siekiera

Non è questo il luogo per fare un bilancio dei quasi due anni dalla perentoria e mal redatta ordinanza del 29 maggio 2012 [OrdinanzaSapienza]: ne parleremo, speriamo con novità importanti, all’assemblea annuale della nostra Associazione, tra due mesi.

È stata quell’ordinanza sindacale ad aver chiuso l’edificio, dichiarandolo inagibile; da quella occorre ripartire, malgrado ancora il 18 luglio 2013 si sia sostenuto che non spettava al consiglio comunale occuparsi della riapertura della Sapienza [http://www.comune.pisa.it/it/seduta-consiglio/11316/Seduta-consiliare-del-18-luglio-2013.html]. Si tratta di un passo necessario non solo per consentire il recupero del palazzo, ma anche per riportare la questione alla sua dimensione, che impallidisce a fronte di altri drammi provocati dal sisma alle biblioteche emiliane: basti citare il caso di Reggiolo, con danni al patrimonio pubblico per 21 milioni di euro.  [http://www.comune.reggiolo.re.it/allegati/circolare%20verifica%20fabbricati.pdf].

Dopo che, a quasi due anni dall’evento, il pericolo di crolli rovinosi e improvvisi è stato escluso dalla perizia (non ancora resa interamente pubblica) [alla data in cui è stato presentata la relazione: http://www.unipi.it/media/k2/attachments/conclusioni_Sapienza.pdf], noi siamo convinti che il Comune sarà presto ben lieto di riconsegnare la pratica Sapienza alla normale amministrazione, vale a dire alla normale responsabilità di chi deve gestire  un edificio di tale significato nella storia e nella vita di Pisa. Anche per smentire chi ha visto nella chiusura un progetto, fortunatamente abortito, di chiusura della Biblioteca e di destinazione della Sapienza ad altri, forse intuibili, impieghi.

Dalla perizia – imposta dall’ordinanza, iniziata con mesi di ritardo e non ancora integralmente pubblicata [alla data in cui è stato presentata la relazione: http://www.unipi.it/media/k2/attachments/conclusioni_Sapienza.pdf] – sono emersi i problemi di sempre, tempestivamente segnalati dall’ingegner Carlo Alberto Bianchi, voce preziosa, competente e concreta tra tanti pretesi tecnicismi: cioè la fragilità di parte del porticato e dell’area dell’aula magna nuova [si vedano ora le pp. 279-282 al seguente link: http://www.unipi.it/presentazione/verifica_sapienza.pdf]: criticità aggravate da una scarsa o per meglio dire totale assenza della minima manutenzione dell’edificio, solidissimo nella sua struttura portante [figg. 3.23-3.26 in http://www.unipi.it/presentazione/verifica_sapienza.pdf], a partire dal nucleo quattrocentesco dovuto a Lorenzo il Magnifico, ma rimaneggiato con poco criterio nel 1911 [fig. 3.3 in http://www.unipi.it/presentazione/verifica_sapienza.pdf].

Nel cinquantenario dell’Unità nazionale si pensò di dotare il palazzo di una fastosa facciata nel trionfante gusto romano umbertino e post-umbertino,

[si veda il disegno, perdente, per la Sapienza: fig. 3.58 in http://www.unipi.it/presentazione/verifica_sapienza.pdf di Crescentino Caselli, 1849-1932, autore di alcune cliniche mediche http://www.treccani.it/enciclopedia/crescentino-caselli_%28Dizionario-Biografico%29/]

opera dell’architetto marchigiano Vincenzo Pilotti (Ascoli Piceno, 13 febbraio 1872 – Ascoli Piceno, 22 marzo 1956).

Il progetto architettonico suscitò la pesante reazione dell’allora promotore dell’ «Associazione per l’arte in Pisa», Augusto Bellini Pietri che in un articolo apparso sul I fascicolo del I numero della rivista Notizie d’Arte, del 1909, stigmatizzava pesantemente il manufatto mentre era ancora in fieri: [Augusto Bellini Pietri, Il nuovo Palazzo della Sapienza, Notizie d’Arte, I, 1, 1909, pp. 2-4: https://amicibup.files.wordpress.com/2014/03/bellini002.jpg e

https://amicibup.files.wordpress.com/2014/03/bellini003.jpg].

Il testo di Bellini Pietri, che insiste sulla scarsa qualità e sulla pesantezza dei materiali impiegati (cemento e inerti al posto del ben più nobile, ma costoso marmo) nella costruzione della facciata, profetizzava addirittura che “fra cinquant’anni al più, la facciata nuova del Palazzo della Sapienza, sarà da rifare”.

Già allora si sottolineava la grossolana faciloneria dei procedimenti costruttivi tanto dell’esterno quanto dell’interno, soffermandosi pure sulla sciattezza dello scalone d’accesso, paragonato “ad un comune scalone d’albergo”. Inoltre, a complicare il tutto, vi era la scarsa dotazione economica dell’Università di fronte ad un progetto tanto faraonico, cosicché i lavori procedettero a pezzi e bocconi e, complice pure la I Guerra Mondiale, gli interventi riprogettati nel 1913 si conclusero solo agli inizi degli anni Venti, con l’inaugurazione dell’aula magna nuova nel novembre 1922. [fig. 3.64 in http://www.unipi.it/presentazione/verifica_sapienza.pdf]

Leggerezza sciatta e colpevole sembrano dunque contrassegnare le vicende costruttive della Sapienza, non solo in tempi lontani. A principi analoghi sembra ispirata talora la gestione (non si dice la tutela) dei beni culturali, che offrono spesso l’occasione di “valorizzare”, così si dice, beni di evidente interesse pubblico con criteri che talora sembrano piuttosto del privato, con fondazioni metà pubbliche e metà qualcos’altro, benzina dei contribuenti e conduzione di amici degli amici.

Noi crediamo che la Sapienza e la sua Biblioteca siano ormai sfuggite a questi rischi, e che la vicenda sia ormai ricondotta nell’ambito di una fattiva e ragionata progettualità dell’amministrazione comunale in un rapporto di collaborazione con la Soprintendenza pisana, senza sudditanze a meno trasparenti poteri locali.

Ma continueremo tuttavia a vigilare: certo continueremo a chiedere la riapertura della Biblioteca Universitaria. [https://amicibup.files.wordpress.com/2012/06/fogliaccio002_part.jpg] e continueremo ad opporci al progetto, assai poco razionale, di spezzare inutilmente il patrimonio librario della BUP, inserendolo in modo definitivo nel corpo fragilissimo e pieno di problemi dell’ex Dipartimento di Storia delle Arti a S. Matteo: il rischio conclamato di esondazione, giusto la settimana scorsa, sta lì a dirci che non è certo il luogo ove collocare stabilmente duecentomila volumi, che neppure potrebbero entrarci

[http://www.google.it/imgres?imgurl=http://i60.tinypic.com/aw9mb7.jpg&imgrefurl=http://forum.ilmeteo.it/showthread.php?p=5398449&h=423&w=592&tbnid=35RnQIvToDOSNM&tbnh=190&tbnw=266&zoom=1&usg=__PKu1Vg0Ppa11vPk82jxdTXBr1-k=]. Quei locali, ristrutturati e riammodernati, servono, invece, e molto allo stesso Museo, come ben rileva Mariagiulia Burresi, [http://rassegnastampa.unipi.it/rassegna/archivio/2014/02/10SI81184.PDF] capofila di una cordata di intellettuali e docenti pisani: un museo che conserva tante opere pregevolissime, spesso rintanate nei depositi, o costrette – al pari dei moderni cervelli in fuga – a cercare gloria all’estero. [http://rassegnastampa.unipi.it/rassegna/archivio/2013/12/11SIA3083.PDF].

Soprattutto ci batteremo perché sempre provvedimenti di pubblico interesse siano dibattuti pubblicamente, nella convinzione che dichiarare ambizioni e progetti sia forse il miglior contributo che un privato, un ente, una associazione possano portare alla vita comune.

Eliana Carrara

04/03/2014: Pubblichiamo la risposta di Carlo Alberto Girotto alla lettera, a firma Angelo Manzini, apparsa sul “Tirreno” in data 2 marzo 2014:

             A chi sta a cuore la Sapienza

Sul “Tirreno” di ieri 2 marzo 2014 è stata pubblicata a nome di Angelo Manzini una lettera intitolata “Un errore mandar via Giurisprudenza”, dedicata alla chiusura del palazzo della Sapienza in Pisa, sede della Facoltà di Giurisprudenza e della Biblioteca Universitaria. Il sig. Manzini osserva giustamente che pochi ‘mettono la faccia’ in questa faccenda: da frequentatore della Biblioteca Universitaria e da membro dell’Associazione degli Amici della Biblioteca Universitaria di Pisa, come già ho fatto in passato, metto la mia faccia e provo a rispondere.
Nessuno – men che meno gli Amici BUP – ha mai negato che in Biblioteca Universitaria ci fossero problemi: è vero, mancava un accesso wi-fi, le sedie erano instabili quando non sfondate, e mancava un bagno. E’ anche vero che “l’incuria generale”, soprattutto negli ultimi tempi, era ben visibile a chiunque avesse modo di entrare nelle stanze della Biblioteca: ma ciò dipende anche dal taglio generalizzato dei fondi. Al momento della chiusura del Palazzo, un’operazione di manutenzione ordinaria come lo spolvero dei libri della Biblioteca non veniva effettuata dal 2010: ciò, ovviamente, per il drastico taglio di fondi da parte della Direzione generale che afferisce al Ministero. Se il signor Manzini conosce le biblioteche toscane, saprà che problemi analoghi, se non peggiori, si riscontrano in numerosi altri istituti. Non voglio certo dire che debba essere così, perché le biblioteche dovrebbero essere luoghi vivi, né di difficile accesso per gli utenti né, sia lecito dirlo, di bivacco: ma purtroppo quello che si lamenta è problema assai diffuso, che nel caso di Pisa è complicato da una cronica carenza di spazi accoglienti per lo studio, cui suppliva una biblioteca usata soprattutto da universitari ma pagata da altra amministrazione. E’ vero, gli unici a parlare finora sono stati gli Amici BUP: perché ad oggi, da parte delle istituzioni coinvolte nella vicenda, nessuno ha mai voluto ascoltare l’invito a un confronto pubblico su questo fronte.
Penso che, però, il problema sia appena diverso da quello profilato dal sig. Manzini. Ho cominciato a frequentare la Biblioteca dal 2000, e il mio ultimo ingresso risale al 28 maggio 2012, giorno immediatamente precedente alla chiusura del Palazzo della Sapienza, come risulta dal registro delle presenze allora conservato in sala professori. Aggiungo che ho organizzato due mostre in collaborazione con la Biblioteca e con il suo personale e che ho avuto modo di pubblicare vari articoli a partire dai fondi – specialmente quelli più antichi – della BUP. Fondi, conviene ricordarlo, che hanno pochi paragoni e che farebbero la gioia di una qualsiasi università americana. Altri nostri soci hanno pubblicato saggi o edizioni grazie ai testi conservati nella Biblioteca, spesso soltanto nella Biblioteca. Ricordo inoltre che l’ordinanza di chiusura è arrivata dal Sindaco, e che – a quanto risulta dalla corposa perizia pubblicata integralmente sul sito dell’Università di Pisa – i più seri problemi strutturali dell’edificio coinvolgono aree che non riguardano la zona occupata dalla BUP, come ad esempio l’Aula magna nuova, tanto che viene da chiedersi se, alla luce della stessa perizia, la chiusura della Biblioteca fosse indispensabile, e se lo sia dopo quasi due anni. C’è poi un rischio enorme, di cui, a quanto pare, in pochi sembrano rendersi conto: il disinteresse verso la Biblioteca e verso i suoi fondi fa dimenticare quanto questo materiale sia di enorme pregio e quanto questo possa essere una risorsa per Pisa, invidiata anche fuori dai confini toscani. Perché non tutti i libri sono uguali e solo un facchino o un ingegnere sono legittimati, per la loro funzione, a misurarli a peso o a casse.
Siamo d’accordo, non tutto funzionava nella BUP prima della chiusura del Palazzo della Sapienza: ma vogliamo proprio buttare il bambino insieme con l’acqua sporca? Chi propone una gestione del tutto diversa dovrebbe prospettare credibilmente una gestione che non preveda smembramenti, trasferimenti repentini, chiusure strumentali.

23/02/2014: Nel ringraziare ancora una volta i Senatori del M5S (Alessandra Bencini, Michela Montevecchi e Maurizio Romani) che ieri sono venuti a Pisa appositamente per visitare il Palazzo della Sapienza e la Biblioteca Universitaria di Pisa, chiusa dal 29 maggio 2012 , va ricordato che domani si insedierà a Roma la commissione voluta dal Ministro Massimo Bray, cui va il nostro grazie più sentito e sincero per il Suo operato, libero da condizionamenti e realmente attento al patrimonio artistico-culturale del nostro Paese.  Della Commissione Ministeriale  fanno parte, oltre alla nostra Presidente, Chiara Frugoni, alla Direttrice della Biblioteca Universitaria di Pisa, Dottoressa Angela Marseglia, e all’Architetto della Soprintendenza ai BAPSAE di Pisa, Dottoressa Marta Ciafaloni, figure di primo piano del mondo culturale italiano e straniero: la Direttrice della Biblioteca Hertziana di Roma, Professoressa Elisabeth Kieven, il Direttore della Biblioteca Nazionale Braidense di Milano e della Biblioteca Nazionale Universitaria di Torino, Dottor Andrea De Pasquale, il Presidente dell’AIB, il Dottor Stefano Parise, il Dottor Gino Roncaglia dell’Università della Tuscia, cui si affiancherà per il MIBACT la Dottoressa Rossana Rummo, a capo della Direzione Generale per le biblioteche, gli istituti culturali ed il diritto d’autore. A tutti loro i più sinceri auguri di buon lavoro, così come al nuovo titolare del Dicastero, l’Onorevole Dario Franceschini.

20/02/2014: Chi è causa del suo mal …

L’articolo apparso il 19 febbraio scorso sul Tirreno, benché offensivo nei toni e menzognero nei contenuti, una notizia vera la dà:

al Dipartimento di Giurisprudenza si sono svegliati dopo un lungo sonno durato quasi due anni.

Si sono accorti che la chiusura del Palazzo della Sapienza, che il Rettore continua a tener sbarrato, crea problemi all’attività didattica e di ricerca del Dipartimento.

Sulle falsità lasciamo la doverosa risposta, colma di indignato stupore, alla nostra Presidente, la Professoressa, ora in pensione, Chiara Frugoni (qui di seguito, sempre in data 20 febbraio 2014), mentre desideriamo apportare alcune opportune integrazioni alla tavola riassuntiva, didascalicamente inserita in coda all’articolo.

I sottoscritti, Andrea Bocchi, ricercatore non confermato all’Università di Udine, Eliana Carrara, ricercatrice confermata all’Università del Molise, e Carlo Alberto Girotto, ricercatore a tempo determinato presso l’Università di Bergamo, rilevano educatamente ma con decisione quanto segue:

  • in data 15 giugno 2012 l’allora preside del Dipartimento di Giurisprudenza spiegava che “i doverosi sforzi fatti per sopravvivere alla meglio da parte di una facoltà all’improvviso ritrovatasi letteralmente in mezzo alla strada” erano funzionali al fatto che nel “frattempo la Sapienza [venisse] appunto, risanata” (e qui la versione integrale dell’intervento);
  •   in data 5 luglio 2012 l’Ingegner Carlo Alberto Bianchi proponeva con modi garbati e civili che “gli eventuali spazi lasciati liberi da Giurisprudenza potrebbero essere utilizzati come spazi vitali di espansione dei depositi della Biblioteca, mentre il resto potrebbe divenire, con poca spesa, un’area destinata alla lettura e alla consultazione” e aggiungeva: “Mi confortano in questa mia opinione gli ultimi capoversi della lettera diffusa in Senato Accademico dal Prof. Ripepe e il contributo della Dott.ssa Pesante nella pubblicazione “La Sapienza di Pisa”(ed. PLUS 2004): entrambi individuano il problema principale di una biblioteca “istituzionale” come quella della Sapienza nella carenza di spazi per l’espansione degli archivi; è inoltre mia convinzione che una facoltà come Giurisprudenza non abbia alcun bisogno di avere sede in Sapienza per aumentare il proprio prestigio”;
  •  contro tale proposta prorompeva la veemente replica dell’allora preside del Dipartimento di Giurisprudenza che il 5 settembre 2012 affermava: “trovo singolare questa levata di scudi, assieme alla tesi di chi ci spiega che le verifiche statiche possono essere fatte con gli scaffali pieni fino al soffitto. I nostri 120mila libri sono stati portati altrove e non capisco tanta contrarietà al trasferimento dei 600mila volumi della biblioteca universitaria: fino a che stanno lì, non potranno essere consultati“;
  • in data 15 febbraio 2014 quattro ex docenti, fra cui l’ex preside, del Dipartimento di Giurisprudenza lanciavano un appello, lamentando “il sorprendente disinteresse per Giurisprudenza” e che “decine di migliaia di volumi sono depositati presso l’archivio di Montacchiello, e che gli studi dei docenti sono ospitati in tre diverse zone della città”.

Di fronte a queste, tardive, rimostranze non possiamo che rispondere: e noi che c’entriamo? Siamo forse  noi ad aver deciso di sgomberare il tutto in men che si dica?

Siamo forse noi ad aver provveduto a spostare la Biblioteca Giuridica? La quale, invece, troverebbe sicuramente posto nella grande biblioteca pubblica che auspichiamo venga riaperta quanto prima in Sapienza. Se alle parole di cauta apertura ad un confronto che leggiamo oggi sul “Tirreno” faranno seguito dei fatti, saremo i primi a rallegrarcene.

Andrea Bocchi        Eliana Carrara      Carlo Alberto Girotto

20/02/2014: Pubblichiamo la risposta di Chiara Frugoni all’articolo, offensivo nei toni, e menzognero nei contenuti, apparso ieri sul “Tirreno”:

Dice un articolo del Tirreno di ieri  che l’Associazione degli Amici della Biblioteca Universitaria (detta  affettuosamente lobby) costringe al silenzio sulla questione Sapienza studenti, ricercatori e perfino professori. Tutti anonimi (in effetti, sarebbe diffamazione). E deve essere così, perché solo ieri il dipartimento di Giurisprudenza ha protestato per lo spostamento della Biblioteca Giuridica a Montacchiello. Parlano dopo due anni di silenzio. Perché la biblioteca è stata spostata? Perché nessuno, due anni fa, ha protestato?
Però non si capisce bene: la Sapienza è chiusa per Ordinanza del Sindaco, su indicazione del Rettore che ha segnalato rischi di crollo ai Vigili del Fuoco. La Biblioteca Giuridica è del Dipartimento di Giurisprudenza, che nella persona del suo Preside dichiarava il 5.9.2012: “trovo singolare questa levata di scudi, assieme alla tesi di chi ci spiega che le verifiche statiche possono essere fatte con gli scaffali pieni fino al soffitto. I nostri 120mila libri sono stati portati altrove e non capisco tanta contrarietà al trasferimento dei 600mila volumi della biblioteca universitaria: fino a che stanno lì, non potranno essere consultati”. Gli spazi di Giurisprudenza sono gestiti dal Rettore, che il 20.3.2013 si gloriava del trasferimento:
“l’Università è stata efficiente: ha reso disponibili altrove (non chiusi in un magazzino) i suoi 120mila libri” (non catalogati).
Allora rimettiamo le cose a posto. Il Sindaco, e non si vede chi altro, è responsabile della durata delle sue Ordinanze. Il Rettore, e non si vede chi altro, è responsabile della gestione degli spazi dell’Università. Il Dipartimento di Giurisprudenza plaudiva allo  spostamento che ora depreca.
A noi, la lobby, rivolgetevi solo per le cose che ci competono: cercare di fare sì che studiosi e studenti (non solo di giurisprudenza e con un tardivo ripensamento dopo due anni) studino e lavorino come succede in tutte le città universitarie.

12/02/2014: Pubblichiamo il testo integrale dell’intervento del Dottor Claudio Meloni, FP  CGIL MIBACT (per gentile concessione del relatore), letto in occasione dell’incontro pubblico tenutosi a Pisa l’8 febbraio scorso:

È del tutto evidente oggi come ogni discussione progettuale su linee di rilancio del nostro sistema pubblico dell’offerta culturale rischia di scontrarsi con l’amara constatazione del declino che sembra avvolgere in modo ineluttabile i cicli lavorativi dei servizi pubblici afferenti alla tutela e valorizzazione del nostro patrimonio. I fattori della crisi sono noti ed ampiamente illustrati nelle cicliche denunce che ciascuno di noi, nell’ambito e nell’autonomia dei propri ruoli, avanza pubblicamente. Se questo è servito a mantenere viva l’attenzione costante dell’opinione pubblica, molto poco ha prodotto purtroppo in termini di risultati in rapporto alla complessità delle concause della crisi.

Che certamente riguardano fattori esterni ed interni ai cicli lavorativi pubblici dei beni e le attività culturali.  Non basta infatti spiegare il declino con i tagli pesantissimi che hanno caratterizzato la gestione dei bilanci e la progressiva compressione del costo del lavoro e dei livelli occupazionali negli ultimi 15 anni. Occorre ampliare il perimetro dell’indagine ai livelli di sedimentazione burocratica e di obsolescenza organizzativa interni alle amministrazioni pubbliche, la politica dei tagli ne ha semplicemente disvelato e accentuato le condizioni di inadeguatezza strutturale.

Scarsa qualità e scarsa capacità di spesa, assenza di parametri di valutazione sulla qualità della spesa, bassa progettazione in termini di innovazione organizzativa, scarsa implementazione tecnologica, invecchiamento dell’organico di ruolo, cessione di sovranità sui cicli di tutela e ampliamento nel ricorso alle esternalizzazioni,      ambiguità nel rapporto pubblico privato nei cicli dell’offerta dei servizi e in riferimento alle modalità gestionali del patrimonio,  accentuazione dei meccanismi centralistici della governance burocratica su base nazionale e regionale sono una non completa elencazione di mali storici  e recenti del Mibact.

A tutto questo e ad altro è chiamato a rispondere chi assume il gravoso compito di governare il ministero, e dalla politica ci aspettiamo una progettualità finora sconosciuta. Noi non intendiamo fare di tutta un’erba un fascio, riconosciamo al Ministro Bray un approccio sincero nella volontà di cambiamento, ed anche risultati significativi se vengono rapportati a quelli dei suoi immediati predecessori. Dobbiamo però registrare una certa delusione nei prodotti, in particolare nel non aver voluto affontare i nodi nella crisi organizzativa del ministero. Non partendo ad esempio, dalla constatazione della assoluta inefficacia delle politiche di spending review complessivamente intese, e non solo quelle relative a pur significativi ripensamenti, ma ancora parziali, registrati sui tagli al bilancio contenuti nel decreto Valore Cultura. Per cui abbiamo il paradosso di una riforma amministrativa basata su presunti risparmi di spesa, la cui quantificazione è del tutto teorica in ragione di un taglio al costo del lavoro fatto sulla previsione  dell’organico e non sull’organico reale, su cui agisce ancora per tre anni almeno il blocco del turn over, che è il vero fattore di compressione della spesa per il personale. Il taglio al costo del lavoro produce invece effetti nel breve medio periodo, impedendo di programmare il necessario ricambio generazionale dei lavoratori. Per questo noi da tempo diciamo che ogni processo di riforma deve essere accompagnato da piani di riorganizzazione dei cicli produttivi e da una corretta identificazione del fabbisogno professionale occorrente al funzionamento dei servizi.

Lo schema di riforma del Ministero, in questi giorni oggetto di valutazioni in gran parte critiche, risente di questa assenza di progettualità organizzativa riproponendo uno schema sostanzialmente centralistico dove alcune buone intuizioni, come ad esempio quella che riguarda la riorganizzazione del settore degli Archivi, si scontrano con un impianto generale che duplica funzioni e organi decisori e controllori, che non decentra la responsabilità sulla spesa, che opera in termini non chiari una politicizzazione delle forme di controllo di gestione tale da configurare seri sospetti di sovrapposizione di modalità gestionali che rischiano di essere impropriamente riservate alla direzione politica del Ministero. L’assenza di una linea di controllo di gestione, giustamente individuata come uno dei veri punti deboli del ministero,  non può tradursi in una moltiplicazione degli organi controllori e nella pervicace riaffermazione di strutture come le Direzioni Regionali, che sono contemporaneamente soggetti gestori e controllori. Ponevamo ben altre speranze, anche alla luce delle conclusioni della Commissione tecnica, sul riequilibrio delle competenze sul territorio che limitasse il preponderante potere delle Direzioni Regionali, e rendesse autonoma la gestione della spesa da parte degli Uffici dirigenziali. Il Segretario Generale nella riunione che abbiamo avuto ieri ha spiegato che la scelta di creare una unica stazione appaltante presso la D.R. è motivata dalla cattiva gestione della spesa che ha portato negli anni scorsi all’accumulo di una impressionante mole di residui non spesi. Tutto vero, ma tale accumulo si è determinato sulla base di una esclusiva gestione del bilancio derivato e sull’assenza di criteri seri di scelta e valutazione dei dirigenti. La scelta di accentrare la responsabilità della spesa ci pare invece esattamente un modo per non affrontare seriamente la questione, ovvero come si responsabilizza l’esercizio della funzione dirigenziale e come si interviene sulla disastrata linea amministrativa.

Abbiamo di conseguenza espresso un giudizio non positivo sull’insieme del provvedimento, anche se non condividiamo questa sorta di rincorsa a trovare difetti.

Ma i processi riformatori di un Ministero centrale per le prospettive stesse di rielaborazione di un modello di sviluppo economico e sociale non possono essere non accompagnati da una discussione complessiva con l’insieme dei soggetti sociali che a vario titolo rappresentano questo mondo. Non basta avviare un lavoro di approfondimento tecnico, le cui conclusioni peraltro risultano scarsamente contemplate nel prodotto finale, occorreva un confronto senza pregiudizi e una capacità di ascolto delle varie  istanze che purtroppo non abbiamo riscontrato.

Questo avrebbe impedito di commettere errori gravi, come quello di indire un bando per uno stage formativo per 500 giovani le cui caratteristiche, accompagnate da messaggi fuorvianti, appaiono tipiche di un processo assunzionale, ma il cui esito esclude assolutamente la prospettiva occupazionale stabile di chi sarà selezionato.

E avrebbe certamente aumentato I livelli di condivisione, o perlomeno di conoscenza, su alcune parti del processo riformatore che presentano aspetti positivi, nonchè avrebbe impedito la ripetizione di errori concettuali che sul territorio hanno prodotto l’equivoco della definizione di una autonomia tecnico-scientifica di Soprintendenze e Archivi (ma non paradossalmente delle Biblioteche) senza capacità autonoma di spesa.

La decadenza dei cicli lavorativi del MIBACT ha colpito i settori degli Archivi e delle Biblioteche in modo ancora più approfondito e pesante rispetto all’insieme delle attività che caratterizzano il Ministero. Settori la cui importanza viene misconosciuta e che hanno subito in proporzione danni maggiori in riferimento alle conseguenze dei tagli al bilancio, alle spese di funzionamento e a quelle di investimento.

La crisi è, prima di tutto, una crisi di risorse, visto che negli ultimi  anni il budget delle  biblioteche statali  e degli Archivi è stato pressoché dimezzato, passando da 30 a 17 milioni di euro. Le due biblioteche nazionali di Roma e Firenze hanno rispettivamente 1,5 e 2 milioni di euro, contro i 254 milioni di Parigi, i 160 milioni di Londra, i 52 milioni di Madrid. I tagli hanno prodotto effetti pesantissimi su tutti i processi di innovazione tencologica e organizzativa, l’SBN e l’SNA hanno subito tagli tali da escludere, prima del decreto Valore Cultura, ogni intervento che non sia meramente manuntentivo dei sistemi: la mancata copertura del turn over ha prodotto un calo del personale addetto che mediamente si colloca intorno al 30% dei fabbisogni teorici precedenti alla spending review, con una maggiore incidenza nei cicli ad alta qualificazione professionale, ormai invasi da fenomeni di dumping contrattuale nei quali il ricorso alle collaborazioni qualificate ed ai rapporti parasubordinati comporta sostituzione di carenze interne e condizioni salariali e normative inaccettabili.

Con la paradossale imputazione di queste spese al funzionamento e non al costo del lavoro. Per cui il costo dell’impiego di un lavoratore parasubordinato è identificato, dal bilancio pubblico, come se fosse l’acquisto di una fotocopiatrice. E senza che il Ministero abbia cognizione dei numeri di questo personale, ne hanno censito complessivamente 98 sul territorio nazionale. Sono molti di più, ma spesso vengono tenuti nascosti per motivi di pudore e per questa sorta di incomunicabilità che avvolge l’autoreferenzialismo dirigenziale tipico di questo Ministero e di conseguenza, i rapporti tra le sue strutture.

I fattori della crisi hanno di conseguenza accentuato i fenomeni di obsoloscenza organizzativa ormai sedimentati nei cicli lavorativi, ancorati tuttora a modelli parcellizzatori e tayloristici nelle organizzazioni del lavoro, senza alcun investimento in termini di implementazione tecnologica ai fini della semplificazione delle funzioni di supporto. Ed hanno progressivamente intaccato la possibilità di intervenire con efficacia sui processi di tutela del patrimonio, impoverendo la disponibilità logistica finalizzata alla conservazione ed alla acquisizione del patrimonio librario e documentale e diminuito le condizioni di fruibilità da parte dei cittadini dei servizi connessi, basti pensare al crollo progressivo dei prestiti all’utenza registrato negli ultimi anni.

Quali allora le prospettive di rilancio di questi settori?

Lo schema di riforma presentato nei giorni scorsi dal Ministro Bray a nostro avviso affronta in maniera adeguata la necessità di riorganizzazione degli archivi, introducendo una linea dedicata che unisce in un rapporto interfunzionale la struttura centrale e quelle territoriali, parzialmente liberate dalla sudditanza evidente dalle Direzioni Regionali, e nella relazione illustrativa si finalizza alla identificazione di uno specifico strumento gestionale, l’Agenzia, così come normativamente identificata dal D. Lgs. 300/99. Uno strumento gestionale attivo al quale riconoscere la necessaria autonomia gestionale e amministrativa, sul quale tarare le poltiche di riorganizzazione senza l’oppressione dei vincoli burocratici e di bilancio che sovraintendono direttamente alle attività delle strutture interne al MIBACT.

Pur essendo ancora in fase di determinazione preliminare di una possibile riforma del settore noi pensiamo che questo progetto, accompagnato da investimenti mirati sia nell’ampliamento degli spazi logistici entro cui conservare il patrimonio documentale, tramite l’utilizzo di spazi demaniali dismessi, che in riferimento ai processi di digitalizzazione e creazione di archivi virtuali entro cui collocare l’accesso alla documentazione archivistica  più massivamente richiesta (catasto, linee genealogiche, ecc), possa offrire un involucro organizzativo  efficace al rilancio del settore.

Assai deludente è invece la riforma per quel che riguarda il riordino del settore delle Biblioteche, su cui addirittura registriamo passi indietro rispetto al passato.

Ci hanno spiegato ieri che la mancata attribuzione dell’autonomia tecnico-scientifica al sistema delle Biblioteche periferiche statali è dovuto all’assenza di competenza sulla tutela dell’intero patrimonio librario. Noi facciamo veramente fatica ad immaginare un insieme di 46 Biblioteche pubbliche, che tutelano e conservano lo straordinario patrimonio che conosciamo, con le caratteristiche specifiche che ne determinano le specializzazioni, come semplici articolazioni organizzative delle Direzioni Regionali, e non riusciamo ad intravvedere per questo settore risposte dalla riforma macroorganizzativa.

Ma la vera scommessa del cambiamento si gioca sui processi di innovazione organizzativa e sugli investimenti in quella che noi definiamo buona occupazione.

In entrambi i settori occorre ridefinire il fabbisogno professionale e rimodulare la modalità di offerta e fruizione del servizio. Sono condizioni ineludibili, e non riguardano il pur necessario ricambio generazionale, ma un processo complessivo che rimoduli il modo di produzione dei servizi. Il Presidente dell’ABI, Stefano Parise, ama ribadire che le Biblioteche sono un luogo di socialità e divulgazione del sapere, che devono essere interconnesse con il territorio in cui sono collocate.

Noi oggi ci troviamo spesso con Biblioteche statali che assomigliano a cattedrali nel deserto, che risentono di progressive estraneazioni dal contesto socio-culturale di riferimento, e di una crescente marginalizzazione anche rispetto al core business della propria azione. Nella Biblioteca Nazionale Centrale di Roma manca persino il wi fi e la linea del prestito è in tutto e per tutto una catena di montaggio. E gli spazi di socialità restano sempre più vuoti, inutilizzati.

Pochi investimenti tecnologici interni, i ritardi nei processi di digitalizzazione, la mancata infrastrutturazione e integrazione delle reti informative, la possibilità che offre il web, sono fattori che riducono progressivamente il front office tradizionale. Va aggredito il declino con una rimodulazione dell’offerta, va ripristinato un livello accettabile di divulgazione del patrimonio di conoscenza posseduto, vanno eliminate le vessazioni da produzione di fotocopie.

Vanno riconosciute ed internalizzate tutte quelle attività ad alta qualificazione per le quali è ormai pervasivo il ricorso alle collaborazioni esterne, eliminato l’insopportabile dumping contrattuale che ormai pervade i luoghi di lavoro: co.co.co, lavoratori a progetto, in house, soci dipendenti di cooperative, addirittura volontari a 400 euro al mese, stagisti da impiegare al protocollo. Vanno eliminate le confusioni nella gestione degli organici interni, appiattiti verso le basse qualifiche, afflitti da mansionismo diffuso e da scarse prospettive di crescita professionale.

Il lavoro nella cultura deve ritrovare la sua identità, la sua dignità, e non essere fonte primaria di sfruttamento dei nostri giovani pluriformati e di demotivazione del personale di ruolo. Occorre un piano occupazionale straordinario che superi i vincoli del turn over e rientri dal taglio della spending review. Il Mibact ha potenzialmente grandi possibilità di dare lavoro ai giovani e di stimolare il mercato del lavoro connesso, non può continuare a trovare soluzioni estemporanee e mortificanti. Allo stesso tempo serve un piano di riqualificazione del personale interno, che coniughi la crescita professionale ai processi di innovazione organizzativa.

Noi su queste tematiche da tempo chiediamo un confronto serio basato sull’individuazione di veri e propri piani di riorganizzazione per linee produttive. Si fa fatica, anche per nostri limiti culturali, ad incanalare una discussione sui temi della riprogettazione organizzativa che non sia legata solo agli schematismi da DPCM. Ma questo occorre fare, con senso di responsabilità e disponibilità. E sperando di superare definitivamente l’illusione delle riforme a costo zero.

Un ultimo accenno alla questione delle Biblioteche Universitarie mi pare doveroso: la kafkiana vicenda che ha avuto la BUP di Pisa ripropone certo il problema della collocazione delle Biblioteche Universitarie,  ovvero se inglobarle nelle Università o meno. E questa vicenda fornisce una risposta: meglio che rimangano al Mibact. Non è una scelta ideologica o statalista, solo funzionale. L’esempio di Bologna al riguardo è evidente: l’inglobamento nell’ateneo bolognese ha prodotto, dopo 11 anni, una fase infinita di transizione e un forte degrado dei servizi. E nessuna certezza per il futuro una volta che si concluderà l’esperienza dei suoi lavoratori, che sono tuttora nella quasi totalità dipendenti ministeriali. La Bup di Pisa a fatica e solo grazie all’impegno comune dei cittadini e dei lavoratori sta uscendo da un periodo buio, non abbiamo alcuna necessitá di affrontare un altro percorso incerto e oscuro, ma solo quella di restituire a questa città ed ai suoi studenti uno straordinario patrimonio. Grazie dell’attenzione.

08/02/2014: A Pisa, a Palazzo Reale, si è tenuto oggi 8 febbraio un incontro pubblico su “Salviamo le biblioteche e gli archivi pubblici” promosso dall’Associazione Amici della Biblioteca di Pisa e dall’Associazione dei Lettori della Biblioteca Nazionale Centrale di Firenze. Salvatore Settis ha inquadrato la tutela delle biblioteche e degli archivi nel quadro normativo e culturale della Costituzione Italiana; che deve per principi costitutivi tutelare questi beni inderogabilmente, non sotto condizione che ci siano risorse. Il dibattito che ne è seguito ha presentato un quadro assai variegato di situazioni ed esigenze, quale non è frequente vedere in convegni destinati normalmente a specialisti di questo o quel settore. Hanno parlato due archiviste di professione (Caterina Del Vivo e Fiorenza Gemini), una precaria (Veronica Bagnai di “Archivisti In Movimento”), un sindacalista attivo nel settore dei beni culturali (Claudio Meloni, CGL-Funzione pubblica), la Direttrice della Biblioteca Nazionale di Firenze, Dottoressa Sebastiani, e un funzionario della Biblioteca Universitaria di Genova, il Dottor Cianchi, un ricercatore palermitano che spera di non dover emigrare per studiare in una biblioteca efficiente (Matteo Di Figlia, Università di Palermo), una giovane laureata che vorrebbe vedere davanti a sé, se non un posto, un percorso riconoscibile (Francesca Pisano di “Giovani Bibliotecari e Aspiranti”), una paleografa che ha presentato alcuni esempi di catalogazione online (Giovanna Murano); poi la presidente toscana dell’Associazione delle Biblioteche Italiane (Sandra Di Majo), la Soprintendente alle Biblioteche dell’Emilia-Romagna, Rosaria Campioni, che lavora per il recupero delle piccole e piccolissime biblioteche colpite dal terremoto del 2012, oltre naturalmente alle associazioni organizzatrici (Natalia Piombino e Edoardo Caterina, Assolettori, ed Eliana Carrara, AmiciBUP). Non è mancata una dichiarazione di solidarietà alla Biblioteca Fardelliana di Trapani, minacciata di chiusura a causa del taglio al bilancio che scaturirebbe dallo scioglimento degli enti provinciali.

Il panorama delle biblioteche pubbliche italiane è ricco di inestimabili valori e di abissi di trascuratezza. La cultura digitale, le prospettive occupazionali, i modelli culturali vanno tracciando un solco sempre più profondo non solo tra le possibilità delle biblioteche e le speranze dei giovani che nelle biblioteche vorrebbero lavorare, ma anche tra i superstiti esemplari di bibliotecario, mediamente anziani, e chi ormai per scelta non solo non va in biblioteca, ma proprio non legge. L’esperienza della Biblioteca Universitaria di Pisa (della quale Settis ha chiesto una rapida riapertura e un allargamento entro le mura della Sapienza) mostra tuttavia che proprio i lettori possono costituire una risorsa fondamentale per la sopravvivenza e l’innovazione nelle biblioteche. Di qui l’idea di formare una rete di Associazioni di Lettori e di Amici delle Biblioteche Italiane che possa più autorevolmente spronare i ministeri e le amministrazioni competenti a dedicare maggiori risorse e proposte ad un sistema di biblioteche ed archivi così complesso e articolato come quello italiano. Come ha osservato Marco De Nicolò (SISSCO), senza che nessuna parte immagini di dover rinunciare al proprio statuto disciplinare, alle peculiarità della propria condizione, c’è una lunga e dura battaglia da sostenere insieme perché la cultura non diventi equivalente alla chiacchiera, perché le opinioni siano fondate sulla conoscenza e non viceversa. Solo un’alleanza tra il mondo degli archivi, delle biblioteche e degli studi può darci la speranza di poter invertire un’inerzia catastrofica per la cultura e quindi per il Paese. Il miglior servizio che un lettore possa fare alla sua biblioteca (perché un lettore ha una “sua” biblioteca) è stimolarla a migliorare servizi e potenzialità; e il confronto entro le mille voci di questo mondo incredibilmente vasto e disperatamente appassionato può guidare le biblioteche, le piccole e le grandi, ad essere veramente al passo con i loro lettori.

01/02/2014: Ancora sul S. Matteo come sede permanente di una parte dei periodici della Biblioteca Universitaria:

I fatti di ieri, con la preoccupante piena dell’Arno che ha seriamente minacciato il centro di Pisa, dimostrano ancora una volta quanto inopportuno sia lo spostamento di una parte dei periodici della Biblioteca Universitaria – deciso dal tavolo tecnico del 14 gennaio scorso e fortemente propugnato dall’assessore alla cultura del Comune –  nei locali a pianterreno dell’ex Dipartimento di Storia delle Arti dell’Università di Pisa: l’ex S. Matteo si è rivelato inadeguato, oltre che per le anguste dimensioni, anche per la sua collocazione immediatamente a ridosso del fiume, in una delle zone rosse nelle carte della Protezione Civile di Pisa.

24/01/2014: Riceviamo volentieri e pubblichiamo:

Gentili Amici BUP,
comunico la mia adesione all’appello in calce [che sarà reso pubblico a giorni, E.C.], e ne approfitto per sottoporvi alcune mie opinioni a proposito dell’aspetto procedurale della vicenda per cui la Sapienza è stata chiusa per più di 17 mesi con le note conseguenze per gli studiosi e per l’economia cittadina, intese come danni materiali.
Vi invio quindi alcune considerazioni tecniche sulla vicenda.
Nel leggere il comunicato del MIBACT (http://www.beniculturali.it/mibac/export/MiBAC/sito-MiBAC/Contenuti/MibacUnif/Comunicati/visualizza_asset.html_1927298199.html) mi è saltata agli occhi una affermazione: “Le parti hanno anche concordano sulla correttezza dei percorsi istituzionali seguiti dal MIBACT, dall’Università e dal Comune di Pisa dal momento della chiusura del Palazzo della Sapienza”, strana sottolineatura in un documento come questo, allora mi sono chiesto quale potesse esserne il motivo ed ho letto con grande attenzione l’unica parte della perizia resa pubblica (http://www.unipi.it/media/k2/attachments/conclusioni_Sapienza.pdf ) constatando come essa fosse praticamente la conferma di quanto sostenni nella mia del luglio 2012, inviata a Sindaco, Rettore e Soprintendente
(https://amicibup.files.wordpress.com/2012/07/al-sindaco-del-comune-di-pisa_ingbianchi.pdf ), nella quale suggerivo che la completa chiusura del Palazzo della Sapienza era inutile per compiere le indagini richieste dai VVFF, che non esistevano rischi immediati di crollo tali da rendere impraticabile l’immobile e che esso sarebbe stato meglio utilizzato come ampliamento della Biblioteca Universitaria, attrezzando la parte non immediatamente necessaria all’uso dell’Ateneo, in maniera però (aggiungo adesso) reversibile in modo da non impedire ulteriori ampliamenti dei depositi della Biblioteca.
Naturalmente a quella lettera non ho avuto risposta da nessuno dei tre destinatari.
Tornando alla affermazione contenuta nel comunicato del MIBACT, mi è sembrato che essa non potesse servire ad altro se non a sollevare da ogni responsabilità chi è responsabile del fatto che la Sapienza è chiusa da 17 mesi, senza un serio motivo, e che la collettività a nel frattempo subito gravi danni economici:

· il costo dello spostamento della Facoltà di Giurisprudenza e della sua importante biblioteca,
· il costo per la preparazione della sede distaccata presso il DSU e degli spazi in San Matteo per il trasferimento dell’emeroteca, per cui sembra non esista spazio sufficiente,
· il costo (credo notevole) delle minuziosissime indagini svolte nel corso della perizia redatta dall’Università e dal MIBACT,
· il costo dello spostamento e della prevista riallocazione di Giurisprudenza, con la sua biblioteca, e di Scienze Politiche,
· eccetera….!?
· oltre al notevolissimo disagio provocato a utenti e dipendenti della biblioteca,
· per non parlare poi dei danni materiali arrecati al tessuto sociale e commerciale della zona.
La mia impressione è che il terremoto sia stato machiavellicamente colto come occasione per perseguire un piano già concordato all’interno del corpo accademico per liberare la Sapienza dalla Biblioteca Universitaria, tanto è vero che chiedendo l’intervento dei VVFF l’Università si è avvalsa di una perizia già pronta da tempo che è stata alla base dell’intervento dei vigili, i quali però non si sono sentiti di accettarla facendola propria ed hanno chiesto verifiche dando così modo al Sindaco (forse d’accordo con il Rettore) di chiudere il Palazzo in vista dello spostamento della Biblioteca per cui immediatamente sono state proposte diverse nuove sedi.
La tattica è sempre la solita: mettere la gente di fronte ad un fatto compiuto e farlo durare il più possibile in modo che diventi “stato di fatto normale” così poi loro possono fare quel che vogliono secondo i “loro” interessi particolari, infischiandosene delle conseguenze economiche e sociali; stavolta la tattica non ha funzionato bene, grazie soprattutto agli Amici BUP, e siamo arrivati fino ai Ministri, per poi ritrovarci quasi al punto di partenza, eliminata solo l’idea balzana di spedire altrove tutta la Biblioteca: infatti nel corso del “Primo incontro operativo sulla Sapienza” (http://www.unipi.it/index.php/tutte-le-news/item/3503-primo-incontro-operativo-sulla-sapienza) si conclude dicendo:

“Il progetto sarà elaborato nell’ambito di un più ampio accordo di collaborazione fra Ministero e Università per la valorizzazione dell’intero Palazzo – che tornerà ad ospitare le attività di Giurisprudenza e Scienze politiche – attraverso un percorso che individuerà le diverse azioni e le risorse economiche necessarie per la riapertura in sicurezza dell’edificio, sulla base di una nuova ordinanza del sindaco di Pisa”, riproponendo la convivenza tra Giurisprudenza, Scienze Politiche e Biblioteca Universitaria che ha già ampiamente dimostrato i suoi limiti operativi e funzionali.
Forse l’affermazione a proposito della “correttezza dei percorsi istituzionali” serve solo a cautelare i responsabili rispetto a possibili azioni legali dei danneggiati?!
Lasciamo perdere il Soprintendente che dovrebbe istituzionalmente difendere gli interessi della Biblioteca di proprietà del MIBACT, ma il Sindaco e la Giunta, che istituzionalmente devono difendere gli interessi della città, che responsabilità ha in tutto questo?!
Si sono resi conto questi Signori che per riavere l’agibilità della Sapienza è necessario che qualcuno se ne prenda la responsabilità, riconoscendo che non vi è alcun rischio immediato per la pubblica incolumità e che le opere previste nelle accuratissime indagini possono tranquillamente essere eseguite con la Sapienza aperta, altrimenti inizierà il solito teatrino di proposte, progetti dettagliati, consolidamenti……, fino a quando, chissà quando, qualcuno finalmente si assumerà la responsabilità di dichiarare che l’immobile è di nuovo sicuro, con chissà quale destinazione finale.
Sarebbe davvero un bel problema!!!
Spero che queste osservazioni possano rendersi utili,
fatene quel che volete, questa comunque è la mia opinione.
Cordiali saluti
Carlo Alberto Bianchi

16/01/2014:Il Ministro in Cile, i topi ballano (e anche i tavoli tecnici)
Secondo il comunicato stampa ufficiale (http://www.unipi.it/index.php/tutte-le-news/item/3503-primo-incontro-operativo-sulla-sapienza), un tavolo tecnico sulla Sapienza ha stabilito il 14 gennaio:

– che i lavori sul palazzo della Sapienza saranno eseguiti, ma non si sa su che progetto e soprattutto “attraverso un percorso che individuerà le diverse azioni e le risorse economiche”;
– che il San Matteo diventa la “definitiva sede distaccata della Biblioteca”;
– che un “intervento di redistribuzione dei libri all’interno della sede principale della Biblioteca nel Palazzo della Sapienza secondo un piano tecnico concordato con la Soprintendenza e coerente con le prescrizioni tecniche”.

Nessuna di queste decisioni consegue a quanto stabilito nell’incontro con il Ministro Bray lo scorso 20 dicembre. Forse non è un caso che questi tavoli “tecnici” si tengano quando il Ministro è in Cile. C’è da chiedersi se il Ministro ne è informato e se faccia parte delle migliori procedure che funzionari ministeriali intervengano discrezionalmente a modificare orientamenti già definiti: e con quale contropartita?

Che cosa significano infatti, tradotti in concreto, i nuovi orientamenti del “tavolo tecnico”?
1) Che i lavori strutturali sull’edificio si faranno quando il Rettore troverà i fondi e che chiederà l’intervento di altri soggetti, presumibilmente il MIBACT; il che è paradossale, visto che il palazzo è di proprietà dell’Ateneo, visto che l’attività della Biblioteca non ha procurato danni strutturali e visto che lì dovrebbero tornare due dipartimenti universitari (ma non si sa in che misura e in quali strutture, né tanto meno in quali tempi). Come dire: pagate voi (voi Ministero, dunque il cittadino italiano) poi decido io cosa farne. Inoltre ricordiamo che è già stata spostata la Biblioteca di Giurisprudenza, senza che nessuno l’avesse ordinato e prima della conclusione della perizia, se non il Rettore, che ora dichiara di volerla far ritornare in Sapienza, con una spesa ingente dei contribuenti.

2) Che invece i libri della Biblioteca devono andarsene subito e per sempre, addirittura rivedendo la distribuzione interna e minando insieme l’unità delle raccolte e la possibilità di studio. Quest’ultima soluzione è inedita in documenti ministeriali (che riconoscono che la capacità del San Matteo è limitata), ma ricalca le ben note tesi del Rettore, che negli ultimi venti mesi ha sempre sostenuto che i libri devono andarsene perché altrimenti non si può fare la perizia; perché “è un fatto che facciano pendere l’edificio; perché la Sapienza non è adatta ad un uso bibliotecario”. Tutto ciò prima di essere solennemente smentito dalla perizia da lui stesso condotta.

C’è un altro punto inquietante. Apprendiamo che il percorso “che individuerà le diverse azioni e le risorse economiche” sarà individuato “sulla base di una nuova ordinanza del Sindaco di Pisa” rappresentato al “tavolo tecnico” dal responsabile Protezione Civile del Comune. Che cosa significa? Che le ordinanze comunali vengono concordate in anticipo con i proprietari degli edifici interessati (ma solo con gli amici)? Che esse possono stabilire chi paga e come vengono gestiti gli spazi interni di un edificio? Che le linee di questa ordinanza (non urgente né, evidentemente, di solo contenuto tecnico) sono già decise in assenza di qualsiasi discussione o notizia in Consiglio comunale?
Insomma: chi sono le persone che decidono del futuro della Sapienza? Danno seguito a decisioni pubbliche e responsabili o a volontà particolari di cui pubblicamente non si può parlare? Come è possibile che camarille locali si sentano libere di intervenire, senza alcuna discussione pubblica, su precisi mandati ministeriali? E senza sentire la voce dell’unica persona che conosca a fondo la Biblioteca, cioè la Direttrice della Biblioteca Universitaria di Pisa, la Dottoressa Angela Marseglia?

08/01/2014: Alcuni punti fermi e un po’ di date

Riproduciamo qui  le conclusioni operative del piano preparato dal MIBACT  e approvato nella riunione del 20 dicembre scorso dai Ministri Bray e Carrozza, dagli ingegneri del Ministero e dell’Università incaricati della perizia, dal Rettore Augello, dal Comune di Pisa rappresentato dall’Assessore alla Cultura, dalla Direttrice della Biblioteca Universitaria, dalla Presidente ABUP Frugoni.
C’è una data per la riapertura e c’è un programma delle cose da fare: la serietà di chi ha approvato questo piano si potrà misurare sui tempi e sui modi della sua attuazione.

28/12/2013: Al fine di fornire un’informazione corretta e documentata sulla vicenda della Biblioteca (e permettere così a chiunque di valutare la congruenza della perizia con gli annunci anticipati nei mesi passati e la fondatezza della stessa ordinanza di chiusura), crediamo doveroso allegare la parte conclusiva della perizia relativa al Palazzo della Sapienza (riportata anche sul sito dell’Università di Pisa: http://www.unipi.it/media/k2/attachments/conclusioni_Sapienza.pdf):

https://amicibup.files.wordpress.com/2013/12/conclusioni_sapienza.pdf

22/12/2013:  Socrate l’assessore
In un recente intervento polemico l’Assessore alla Cultura rivendica una socratica consapevolezza di non sapere. Il prestigioso pedigree appare poco appropriato, non tanto perché Socrate non sapesse di non sapere, ma perché non risulta fosse Assessore alla Cultura del Comune di Atene, e, per il poco che lo conosciamo, crediamo che, qualora tale carica o funzione gli fosse stata offerta, avrebbe modestamente rifiutato. Forse, a differenza di Dario Danti, avrebbe perfino rifiutato la carica di presidente del Museo della Grafica di Palazzo Lanfranchi. Proprio perché sapeva di non sapere,  lui.
Lasciamo stare Socrate: ma quanto al non sapere, l’Assessore sembra veramente preparato. Dà notizia nel suo illuminante blog (http://www.dariodanti.it/list_blog.php) di una iniziativa “Pisa, Casablanca, Essaouira, Ifitry in mostra al Centro SMS.  L’Arte Contemporanea sarà il ponte tra le due sponde del Mediterraneo”, certo consapevole di non sapere che tutte  le località marocchine indicate si trovano sull’Atlantico.  Lo stesso giorno lancia un altro evento e un altro ponte: “Moataz Nasr, la mostra dell’artista egiziano. Un ponte tra Pisa, Santa Croce e il Maghreb”, dove rivendica evidentemente il diritto di confondere l’Egitto e il Maghreb.  Stay tuned: l’Assessore certo saprà presto di non sapere molte altre cose.

20/12/2013: Dopo la riunione odierna presso il Ministero dei Beni e delle Attività Culturali e del Turismo.

Stamattina si è tenuta al Ministero dei Beni e delle Attività Culturali e del Turismo (MIBACT) una riunione per decidere del destino della Biblioteca Universitaria, presenti:

il Ministro dei Beni Culturali e del Turismo, Massimo Bray,

il Ministro dell’Istruzione, dell’Università e della Ricerca, Maria Chiara Carrozza,

il Segretario generale del Mibact Antonia Pasqua Recchia,

la Dottoressa Rossana Rummo, a capo della Direzione Generale per le biblioteche, gli istituti culturali ed il diritto d’autore,

la Dottoressa Isabella Lapi Ballerini, Direttore regionale per i Beni culturali e paesaggistici della Toscana,

il Dottor Paolo Carpentieri, Capo Ufficio Legislativo del MIBACT,

la Dottoressa Marta Ciafaloni, architetto della Soprintendenza per i Beni Architettonici, Paesaggistici, Artistici, Storici ed Etnoantropologici per le province di Pisa e Livorno,

la Direttrice della Biblioteca Marseglia,

il Rettore Augello,

l’Assessore alla Cultura Danti in rappresentanza del Sindaco,

la Professoressa Frugoni in rappresentanza dell’Associazione Amici BUP.

All’Associazione Amici BUP preme innanzitutto manifestare la propria riconoscenza al Ministro Bray per avere calorosamente invitato la Presidente in carica Professoressa Frugoni, mostrando vera sensibilità per le richieste di chi in biblioteca legge e lavora.

Dobbiamo poi osservare che il Rettore Augello non ha ritenuto di dover pubblicare prima di questa riunione la perizia sull’edificio della Sapienza, di cui l’ordinanza sindacale di chiusura lo aveva investito; va ricordato che in ragione dei ritardi di questa perizia la Biblioteca è rimasta chiusa per diciannove mesi.

Secondo gli esiti della riunione la riapertura della Biblioteca nella sua sede storica, obiettivo primo della nostra azione, è il punto centrale della strategia di recupero dell’immobile e sarà oggetto di un cronoprogramma da elaborare in una prossima riunione, prevista nel mese di gennaio.

Il Palazzo della Sapienza è antico ed estremamente grande e ha rivelato varie criticità, anche se non drammatiche, e avrà bisogno di una serie di concatenati interventi: per esempio, alleggerire di un poco il carico librario e intervenire massicciamente per quanto riguarda i porticati, il ballatoio e l’aula magna nuova. Le dislocazioni provvisorie di una parte del patrimonio librario, finalizzate all’alleggerimento dei carichi strutturali, potranno appoggiarsi sui locali del San Matteo, attualmente sotto restauro (ma i lavori sono in via di conclusione).

In accordo con i nostri migliori auspici, la perizia così faticosamente portata a termine è stata in questa riunione il quadro di una strategia che è, nel senso più ampio, di politica culturale. Come ha opportunamente sottolineato il Ministro Bray, la riapertura e la rivitalizzazione della Biblioteca è un evento importante non solo per studiosi e studenti, ma per tutta la città.

La nostra Associazione auspica vivamente che si possano superare i silenzi e le incomprensioni che si sono registrate in passato e che si possano realizzare gli obiettivi stabiliti nella riunione odierna.

17/12/2013: Dopo l’assemblea pubblica del 16 dicembre 2013.

Leggiamo stamane sulla “Nazione” un articolo sconcertante.

Il Rettore dichiara che, secondo la perizia che ancora non ha reso pubblica, tutto il palazzo della Sapienza è a rischio: smentendo così se stesso e il suo prorettore Paci, che dicevano (il 27.1.2013, senza alcuna perizia) che la Biblioteca aveva causato il dissesto.

Il Rettore dichiara poi di aver speso 372mila euro per la perizia, cui il Comune l’ha impegnato in quanto proprietario e responsabile dell’edificio e chiede che la Biblioteca ne paghi una parte: a che titolo, visto che il palazzo è dell’Università? Si chieda piuttosto quanto meno gli sarebbe costato effettuare una manutenzione regolare dell’edificio.

Il Rettore dichiara poi che i 1.200.000 euro promessi dal suo ministero non sono stati sbloccati, sicché si vede quale conto si può fare delle sue promesse (del 20.3.2013); d’altronde era forse troppo chiedere soldi senza essere stati in grado di produrre una perizia per 18 mesi. Non parla dei 1.500.000 da lui promessi nella stessa occasione, tratti del bilancio d’Ateneo.

Nello stesso articolo si dà notizia di una lettera di docenti e studenti del Dipartimento di Diritto, che lamentando la propria condizione di “homeless” richiedono di rientrare in Sapienza. Tanto più che Palazzo Ricci, come molti palazzi dell’Università, è risaputamente privo delle necessarie dotazioni antincendio. Però hanno sbagliato casella: è il Rettore che ha stabilito la chiusura dell’edificio, la deportazione degli studi e di tutti i libri, senza che allora si sia levata dal Dipartimento una voce di rimpianto. La casella giusta è quella della posta interna, destinazione Rettorato. Sennò rischia di finire sui giornali e di avere la nostra solidarietà. Solidarietà vera, anche perché è ovvio che se la Sapienza sarà sicura abbastanza per accogliere il Dipartimento, anche la Biblioteca potrà tornare alla sua funzionalità.

Infine. Pare che venerdì il Sindaco “voli” a Roma con il Rettore per un incontro con i Ministri competenti. Che cosa andrà a dire? Ha una posizione in merito? E perché non ne sappiamo niente? Il Sindaco va a Roma come nostro rappresentante?

04/12/2013:      Ricordo di Giovanna Bosco

Un anno fa, il 4 dicembre 2012, è venuta a mancare Giovanna Bosco, responsabile della sezione antichi e rari della Biblioteca Universitaria di Pisa. Nel corso dei suoi anni di servizio ha compiuto numerose ricognizioni sul fondo antico della Biblioteca, ha contribuito fattivamente alla catalogazione delle Cinquecentine e di parte delle Seicentine, e ha messo le proprie conoscenze a disposizione di molti studiosi. Era persona discreta, e non serve dire di più, perché ora ogni parola può risultare fuori luogo. Chi l’ha conosciuta vorrebbe, in ogni caso, ricordare il suo nome e il suo operare silenzioso, che molto hanno voluto dire per la Biblioteca Universitaria di Pisa.

29/11/2013: Parafrasando (liberamente) Victor Hugo: Se chiudete una biblioteca, aprite una prigione (o almeno uno slum per lo spaccio)

Diciotto mesi di solitudine (29 maggio 2012 – 29 novembre 2013)

Domani, 30 novembre, si celebrerà la Festa della Toscana, istituita per ricordare al mondo che la nostra regione per prima, nel 1786, ha abolito la pena di morte. La Toscana ricorda il lavoro e gli impegni degli intellettuali dell’epoca dei Lumi che scrivevano l’Encyclopédie e fondavano le biblioteche, portando a una rivoluzione che è alla base dei diritti civili dell’età moderna. Ma prima di entrare nel clima di festa, che onora la lungimiranza e la civiltà degli avi che hanno cancellato la barbarie della tortura e della pena capitale, corre obbligo di ricordare che a Pisa, nella città progressista per eccellenza, si rinuncia ai valori dell’Illuminismo condannando a morte la sua più antica biblioteca.

Il 29 maggio 2012 veniva chiusa per ordinanza del Sindaco Filippeschi la Biblioteca Universitaria, unica biblioteca ancora chiusa per il terremoto che colpì … l’Emilia. Da allora sulla vicenda è calato un silenzio imbarazzato: nessuna autorità cittadina ha mai indicato un termine per la riapertura. Non il Comune, che ha emesso l’ordinanza, non la Provincia, che ha il compito di promuovere la cultura sul territorio, non l’Università, che è proprietaria e dunque responsabile dell’edificio della Sapienza. Ora, e la notizia è freschissima, si viene a sapere che, nottetempo, in Sapienza si spacciano stupefacenti.

A più riprese è stata annunciata e rinviata, sempre attraverso fonti di stampa e noncomunicati ufficiali, una perizia strutturale, che tuttavia non sostituisce certo una decisione, che deve essere politica e gestionale, sul futuro della Sapienza.

A più riprese l’Associazione degli Amici della Biblioteca Universitaria di Pisa ha cercato di riportare all’attenzione della cittadinanza il problema: ha avuto dagli organi competenti solo risposte vaghe, non impegnative e spesso contraddittorie. Vediamo le questioni sul tappeto.

La Biblioteca: una ricchezza per Pisa. La Biblioteca Universitaria di Pisa ha buone ragioni per essere considerata la seconda biblioteca toscana dopo la Biblioteca Nazionale Centrale di Firenze. Si tratta di un luogo altamente qualificante per l’Università e per la città tutta: la sola disponibilità delle riviste correnti, in formato cartaceo ed elettronico, permette a chi voglia fare ricerche aggiornate e competitive di soddisfare le più svariate esigenze; il fondo locale – la cosiddetta Sezione Toscana – è l’unico che possa documentare con completezza quanto avvenuto nel corso dell’ultimo secolo a Pisa e nella sua provincia; il fondo antico nasce da una costola della già citata Biblioteca Nazionale Centrale di Firenze e in esso vi si conservano esemplari unici o di estrema rarità, a partire dal nucleo librario, che non ha pari al mondo, dedicato al Gioco del Ponte pisano. Spesso si dimentica come, grazie alle pubblicazioni pervenute per deposito legale, la Biblioteca Universitaria sia l’unico istituto pisano a possedere tutto ciò che viene pubblicato nella provincia di Pisa: le annate complete de Il Tirreno o de La Nazione, per dirne una, o le pubblicazioni di case editrici che hanno fatto la storia di Pisa quali la storica Nistri Lischi, o le più recenti ETS e Il Campano. La Biblioteca Comunale di Pisa, sita attualmente presso il centro di San Michele degli Scalzi, non dispone di tutta questa documentazione: non si tratta di recriminare, ma solamente di sottolineare la specificità dell’Universitaria nel confronto con altri istituti. La Biblioteca Universitaria rappresenta una memoria storica insostituibile per la città di Pisa.

Questa memoria si può perdere senza una distruzione fisica dei libri, che non è, ci auguriamo, nei programmi di nessuno (ma s’è detto che non vi sono espliciti impegni in questo senso). A voler ascoltare una voce insistente, qualcuno vorrebbe che il Ministero dei Beni e delle Attività Culturali e del Turismo (MIBACT) cedesse la Biblioteca al Ministero dell’Università e della Ricerca (MIUR), cioè all’Università di Pisa: è un’ipotesi sulla quale conviene riflettere. Anzitutto, l’Università può permettersi una simile spesa? Il caso della Biblioteca Universitaria di Bologna, unica in Italia che sia passata sotto la direzione dell’Università, non ha tratto grandi guadagni da un simile cambio: anzi! Può dunque l’Università di Pisa garantire i servizi necessari al funzionamento della Biblioteca, alla conservazione dei documenti e delle serie più delicati, alla doverosa valorizzazione dei fondi più preziosi? Si tratta di funzioni per le quali il Servizio Bibliotecario di Ateneo, pur meritorio, non ha alcuna struttura né esperienza. Come sarà inquadrato il personale della biblioteca nel ruolo universitario? Su questo scoglio è incagliata la vicenda della Universitaria bolognese, che da tredici anni conosce solo pensionamenti e nessuna risorsa, con la conseguente limitazione dei servizi. Qualcuno ha idea di come verrà gestito il Palazzo della Sapienza, centrale nell’urbanistica e nella storia di Pisa? Il Rettore ha dichiarato più volte che una parte rappresentativa (e non vorremmo significasse ‘di rappresentanza’) della Biblioteca resterà in Sapienza; ma ha frettolosamente sgombrato la parte dell’edificio da lui dipendente, e ora la sede della Biblioteca Giuridica è ufficialmente in Via Volta e i libri per la massima parte in deposito.

Cultura e figuracce. La città di Pisa si è candidata a Capitale europea della cultura per il 2019: ma alla prima selezione è stata eliminata. Ci saranno stati vari motivi. Ma come può una città che si candida a capitale della cultura non avere una biblioteca adeguata? Una biblioteca, cioè, che sappia parlare a tutte le fasce cittadine – che, nel caso di Pisa, significa cittadini, allievi delle scuole superiori, docenti universitari, studenti, studiosi? Due altre città, al pari di Pisa, si sono candidate a capitali europee per la cultura del 2019 e, a differenza di Pisa, hanno passato la prima selezione: la città di Siena ha una splendida biblioteca, quella degli Intronati, che tiene con il massimo riguardo, e la città di Ravenna, che ha subito effettivi danni a seguito delle scosse di terremoto del maggio 2012, ha effettuato lavori di verifica strutturale sugli edifici di quel gioiello che è la Biblioteca Classense e ha riaperto le proprie porte dopo 3 (tre) mesi. In entrambe le città, va detto, le biblioteche hanno il ruolo di conservare gli splendidi tesori della cultura locale (e peraltro di rilevo mondiale), ma anche quello di fornire al lettore comune l’ultimo best seller: ruoli che non rientrano tra i compiti di un servizio bibliotecario dell’Università

Da ogni parte del mondo sono arrivate, tramite le petizioni nate a ridosso della chiusura della Sapienza, lettere di sostegno: tra queste, anche quelle di alcuni europarlamentari di stanza a Bruxelles, tra i quali figura Gianni Vattimo, intellettuale di alto profilo che ben rappresenta l’Italia al parlamento europeo. A Bruxelles, insomma, è noto cosa è successo a Pisa nel maggio 2012, e c’è da pensare che la faccenda della Sapienza possa aver pesato nell’eliminazione di Pisa dalla rosa dei candidati: a tutti sarà dunque immediatamente chiaro quale danno, anche economico, è venuto da una tale eliminazione. Ora si tenta di rimediare instaurando una collaborazione con le finaliste: vada come deve andare. Ma la nostra città che – si sostiene – vuol mettere la cultura al primo posto, dovrà concorrere con l’handicap di una biblioteca chiusa non si sa bene perché.

Danni economici. A voler seguire tutte le tappe di questa vicenda scorrendo i giornali, si rimane una volta di più costernati dall’aspetto grottesco di alcune dichiarazioni. Bisognerebbe fare prima o poi una storia di tutti i comunicati relativi alla sospirata perizia, prima da presentare entro dieci giorni dalla chiusura del palazzo (così il 29 maggio 2012); poi, secondo le parole del Rettore, pronta prima dell’estate 2013 (15 maggio 2013); poi, stando ad altre voci, entro la fine di ottobre 2013 o al massimo entro la prima metà di novembre (18 ottobre 2013); ora – la notizia è dello scorso 26 novembre 2013 –, dovrebbe essere divulgata ai primi di dicembre. Arriverà mai questa perizia? Non per altro, se non perché, in tutta questa bagarre, si tende a mettere in secondo piano un problema che è in realtà centrale: quello economico. A più riprese si è letto dei danni consistenti subiti dai negozi che afferiscono (o afferivano) a piazza Dante e al quadrilatero della Sapienza: uno per tutti, la storica cartoleria Toncelli sta chiudendo, tra l’altro, anche a seguito dello sbarramento della Sapienza. I danni legati a tale chiusura sono ingenti, e i negozianti di piazza Dante potrebbero argomentare con dovizia di dettaglio quali siano stati affrontati negli ultimi mesi. C’è, a ben vedere, un altro tipo di problema economico, di cui si parla di rado: si vuol trovare nel “peso dei libri” della Biblioteca il responsabile di tutti questi problemi. Ma quanto costa spostare tutti i libri in altra sede, come qualcuno voleva proporre? Chi paga tutto ciò? O meglio, chi pagherà tutto ciò? Perché con le tasche degli altri tutto diventa più facile: pagheranno senz’altro le prossime amministrazioni, pagheranno soprattutto i cittadini. Ma quanto costerà, dopo i lavori di verifica, rimettere tutto a nuovo? Chi affronterà tutte le spese per far ritornare la situazione a quella precedente al maggio 2012? Chi ripristinerà gli indotti che gravitavano attorno a Piazza Dante? E, soprattutto, con quale tempistica?

Insomma: nulla è noto ancora dell’entità dei danni provocati dal terremoto del maggio 2012 all’edificio della Sapienza: una perizia accurata è certo opportuna, ma non si può nonnotare l’enorme ritardo con cui si svolge. Di fatto nessuno sa – e nessuno sente il dovere di spiegare – cosa stia succedendo dentro le mura della Sapienza: che tipo di verifiche strutturali si stiano compiendo, quali siano gli effettivi pericoli, dove siano situate le criticità strutturali di cui ci si lamenta. Da tempo l’Associazione degli Amici della Biblioteca Universitaria di Pisa sollecita un’assemblea pubblica in cui le autorità cittadine e il Rettore dell’Università di Pisa, proprietario dell’immobile, presentino un quadro della situazione e il piano dei lavori attualmente in corso. Ad oggi, nessuna risposta. A un anno e mezzo dalla chiusura, la domanda è  ancora attuale: quando sarà possibile avviare un confronto pubblico tra la cittadinanza, l’Università e le autorità cittadine e sapere cosa è successo e cosa sta succedendo in Sapienza? Quando si sapranno i risultati della perizia sull’edificio della Sapienza? Chi dovrà, alla fine, pagare i conti con questa incresciosa vicenda di fronte alla quale nessuno sembra voler impegnarsi?

E come non bastasse, giunge ora la recente notizia di incontri notturni e di spaccio di stupefacenti all’interno della Sapienza: fatti di cui, a ben vedere, si sussurrava in città già da un po’. E si tratta, si noti, di persone entrate con le chiavi: la guardia giurata è stata attivata solo da un paio di settimane. Cosa è successo dentro alla Sapienza? E sia lecito dirlo, quali responsabilità avrà l’attuale proprietario dell’immobile di fronte a eventuali danni e a eventuali perdite?

Chiara Frugoni

Andrea Bocchi

Eliana Carrara

Carlo Alberto Girotto

Anna Siekiera

(Associazione degli Amici della Biblioteca Universitaria di Pisa)

28/11/2013: La congiura del silenzio

Di fronte alle notizie, giunte negli ultimi giorni, sempre più allarmanti sulle condizioni di pesante degrado del Palazzo della Sapienza posto, lo ricordiamo, sotto la piena e completa custodia del suo proprietario, l’Università di Pisa nella persona del Rettore, non una sola voce di spiegazione (e men che mai di giustificazione nei riguardi della cittadinanza tutta ed in primis degli studenti) è giunta dal Professor Augello, così come dal Sindaco Filippeschi, estensore dell’ordinanza che dal 29 maggio 2012 ha interdetto l’ingresso nell’edificio a chiunque non strettamente autorizzato perché pericolante, e dall’assessore Dario Danti, capace però di rivolgersi con toni di aspra contumelia nei confronti della nostra Presidente, Chiara Frugoni (http://www.puntoradio.fm/…/files/podcast/2013-11-08.mp3 più o meno dal minuto 4).

Il problema della Biblioteca Universitaria collocata all’interno del Palazzo (non sappiamo ancora per quanto, come ha ben messo in evidenza Tomaso Montanari nel suo articolo di ieri sul “Fatto Quotidiano”) NON ESISTE.

Anzi – ci siamo sbagliati – NON ESISTE più neppure una BIBLIOTECA, e così il Palazzo rimane libero e disponibile per essere la vetrina pregiata dell’Università di Pisa (feste eleganti e slums per lo spaccio di stupefacenti permettendo, ovviamente).

 

27/11/2013: In merito alle notizie riportate da “La Nazione” di oggi:

Come siamo stati ingenui e sprovveduti noi di Amici BUP quando abbiamo proposto APERTAMENTE e PUBBLICAMENTE (e non con “piani segretissimi” o con lettere riservate) che il Palazzo della Sapienza fosse riservato tutto alla Biblioteca Universitaria di Pisa, in modo da utilizzare al meglio gli spazi, resi ora disponibili, per altre sale di lettura e di consultazione (con nuova strumentazione digitale e cataloghi informatizzati), e da divenire così anche un centro importante di aggregazione nel cuore della città, di cui Pisa ha sempre più bisogno e urgente necessità. Altre erano, invece, le soluzioni brillanti prospettate; da Pisa, infatti, giunge oggi una lezione di economia aziendale all’avanguardia: come far sfruttare, anche di notte e non solo di giorno, luoghi già deputati alla cultura, così da MONETIZZARE con rara efficacia le risorse del MIUR, del MIBACT e, perché no, anche le imposte dei cittadini pisani e le tasse universitarie degli studenti (E. Carrara).

 

26/11/2013: In merito alle notizie rese note da “La Nazione” di oggi:

Gli AmiciBUP apprendono allibiti che la Sapienza, sede secolare dell’Università e della Biblioteca Universitaria, luogo centrale della storia pisana e nazionale, oltretutto chiusa a chiunque per accertare gli eventuali danni del terremoto del maggio 2012, è stata teatro di incontri clandestini e utilizzata per la preparazione di stupefacenti. Che ciò avvenga in un immobile pubblico sottoposto a particolare sorveglianza ha dell’incredibile e suscita legittimi sospetti sulle finalità della chiusura e sulle modalità della sorveglianza. Anche su un altro piano la notizia ci colpisce: essa dimostra che è insostituibile la funzione di presidio contro il degrado che una biblioteca, anzi ogni biblioteca ben condotta esercita. Ma siamo sicuri che la biblioteca sia ancora integra? Se si può entrare in Sapienza con degli stupefacenti, è così difficile uscirne con delle cinquecentine?

24/11/2013: Carotaggi in conto terzi (Andrea Bocchi e Anna Siekiera per Amici BUP):

Si portano tantissimo, quest’autunno, i carotaggi. Il nostro corrispondente trends&fashion sottolinea come le istituzioni di punta della città di Pisa non possano ormai farne a meno in qualunque intervento pubblico. Ma il nostro consulente strutturista ci fa presente che i carotaggi non sono bons à tout faire: non fanno parte cioè dell’armamentario professionale dei bibliotecari. In questo il nostro tecnico è categorico: benché il carotaggio indubbiamente si porti bene su tutto, i suoi costi e fini pertengono all’aspetto edilizio-strutturale, non a quello dell’esame bibliografico; in concreto, trapanare un esemplare del 1758 dell’Encyclopédie non si fa, così come un ingegnere civile difficilmente potrebbe giustificare come elemento di sostegno strutturale il codice grammaticale di Francesco da Buti usato per pareggiare un comodino.
Conseguentemente il nostro esperto di contabilità e capitolati ammonisce che, come non si può stornare l’acquisto di manoscritti alfieriani nel capitolo «Ripristino strutturale comodini ballonzolanti», così appare improprio mettere a conto terzi il riassetto edilizio di un immobile storico, cioè farsi pagare il restauro di un edificio mettendolo in conto alla biblioteca che esso contiene. Insomma tener chiusa una biblioteca per carotaggi non dà diritto a far pagare alla biblioteca i carotaggi, ancorché decorativi, che riguardano l’edificio. Ci sono solo due strade: o si lavora su un progetto che renda funzionali alla biblioteca gli spazi e strutture dell’edificio, e si ragiona tutti insieme sui costi, oppure gli oneri di riassetto, restauro, ripristino e messa in sicurezza toccano al proprietario del palazzo.

E  dopo il Consiglio Comunale del 12 novembre (http://www.comune.pisa.it/it/default/12663/Seduta-Consiliare-del-12-novembre-2013.html, dal minuto 17 in poi)

chiediamo di sollecitare la riapertura della Biblioteca Universitaria di Pisa, ricordando che nel maggio 2012, dopo i primi accertamenti sull’edificio della Sapienza, non si è ravvisato nessun danno alle strutture (http://intranews.sns.it/intranews/20120526/SIQ6273.PDF). In Emilia e in Romagna, le biblioteche veramente danneggiate dal sisma sono state riaperte parzialmente pochi mesi dopo il terremoto, e dopo i controlli necessari (p. es., la Biblioteca Comunale Ariostea di Ferrara; la Classense di Ravenna).

RICORDIAMO che il Ministero dei Beni Culturali aveva già finanziato e realizzato importanti lavori di adeguamento dei locali della BUP più di dieci anni fa (porte blindate, sistema d’allarme antincendio e anti-intrusione, abbattimento delle barriere architettoniche), con una spesa ingente e tutta documentata. In quel momento, facendo interventi sui muri, non furono rilevati né crepe, né cedimenti per il «peso» eccessivo dei libri sui solai.

10/11/2013:  Tutto va bene per l’Assessore alla Cultura del Comune di Pisa
Lo scoop è che l’assessore Dario Danti ha trovato il tempo di andare in Sapienza. Pensate, a solo sei mesi dal suo insediamento e a diciassette dalla chiusura della Biblioteca! Ancora scioccato dall’esperienza, ne ha parlato venerdì scorso in un programma radiofonico (http://www.puntoradio.fm/sites/default/files/podcast/2013-11-08.mp3). Purtroppo non ce ne ha detto nulla, se non che ci sono tanti libri, si vede che non c’è abituato. Ah, ha ripetuto una notizia letta su Facebook, cioè che ci sono i condizionatori che sfigurano il palazzo: peccato che li abbia collocati non la Biblioteca Universitaria ma la ex Facoltà di Diritto, sicché si capisce quanto stia a cuore dell’Ateneo – e del Comune, evidentemente – anche il decoro della Sapienza. Nient’altro. Dall’assessore alla cultura di una città che si candida a Capitale europea della cultura, francamente, ci aspettavamo qualcosina di più che la panzana dei condizionatori. Speriamo torni in Biblioteca e si informi da altri piuttosto che dal proprietario dell’edificio. Anche solo dal suo collega Andrea Serfogli, Assessore al Bilancio, che mezz’ora dopo, nella stessa trasmissione, ha detto chiaro e tondo due cose ormai ovvie per tutti, e cioè che la biblioteca resta dov’è e che il ritardo della perizia è intollerabile.
Ma se tutto va bene per  l’assessore alla cultura, noi vorremmo capirci qualcosa di più. La Giunta condivide il rinvio da dieci giorni a venti mesi della consegna della famosa perizia? Il Comune è disposto a finanziare il recupero della struttura, visto che l’Ateneo dice di non avere i fondi necessari? E perché dopo il terremoto del maggio 2012 Pisa non ha dichiarato lo stato d’emergenza per ricevere i finanziamenti straordinari per procedere al recupero degli edifici daneggiati dal sisma (pare, del resto, solo la Sapienza)? Che cosa ha intenzione di fare il Comune per sostenere l’ormai evidente sofferenza degli esercizi commerciali della zona? I libri della Biblioteca devono restare in loco, e va bene: ma non vorrà il Sindaco sollecitare presso il proprietario e responsabile dell’edificio, cioè l’Ateneo, la consegna della perizia e soprattutto la riapertura del servizio ai cittadini, agli studenti e ai ricercatori? Possibile che non ci sia, non diciamo un progetto condiviso, ma neppure una dichiarazione di intenti, né da parte del Sindaco o dell’assessore competente (nel senso, beninteso, che la cosa gli compete), né da parte del Rettore dell’Università? Chi amministra questa città e chi presiede la sua azienda più importante, nonché proprietaria dell’edificio storico, ha una vaga idea di cosa fare della Sapienza? Perché non vuole dirla pubblicamente?

27/10/2013: Amici Bup in merito al comunicato di Sel Pisa Città del 23/10/2013:

Come già è accaduto ieri in risposta alla breve nota del Sistema bibliotecario di Ateneo diffusa tramite le colonne de “La Nazione” del 26 ottobre 2013,

Amici Bup non può che registrare con favore la presa di posizione in merito alle sorti della Biblioteca Universitaria da parte del Circolo Pisa Città di Sinistra Ecologia e Libertà, postata sulla pagina facebook il 23 ottobre scorso e sul sito il venerdì successivo, 25 ottobre.

La nota, però, arriva a un anno di distanza dalla riunione  alla quale gli Amici BUP venivano rappresentati dall’ex presidente e ora Socio onorario, Adriano Prosperi, mentre la richiesta, presentata dal consigliere di minoranza, di far partecipare la nuova presidente ABUP, Chiara Frugoni, alla CUT di quest’anno non è stata accolta.

Sarebbe certo bene instaurare un tavolo di discussione, fra i principali soggetti coinvolti e TUTTE LE FORZE POLITICHE, improntato ad un confronto e ad una collaborazione leali, basato su dati certi, oggettivi e, soprattutto, fededegni.

Avvertiamo pertanto che:

  • i volumi della Biblioteca non sono 110.000 ma superano di gran lunga i seicentomila, e vanno considerati anche i fondi manoscritti e le collezioni di stampe e di disegni (basti qui ricordare il Fondo Rosellini e il famoso Hortus pisanus); 110 mila erano i volumi della Biblioteca giuridica dell’Ateneo, sita in Sapienza e inesorabilmente svuotata nel giugno del 2012.
  • I libri sono tutti CATALOGATI nel catalogo cartaceo, ma non è COMPLETO il catalogo ON-LINE, e la Biblioteca ha avviato anche la digitalizzazione dei propri fondi, digitalizzazione particolarmente significativa per quel che concerne la stampa periodica ottocentesca.

Ricordiamo poi che:

  • il MIBACT aveva già finanziato e realizzato importanti lavori di adeguamento dei locali della BUP più di dieci anni fa (porte blindate, sistema d’allarme antincendio e anti-intrusione, abbattimento delle barriere architettoniche), con una spesa ingente e tutta documentata.
  • per la Biblioteca Universitaria di Pisa sono stati stanziati lo scorso anno e a più riprese finanziamenti tanto dal MIBACT  che dal MIUR, per una cifra totale che rasenta i due milioni di euro, come abbiamo più volte ricordato (si veda in particolare in data 21/03/2013 ).

Ci chiediamo allora:

  • tali finanziamenti sono effettivamente giunti nella disponibilità del proprietario dell’immobile?
  • E se sì, sono già stati spesi e in che modo?

Riteniamo legittime tali domande soprattutto perché solo con tali risposte e con la presentazione celere e palese della perizia (attesa anch’essa da oltre un anno) sarà possibile fugare ogni dubbio di ulteriori dilazioni o, peggio ancora, di un vergognoso rimpallo di responsabilità.

In definitiva, se l’Ateneo non ha fondi sufficienti per la manutenzione di tutti gli edifici e quindi ha bisogno di finanziamenti per ristrutturare la Sapienza, con quali risorse pensa di accollarsi il fardello della manutenzione ordinaria della BUP e del suo Personale? Abbiamo citato più volte il caso della Biblioteca Universitaria di Bologna: passata nel 2001 all’Alma Mater bolognese, oggi manca di finanziamenti per gli aggiornamenti bibliografici .

Last but not least:

  • la Biblioteca Universitaria di Pisa è un luogo di studio e di lavoro e – cosa che viene spesso dimenticata – di RICERCA. Se si chiudesse d’imperio per un anno e mezzo un laboratorio di biologia o di chimica, si avrebbe lo stesso scempio che ora si sta perpetuando con la chiusura prolungata della BUP a danno dei laureandi e di tutti quei ricercatori che utilizzano il patrimonio della Biblioteca per i loro studi; numerose lettere da tutto il mondo testimoniano quale valore scientifico abbia la BUP per eminenti specialisti del settore umanistico.


26/10/2013: Amici Bup in merito alla nota apparsa su “La Nazione” del 26/10/2013:

Da “La Nazione” di oggi, 26 ottobre 2013:

“Sapienza, l’ateneo precisa: «Nessuna contrapposizione della biblioteca universitaria».

È il sistema bibliotecario di ateneo a sentire «l’esigenza di esprimere e ribadire il proprio interesse per le sorti del patrimonio bibliografico della Bup e di fare proprio l’auspicio di un celere ripristino della piena funzionalità della struttura».

In seguito alla battaglia di dipendenti e Amici Bup per la sorte della Biblioteca, chiusa da un anno e 5 mesi, e ai sospetti di un passaggio della Bup al Mibact all’Università, il sistema bibliotecario di ateneo rimarca che «le due strutture, sebbene di due istituzioni diverse, hanno origine storica comune e sono parte di un medesimo sistema bibliotecario cittadino che vuole garantire servizi di qualità».

«Numerose le collaborazioni fra le due strutture», e – continua la nota – «le biblioteche dell’Università di Pisa curano e valorizzano il proprio materiale antico, in un complesso di attività quotidiane, con cui rendono accessibili a utenti interni ed esterni il proprio patrimonio. La situazione della Bup non deve essere interpretata come una contrapposizione».”

 

Amici Bup non può che registrare con favore la presa di posizione dell’Ateneo in merito alle sorti della Biblioteca Universitaria.

È solo con la nota odierna riportata da “La Nazione” – nella forma di un pronunciamento anonimo – che finalmente, a distanza di così tanti mesi, viene riconosciuta l’importanza del patrimonio della Biblioteca Universitaria (ricordiamo che subito dopo la chiusura esso era stato destinato al tristemente famoso magazzino ex-Poste di via Corridoni) e che viene sottolineata la necessità di una pronta riapertura dell’edificio della Sapienza.

Non vorremmo tuttavia che, nell’ottica di un’unitarietà improvvisamente avvertita e da ricostituire in tutta fretta e a tutti i costi, per un’istituzione che contiene centinaia di manoscritti e cinquecentine si profilasse il pericolo di un inglobamento all’interno di una struttura che di testi antichi arriva a malapena a contarne poche decine.

Rimarchiamo infine che in un tale progetto di radicale e miope accentramento vanno almeno garantite adeguate prospettive di carriera e di inquadramento professionale al personale dell’una e dell’altra istituzione. Perché tutto ciò ha un suo costo, che è ben superiore a quello di qualche catalogo e di una mostra, per quanto realizzati con le migliori intenzioni.

23/10/2013: In merito al “Punto” di ieri riceviamo e volentieri pubblichiamo la lettera della Dottoressa Sandra Di Majo (Presidente AIB Toscana):

Ho letto spero con sufficiente attenzione il documento. Certamente sono anch’io ben indignata del tempo preso da una perizia, tanto che sono portata a credere che la perizia sia solo un pretesto, un modo molto consueto in Italia per portare alla lunga ogni decisione scomoda. Sono anche contenta di sentir parlare di un tavolo delle trattative, dove si possa ragionare serenamente sulla soluzione migliore, avendo presente tutto il quadro della situazione bibliotecaria pisana. Nessuna biblioteca, può, in particolare oggi, considerarsi un’isola ed agire come tale. Andrebbe sicuramente incontro ad un fallimento. Mi ha particolarmente colpito un punto del comunicato «La Biblioteca Universitaria di Pisa è la spina dorsale della Sapienza». Sono d’accordo, ma questa affermazione non richiederebbe di guardare al passaggio dal Ministero all’Università con minore ostilità, ad analizzarlo prima di rifiutarlo a priori?

Risponde per Amici BUP Andrea Bocchi:

Cara Dottoressa Di Majo,
sono personalmente d’accordo con Lei, come d’altra parte mi capita sempre, grazie al suo argomentare pacato e razionale: una grande Università necessita di una grande Biblioteca; ma non sempre la valorizza. Nel caso di Pisa, che manca di una altra grande biblioteca di conservazione e anche di una biblioteca che parli a chi universitario non lo è o non lo è più, l’omologazione della Sapienza alle altre biblioteche dell’Università sarebbe una perdita secca. Tanti, troppi segnali ci dicono (e attendiamo speranzosi una smentita
ufficiale e impegnativa) che il patrimonio librario verrebbe disperso per mille rivoli, la sala di consultazione smembrata, i fondi seicenteschi e settecenteschi, ancora mal catalogati, trattati come un bagaglio pesante e inutile. Per essere concreti, Lei stessa, dovendo cercare una cinquecentina o prendere in prestito un libro dell’anno scorso, dovrebbe vantare il Suo ruolo decisivo nella crescita della Biblioteca SNS e contare sulla doverosa comprensione dell’inserviente: sperando che non sia necessario rovistare alla rinfusa in qualche scatolone tra duemila altri nel basso Valdarno.
Per fare una grande biblioteca ci vogliono secoli: per disperderla, un solo provvedimento, preso magari con le migliori intenzioni. E una volta che i libri fossero in possesso di un ente che non è fatto per valorizzarli, ma può gestirli senza doverne rispondere a nessuno, non ci resterebbero neppure i cocci da rimettere insieme, come è successo, nell’ultimo anno (e nel silenzio) delle biblioteche di Diritto privato e di Geografia: il prof. Prosperi ha invano cercato un’opera in tre volumi che stava a Diritto, e ne ha trovato solo un tomo a Montacchiello.
Certo, se una nuova gestione prevedesse una rinnovata sala manoscritti e rari, una più ampia sala di lettura, un accesso libero a riviste aggiornate, un servizio di prestito efficace, una presenza viva  nella cultura cittadina, insomma più soldi e più intelligenza, nessun amico della BUP le si opporrebbe. Ma non conosco nessun amico della BUP che, considerata la mancanza di pubblici impegni da parte dell’Ateneo e il malcelato proposito di risolvere il problema nella maniera più sbrigativa, creda realistica questa prospettiva.

22/10/2013: Si dà conto delle iniziative parlamentari a favore della Biblioteca Universitaria e si chiede, ancora una volta, la pubblicazione della perizia attesa ormai da molti mesi.

La Sapienza: una Concordia spiaggiata in piazza Dante.

Lo aveva già fatto Paolo Fontanelli (PD) subito dopo la chiusura della Biblioteca Universitaria di Pisa per la scossa del terremoto in Emilia, ora, a distanza di un anno e mezzo, il M5Stelle ripropone la questione del futuro della BUP in sede di interrogazione parlamentare (la prima è stata presentata il 17 ottobre dal senatore Maurizio Romani, <m.youtube.com/watch?v=Y12LDo73MEA&desktop_uri=%2Fwatch%3Fv%3DY12LDo73MEA>, mentre una seconda è in discussione alla Commissione Cultura della Camera).
Dopo la recente visita pisana dei due ministri, Carrozza e Bray, che hanno sottolineato il loro impegno per la rapida riapertura della sede della più importante biblioteca cittadina, l’Associazione degli Amici della Biblioteca Universitaria continua a rilanciare l’idea di un tavolo comune fra l’Università, proprietariadell’immobile, il MIBACT, al quale appartiene il patrimonio librario conservato da secoli in una parte della Sapienza e le Associazioni come quella degli Amici dei Musei e noi ABUP. La Biblioteca è stata chiusa il 29 maggio 2012 per un “sospetto” pericolo di crolli (mai accertato). Delle ricchezze bibliografiche e artistiche della Biblioteca abbiamo parlato più volte e sul nostro sito (https://amicibup.wordpress.com) e nelle lettere aperte a diverse istituzioni. Vogliamo ricordare che, più di dieci anni fa, il Ministero dei Beni Culturali e Ambientali ha già eseguito tutti i lavori necessari per dotare la sua Biblioteca di impianti a norma (adeguamento alla prescrizione di prevenzione degli incendi) e per eliminare le barriere architettoniche, installando porte con l’apertura a spinta e un allarme. Roma, insomma, ha fatto quel che doveva con contributi, anche recenti, dei Ministeri (sia MIBACT che Miur) mentre Pisa latita, malgrado gli interventi di diverse forze politiche.

Gli Amici della Biblioteca Universitaria di Pisa continuano a ripetere con forza le proposte concrete per assicurare la piena fruizione di questo monumento cittadino che è la Sapienza: la veloce consegna della perizia e la pronta riapertura, anche parziale, dell’edificio. Nel contesto della carenza delle Aule studio, si propone di rilanciare l’idea della grande biblioteca in una Sapienza che racchiuda vari posti con funzioni diverse. Tutto questo contribuirà a un rapporto migliore fra gli studenti e i professori, decongestionando le biblioteche dei dipartimenti e farà ritornare piazza Dante un centro vitale per la città, la sua cultura, il turismo e i suoi commerci. La Biblioteca Universitaria di Pisa è la spina dorsale della Sapienza e non la nave Concordia che disturba il paesaggio e l’attività dei cittadini. Forse molti lo capiranno soltanto quando l’avremo irrimediabilmente persa.

8 ottobre 2013: Si pubblica, in data odierna, la lettera che Chiara Frugoni, Presidente di Amici Bup, ha inviato al Ministro Massimo Bray il 4 ottobre scorso:

Signor ministro Bray,

la prego di dedicarmi due minuti per leggere fino in fondo questa lettera.

Un bravissimo giornalista del giornale “il  Tirreno”, che aveva preannunciato la volontà del rettore di chiudere la Biblioteca Universitaria ospitata nel palazzo della Sapienza alcuni giorni prima dei supposti danni ricevuti dal terremoto  di Reggio Emilia – che in tutta Pisa avrebbero colpito solo questo edificio – ha preannunciato in un suo articolo il molto probabile passaggio della Biblioteca Universitaria (solo di nome, di fatto statale) all’Università.

 Se questo avvenisse sarebbe  un colpo mortale alla cultura della città e della biblioteca stessa. Cosa avverrebbe?  La Biblioteca verrebbe  verosimilmente smembrata;  i libri inscatolati  non si sa per quanto finirebbero poi  nelle varie sedi in cui è divisa  quella che era una volta la Facoltà di Lettere, secondo i desideri, che già si sono mobilitati, degli attuali docenti. In queste sedi ci sono già piccole e stracolme biblioteche  con un loro personale,  per cui l’attuale personale della Biblioteca Universitaria della Sapienza risulterebbe pletorico  e dunque potrebbe  essere  smistato in altri luoghi e in altre città. Questo è uno scenario probabile ma non lontano dalla realtà.

Fatto importantissimo: la Biblioteca della Sapienza NON ha un catalogo on-line: in queste circostanze per gli utenti diventerebbe impossibile trovare i libri. Inoltre, durante i vari traslochi sarà facilissimo strappare una scheda e fare sparire un libro. Nel catalogo cartaceo i libri hanno la collocazione che rimanda agli scaffali  che si trovano nel palazzo della Sapienza. In quanti anni saranno ricatalogati il libri che verranno spostati? Ci sono inoltre libri dei fondi antichi che non risultano nel catalogo cartaceo. Facilissimo farli sparire mentre si inscatola.

Il Palazzo della Sapienza ospita al primo e al secondo piano la Biblioteca Universitaria. Il pianterreno è ora vuoto perché Giurisprudenza e la sua biblioteca  si sono spostate.

Ci sono migliaia e migliaia di metri di scaffali vuoti. La soluzione sarebbe semplicissima: fare scendere al pianterreno un po’ di libri della Biblioteca Universitaria per alleggerire le strutture e darle la possibilità di accettare nuove acquisizioni. Una bella sala di consultazione al piano terreno, dotata di collegamento  in rete che in tutta Pisa manca,  permetterebbe agli studenti di studiare in modo decente e ai cittadini di imparare ad andre a leggere in Biblioteca creandosi così, con una spesa modesta, un vero centro di aggregazione sociale.

La  famosa perizia che  deve valutare i supposti danni del terremoto , dopo un anno e mezzo di chiusura della Biblioteca, ancora manca, tuttavia, pur mancando la perizia, sessantamila libri saranno dirottati in un edificio non vicinissimo alla Biblioteca, ai locali della Soprintendenza attigua al Museo di San Matteo. Per riattarli già si sono spesi centinaia di migliaia di euro per poi scoprire che le strutture non si possono caricare e che quindi anche il trasloco deve essere modesto. Tuttavia, già così è iniziata la morte della Biblioteca che per secoli è stato nella sua sede storica al centro della città, generando anche un indotto notevole  per i bar, i ristoranti le librerie e i negozi che la circondano.

Il ministro Ornaghi aveva scritto che la biblioteca Universitaria con i suoi libri doveva rimanere dove è ora.

Il rettore  intende fare del palazzo della Sapienza  una sede di rappresentanza, per convegni ed incontri,  con i libri più belli e preziosi esposti in vetrina (così non si potranno nemmeno più consultare). L’idea dei libri in bella mostra mi è stata personalmente illustrata.

La terribile operazione decisa da funzionari ministeriali  che non conoscono le realtà locali e i relativi problemi avviene senza che la direttrice della biblioteca sia stata coinvolta, senza alcun dibattito pubblico.

Siamo un paese che legge sempre meno; lei verrà con la Ministra Carrozza a  illustrare il futuro dei libri, mentre  di fatto ci si appresta con una sciagurata operazione a  sottrarre i libri alla comunità e a chi  ha nei libri  lo strumento  del proprio lavoro: gli studiosi e gli studenti.

Ci pensi, signor Ministro, parli con la direttrice della Biblioteca, consideri tutto quello che, a nome degli Amici della Biblioteca ho scritto, e non consenta un simile gratuito massacro del patrimonio pubblico!

3 ottobre 2013: La morte (annunciata) della più grande biblioteca storica di Pisa

Tra qualche giorno sarà annunciata la cessione della Biblioteca Universitaria di Pisa, che oggi appartiene al Ministero Beni Culturali, all’università di Pisa. Come quando si compra o si vende una casa, è opportuno controllare che tutto sia a posto. Vediamo.
La biblioteca è a posto? No. E’ chiusa da un anno e quattro mesi, non viene fatta manutenzione.
I libri sono catalogati? No. Interi fondi sono nel vecchio catalogo a schede: per prendersi un libro basta distruggere la relativa scheda.
Almeno i muri sono a posto? Non si sa. La perizia ordinata dal Sindaco “entro dieci giorni” e coordinata dal Rettore non è ancora stata consegnata.
Ma almeno sono stati fatti lavori per la sicurezza? No. Né prima né dopo il terremoto l’ente competente (cioè, dal 2001, l’Università) ha fatto lavori per la sicurezza.
La biblioteca funzionerà meglio? Non si sa. Nessuno ha indicato un progetto complessivo per la gestione dell’edificio, nessuno ha mai preparato un piano concreto di sviluppo.
Gli enti locali hanno disposto qualche vigilanza? No. Sindaco e maggioranza in Comune hanno detto più volte che non è affar loro.
I lavoratori saranno tutelati? Non si sa. L’università ha già dichiarato di non avere i soldi necessari ad assumerli; ma se restano ai Beni Culturali l’operazione sarà in pura perdita per il Ministero, cioè per chi paga le tasse.
I lavoratori dell’indotto, cioè gli esercizi di Piazza Dante, saranno tutelati? No. Non si vede chi possa farlo e comunque non c’è un piano di utilizzo dell’edificio.
La città avrà più spazi e possibilità per la lettura? No. L’accesso alle biblioteche dell’Università, il prestito, gli strumenti informatici sono riservati a studenti e personale, non aperti al pubblico.
Gli studenti avranno più servizi? No. Non è stato presentato alcun piano in proposito.
Gli studiosi avranno più servizi? No. Nessuna biblioteca dell’Università ha strutture specifiche per la conservazione, la valorizzazione, il restauro di libri antichi: semplicemente non è loro compito.
I libri verranno spostati? Non si sa. Se verranno trattati come i libri di Giurisprudenza, dovrebbero essere collocati nel deposito di Montacchiello, senza alcuna operazione di catalogazione o restauro.
Quanto costa questa soluzione? Non si sa. I lavoratori della biblioteca costano al MiBAC circa un milione l’anno; il patrimonio librario presumibilmente verrà ceduto gratis. Comunque nessuno ha proposto (né, a dire la verità, richiesto) alcun documento in proposito.
Ci sono delle giacenze attive o dei contributi da incassare? No. MiBAC e MIUR hanno versato più di un milione e mezzo, che ora sono nelle disponibilità di Soprintendenza e Università, che non hanno dichiarato come li spendono, né la destinazione dei locali restaurati con quei soldi (tranne il San Matteo, dove si sa già che andranno molto probabilmente i 60.000 volumi del fondo moderno).
Chi ha pubblicamente proposto questa soluzione? Soltanto il Rettore dell’Università.
Chi ha pubblicamente discusso di questa soluzione? Nessuno.
Chi paga un’operazione conclusa senza alcun prospetto o progetto di miglioria?
Tutti coloro che fanno ricerca, gli studenti e i lavoratori della Biblioteca stessa in primis, ma anche tutti i cittadini pisani, privati di un bene comune per cui pagano tasse e tributi.
Di fatto è iniziato lo smembramento della Biblioteca senza che ci sia una perizia che lo giustifichi.
Chiara Frugoni, Presidente di Amicibup

1 ottobre 2013: La capitale delle bancarelle
Ogni giorno milioni di turisti confermano, visitando Piazza dei Miracoli, che i Pisani del Duecento pensavano in grande. Ma le cose cambiano: oggi Pisa è sempre più piccola, povera e provinciale, come dimostra il divario – questo sì che è uno spread – tra i mirabolanti progetti di aree vaste e capitali culturali e le realizzazioni concrete.
Il 18 ottobre poi Pisa riceverà, molto probabilmente un altro colpo: il ministro dei Beni culturali annuncerà al ministro dell’Università che la più grande biblioteca pisana, l’Universitaria, viene ceduta all’università che da anni ne gestisce – male – il palazzo. L’intendenza seguirà: i libri verranno o spostati nei depositi, o smembrati: passeranno nelle sedi di ricerca dei vari professori universitari.
I dipendenti saranno fatti scivolare in qualche limbo prepensionistico, o peggio ancora spostati in altre città perché come può l’Ateneo sopportare l’onere di 35 stipendi?
E tutto questo perché, visto che manca ancora la famosa perizia che doveva quantificare i danni che il terremoto di Reggio Emilia avrebbe provocato, si badi, in tutta Pisa su un unico edificio, quello della Sapienza?
Quella che una volta era la piazza intellettuale di una capitale diventerà il cortile del rettore. Si potrà perfino dedicare un paio di stanze ai libri più belli, da ammirare nella vetrina senza poter girare pagina, e dare così un contentino ai gonzi e una scusa a chi delle biblioteche fa a meno.
Poteva essere un caso nazionale, lo spunto per un dibattito sulla cultura e sulle istituzioni culturali in cui Pisa sarebbe tornata per un po’ capitale. Ma due bancarellai in protesta sono saliti sulle bancarelle della Piazza, e si sono presi la prima pagina del giornale. Nel quotidiano della capitale delle bancarelle la notizia della biblioteca svenduta è finita in quinta pagina, quattro mezze colonne, taglio basso.
Chiara Frugoni, Presidente di Amicibup

 

20 settembre 2013: si pubblica la mozione, approvata all’unanimità, con la quale il Dipartimento di Civiltà e Forme del Sapere, presieduto dal Professor Alessandro Polsi, stigmatizza la chiusura della Biblioteca Universitaria di Pisa
UNIVERSITÀ DI PISA
Deliberazione n. 50
Seduta del 21 maggio  2013
DIPARTIMENTO DI CIVILTÀ E FORME DEL SAPERE
ANNO ACCADEMICO 2012/2013
VERBALE DELLA SEDUTA DEL CONSIGLIO DI DIPARTIMENTO DI CIVILTA’ E FORME  DEL SAPERE

….OMISSIS…. MOZIONE
Il   direttore a  seguito  di quanto discusso  nelle  comunicazioni propone al  Consiglio la
seguente mozione presentata dal Prof. Villani:

“Il Dipartimento di Civiltà  e Forme del Sapere  esprime  la sua profonda preoccupazione per la
situazione della Biblioteca Universitaria  di Pisa, chiusa  da più di un anno.
Nell’apprezzare   le   sollecitazioni che   provengono   dall’Associazione  Amici    della
Biblioteca Universitaria   di  Pisa e  della sua  presidente prof.ssa  Chiara Frugoni,  impegna il
Direttore  a sollecitare quanto prima  le autorità competenti a ultimare la perizia  per  valutare
la condizione dell’edificio della Sapienza.
Il Dipartimento manifesta la  sua contrarietà ad un  eventuale smembramento, anche
temporaneo, delle  collezioni della  Biblioteca e ritiene  che la fruizione  del  patrimonio
librario sia una urgenza culturale per tutta  la città”.

Si apre  una  breve discussione al termine della  quale il Consiglio approva all’unanimità la
mozione suddetto.

08 settembre 2013: si pubblica la lettera che il Professor Paolo Cristofolini ha inviato a “Il Tirreno” alcuni giorni fa: “Ma quale capitale con la Sapienza chiusa?”

Trovo semplicemente sconcertante che l’Amministrazione comunale si dia tanto da fare perché Pisa sia riconosciuta come capitale della cultura, mentre da più di un anno, senza che si intravveda una via di soluzione, la Biblioteca universitaria rimane chiusa e con essa tutto il palazzo della Sapienza, sotto il pretesto sempre meno plausibile e comprensibile del rischio sismico. I tesori di una biblioteca sono, è vero, tesori nascosti, come manoscritti, incunabuli, opere rare, cui accedono non le masse dei turisti, ma minoranze di studiosi; ma chi ne ha qualche esperienza può testimoniare che la nostra Biblioteca è, di tesori del genere, straordinariamente ricca, e che la sua prolungata chiusura comporta una interruzione grave per gli studi umanistici e per le ricerche storiche. Quali che siano le complicazioni, i giuochi di interessi, le mire sconosciute a causa delle quali le amministrazioni, da quella cittadina a quella universitaria, vanno prolungando a tempo indefinito una situazione così incredibile, una cosa credo di poter dire, semplicemente e rapidamente: lasciamo perdere la capitale della cultura, questa è roba da capitale dell’ignoranza.
                                                                                                                      Paolo Cristofolini

 

21 luglio 2013: Il 18 luglio in Consiglio Comunale si è brevemente discusso della questione Sapienza, e qui di seguito riportiamo le parole del capogruppo PD, Dott. Ferdinando De Negri, del partito che sostiene il Sindaco Marco Filippeschi, che il 29 maggio 2012 con l’Ordinanza del Sindaco (http://www.unipi.it/ateneo/interne/ordinanzasapienza.pdf) ha disposto la chiusura della Sapienza, richiedendo entro 10 giorni la perizia al proprietario dell’edificio il Magnifico Rettore dell’Università di Pisa. Trascriviamo il passaggio centrale dell’intervento del capogruppo PD dalla registrazione del Consiglio Comunale, 18 luglio, 3:44:05, disponibile su http://www.comune.pisa.it/it/seduta-consiglio/11316/Seduta-consiliare-del-18-luglio-2013.html:

«Il problema della Sapienza è un problema dell’Università su cui la Giunta e il Consiglio non hanno alcuna giurisdizione. […] Chiedere che il consiglio si occupi del problema della Biblioteca della Sapienza credo che sia improprio».

Ecco il nostro commento.

Il Comune è parte in causa non solo in virtù dell’ordinanza, che non sarebbe difficile derubricare a necessità amministrativa in un momento di urgenza. Il fatto è che il Comune e i partiti che esprimono la maggioranza non si sono mai adoperati per sollecitare la riapertura della più importante biblioteca cittadina. Si tratta di un servizio che alla città di Pisa non costa niente (la Biblioteca è proprietà del MIBAC) e porta un milione di euro l’anno solo di stipendi dei 35 dipendenti, per non parlare dell’indotto (vedi alla voce commercianti) e delle migliaia di utenti. Quindi, i rappresentanti di una città che esprime ben tre università e vive dell’indotto del pubblico impiego devono tenere a mente che un’azienda con 35 occupati in centro ha delle evidenti implicazioni economiche, nel presente e tanto più in prospettiva. Pisa città del sapere può privarsi in questo modo, per pura ignavia, di uno sbocco occupazionale naturale per un laureato in lettere? Può privarsi della biblioteca storica più importante da Genova a Roma, togliendo ai cittadini pisani un servizio pubblico regolato dalla legge e pagato dallo Stato? Chi ha deciso la chiusura di quella biblioteca è responsabile dei costi in pura perdita e dei disagi per ogni giorno che passa. La Giunta e i Consiglieri che fanno finta di non vedere sono responsabili politicamente di quello che non fanno. Se non ricordiamo male (http://iltirreno.gelocal.it/livorno/cronaca/2012/05/29/news/presidio-dei-lavoratori-e-delle-autorita-contro-67-esuberi-a-camp-darby-1.5173803) il sindaco e mezza giunta sono andati a manifestare davanti a Camp Darby per difendere una ventina di posti di lavoro: evidentemente hanno più fiducia nelle loro possibilità di far cambiare idea all’esercito americano che nella propria capacità di costruire un futuro per la Biblioteca Universitaria di Pisa.

1 luglio 2013: Da oggi, 1 luglio 2013, la Biblioteca Nazionale Centrale di Firenze, la più importante biblioteca italiana, chiude la distribuzione dei libri antichi e dei manoscritti alle ore 13.45. Questa situazione durerà almeno fino a settembre. Chi vive a Pisa e non può usufruire dei fondi della Biblioteca Universitaria dal 29 maggio 2012 è costretto a emigrare in un altro luogo per poter consultare almeno fino alle sei di pomeriggio un libro antico (non a Padova però, dove la Maldura è chiusa perché mancano i soldi per restaurarla). Ovviamente, i pezzi unici, i manoscritti della Nazionale, sono accessibili soltanto la mattina (e martedì soltanto di pomeriggio). Se in Italia a nessuno importa niente né del patrimonio librario e manoscritto né degli studiosi (a dire il vero, in via di estinzione, come i panda), che si venda tutto, magari a chi ha i mezzi per mettere i manoscritti e le cinquecentine online (i tedeschi o gli americani o i francesi) e renderli consultabili anche per noi, «i fannulloni» tanto invisi a certi politici. Dopo l’esportazione dei cervelli, esportiamo anche gli strumenti per formarli.

 

19/06/2013: Qui di seguito l’avviso dell’importante iniziativa che si terrà a Roma domani:

Rilanciamo il servizio bibliotecario nazionale

AIB – Roma, 20 giugno 2013

Siamo bibliotecari e information workers, lavoratori dell’informazione.

Riteniamo che la conferenza che si svolgerà a Roma il 20 giugno 2013, “Rilanciamo il Servizio bibliotecario nazionale” sia una buona occasione per ragionare e discutere.
Ringraziamo l’AIB tutta, e la Sezione Lazio dell’Associazione italiana biblioteche che si sono adoperate perché questa conferenza possa avere luogo, e per aver convocato relatori di indiscussa autorevolezza.
Riteniamo che l’eventuale presenza delle più alte cariche istituzionali sia una opportunità ed un segnale importante da parte della politica.

Chiediamo anche, ed è per questo che ospitiamo questa pagina redatta collegialmente nei nostri blog, che questa occasione non vada perduta, e proviamo quindi a stilare una lista delle occasioni da non perdere.

Non dissipare il consenso e l’attenzione verso SBN
La notizia della riduzione dei finanziamenti all’ICCU per la gestione dei servizi SBN ha prodotto in rete, un luogo che abitualmente abitiamo per necessità professionale, una reazione vasta e inattesa, che ha superato le mura dell’ICCU e le stanze dei bibliotecari catalogatori.
Ci sembra una cosa straordinaria, e chiediamo che l’ICCU non dissipi questo patrimonio di consenso e di attenzione che in molti gli hanno tributato.

Chiedere alla Politica di fare politica
I finanziamenti per salvare l’esistente sono fondamentali, ma chiediamo alla Politica di fare la politica, adottando, ben consigliata, una vision strategica su SBN e investendo in innovazione. Cioè in cervelli, in progettualità e persone in grado di realizzare in modo definitivo una politica di apertura – ed esposizione in dataset scaricabili liberamente e in formati standard – dei dati bibliografici al fine di consentirne il riuso in altre piattaforme che non può più essere rinviata o dichiarata solo come petizione di principio senza un riscontro operativo.

Apertura dei dati bibliografici. Dare risposte concrete, non di circostanza
Il Decreto Legge 18 ottobre 2012, convertito in legge il 17 dicembre modifica il codice dell’amministrazione digitale. Le modifiche apportate hanno introdotto una novità: l’assunzione, con decorrenza dal 18 marzo 2013, del principio “open by default” per dati e informazioni prodotte dalle PA con fondi pubblici. In mancanza di una licenza che dispone diversamente, i dati dovranno essere disponibili al cittadino, in modo trasparente e aperto.
Posto che l’open by default è stabilito dalla legge ed è già operativo, vorremmo conoscere i progetti dell’ICCU a proposito dei dati bibliografici (e non solo) prodotti da SBN/ICCU.
Le indicazioni riportate a questa pagina sono sicuramente un punto di partenza, ma ci pare si possa fare di più.
Ricordiamo che l’apertura e l’esposizione dei dati bibliografici in dataset liberamente scaricabili dà visibilità al lavoro delle biblioteche, produce valore aggiunto consentendone il riuso in altri contesti e costituisce una enorme ricchezza ed una potenzialità di sviluppo economico.
Già un esempio di buona pratica c’è stato con il Thesaurus della Biblioteca nazionale centrale disponibile in SKOS/RDF e che viene ora usato anche dalla versione italiana di Wikipedia. A oggi il Thesaurus integra nella sua struttura 11.757 collegamenti a Wikipedia e la versione SKOS/RDF del Thesaurus registra 11.185 collegamenti a DBpedia.

Open data, Linked data: fare come in Gran Bretagna, Francia, Svizzera, Spagna, Germania
Ci piacerebbe che le pagine web dell’ICCU dedicate a SBN ospitassero pagine con indicazioni sui dataset scaricabili e i linked data come quelle già visibili sui siti web delle grandi biblioteche nazionali:
British Library http://www.bl.uk/bibliographic/datafree.html
Bibliothèque Nationale de France http://data.bnf.fr/about ; http://data.bnf.fr/licence
CERN Library (CH) http://library.web.cern.ch/library_projects/bookdata
Biblioteca Nacional de España http://www.bne.es/en/Inicio/Perfiles/Bibliotecarios/DatosEnlazados/
Deutschen National Bibliotekhttp://www.dnb.de/DE/Service/DigitaleDienste/LinkedData/linkeddata.html
Cosa c’è in programma?
Quali passi si stanno muovendo?

Entrare nel merito, rispondere, ascoltare
Nei cinque minuti a disposizioni molti interverranno nel merito rispetto a questi temi, e su altri temi, più tecnici, ma non meno pregnanti, che riguardano la reale e operativa interoperabilità dei dati bibliografici che produciamo, e la loro reale compatibilità e aderenza a progetti internazionali come il VIAF, Virtual International Authority File

Questo testo è stato redatto grazie alle discussioni avvenute all’interno della lista di discussione per bibliotecari e wikipediani. Ci piacerebbe vedere condivise queste righe anche nelle pagine di altri blog. Invitiamo chi ci sarà a provare un live tweet dell’evento, utilizzando l’hashtag #nuovosbn.

Firmatari
Giulio Bonanome
Virginia Gentilini
Susanna Giaccai
Raffaele Messuti
Pierfranco Minsenti
Laura Testoni
Simona Turbanti
Andrea Zanni

Questo testo sarà pubblicato nei blog seguenti:
Giulio Bonanome http://inthemoodforlibrary.wordpress.com
Virginia Gentilini http://nonbibliofili.wordpress.com/
Susanna Giaccai http://giaccai.wordpress.com/
Laura Testoni http://refkit.wordpress.com/
Andrea Zanni http://aubreymcfato.com

 

29/05/2013:                                      29 maggio: un triste anniversario

Un anno è passato e la Biblioteca  è sempre chiusa. Come è possibile che il terremoto di Reggio Emilia abbia colpito in città il solo edificio della Sapienza? Come è possibile che  il sindaco sia così paziente, e dopo avere ordinato una perizia che giustifichi  o meno la chiusura, attenda ancora di averla dopo un anno?  (Ma intanto ha chiuso la Biblioteca senza che nessuno  organo gliel’abbia chiesto ufficialmente). Come è possibile  che in mancanza di perizia ci si sia mossi come se questa già ci fosse e giustificasse soluzioni alternative,  sia  dirottando i soldi per la Biblioteca verso un edificio che non potrà esserle utile sia predisponendo  locali  che sottintendono la chiusura della Biblioteca medesima  per altri diciotto mesi?

Forse tutto non è stato vano. Abbiamo imparato a sentire  quanto sia forte la mancanza della Biblioteca.  Un sentimento che ci auguriamo sia sempre più condiviso dai cittadini, insieme alla consapevolezza che non potere frequentarla per molti vuole dire  non potere lavorare.  La chiusura  priva  ognuno di noi di un importante punto di arricchimento culturale.  Come si cresce bene senza libri?

                                                                          Chiara Frugoni, Presidente ABUP

 

19/05/2013: si pubblica qui di seguito il verbale dell’assemblea pubblica indetta da Amicibup e tenutasi ieri a Palazzo Matteucci.

 

7/05/2013: Sabato 18 maggio 2013, alle ore 10, a palazzo Matteucci (p. zza Torricelli 2) si svolgerà l’assemblea pubblica organizzata dall’Associazione Amici della Biblioteca Universitaria di Pisa. Chiediamo a tutti, operatori della Biblioteca, professori, ricercatori, abitanti, di partecipare per aprire un libero dibattito  sul futuro e sui molti problemi della Nuova Sapienza con dentro la Biblioteca Universitaria. Vorremmo   formulare insieme a tutti  un progetto nuovo e coerente affinché la Biblioteca diventi  anche un centro d’attrazione e di incontro  non solo per i ricercatori e per gli studenti ma per tutta la cittadinanza.

La Presidente, prof. ssa Chiara Frugoni

Cliccare qui per visionare la locandina.

 

16/04/2013: Da qualche settimana, anche grazie all’impegno costante della nostra Associazione, la questione della Biblioteca Universitaria è diventata un tema caldo della campagna elettorale. Questo, naturalmente, è ciò che volevamo. Noi speriamo che la Nuova Sapienza, come dovremo abituarci a chiamarla, sia un argomento costante del confronto politico cittadino: non un problema, ma un’opportunità. Si tratta di un bene comune in cerca di un rilancio, per il quale due Ministeri e una Università si sono concretamente dichiarati disponibili a spendere cifre ragguardevoli. All’amministrazione cittadina, che si rinnoverà tra poco, nessuno di questi tempi può chiedere continuamente risorse economiche, ma tutti hanno il diritto di domandare uno sforzo di progettazione e una decisione operativa. Con il prossimo sindaco siamo disponibili a collaborare offrendo un poco di competenze ed esperienze e tutto l’impegno dei nostri soci. Alle forze politiche chiediamo di non strumentalizzare il problema per fini elettorali: (http://comune.pisa.waypress.eu/RassegnaStampa/LeggiArticolo.aspx?codice=SB26280.TIF&subcod=20130413&numPag=1&tipo=GIF).

All’amministrazione uscente chiediamo un gesto concreto: agevolare la riapertura della Biblioteca, nelle parti accessibili, come, completate le dovute verifiche strutturali, hanno deciso le istituzioni di Ferrara per la Biblioteca Ariostea e di Bergamo per la Biblioteca “Angelo Mai”, in parte già operative dopo una chiusura a causa di alcuni cedimenti.

Su questa linea ci proponiamo di indirizzare, con le prossime iniziative, un libero dibattito sulla Nuova Sapienza con all’interno la sua Biblioteca Pubblica quale centro di attrazione non solo per i ricercatori e per gli studenti ma per tutti i cittadini. La Nuova Sapienza deve essere cuore vivo e pulsante del Centro Storico di Pisa.

06/04/2013: Quella che celebriamo oggi, nel primo vero giorno di primavera, è una vittoria: una vittoria provvisoria e momentanea, senza dubbio. Non abbiamo vinto una guerrra e del resto non c’è una guerra da vincere, ma una biblioteca da riaprire. Però esserci dopo un anno è già una vittoria su cui pochi di noi avrebbero scommesso: anche se avremmo preferito essere sconfitti da un progetto convincente di rinnovamento e di potenziamento della Biblioteca Universitaria. Ed è una vittoria, sia pur parziale, che sia passato nella comune convinzione di chi si impegna per la Biblioteca, a partire dal ministro Ornaghi, la necessità che la Sapienza rimanga nella sua sede storica. Viene piuttosto, da ora, il momento di proporre e di dibattere, speriamo anche con un pubblico confronto, come dovrà essere la rinnovata Sapienza. Sappiamo che in questo ci saranno vicini e preziosi la lungimiranza e il coraggio di Adriano Prosperi, fondatore e primo presidente dell’associazione, quanto la determinazione del nuovo presidente, Chiara Frugoni, già bibliotecaria e storica altrettanto illustre. Ad entrambi un grazie convinto per quello che hanno fatto, per quello che faranno.

 

25/03/2013: viene resa pubblica la lettera del Ministro Ornaghi in merito alle sorti della BUP.

Il Ministro Ornaghi ha rassicurato personalmente con una lettera anche gli Amici della BUP sul futuro della Biblioteca Universitaria di Pisa, specificando che questa rimarrà nella sua

“attuale storica sede [ossia il Palazzo della Sapienza] al termine degli interventi che si renderanno necessari a conclusione dei rilievi tecnici e architettonici, iniziati il 23 u.s.  a cura dell’Università e con la collaborazione dei tecnici del Ministero”.

La lettera è stata inviata, in data 21 marzo 2013, alla FP CGIL che aveva inserito il nostro appello sul proprio sito (un grazie di cuore alla sensibilità di Claudio Meloni):

http://www.fpcgil.it/flex/cm/pages/ServeBLOB.php/L/IT/IDPagina/24848

I lavoratori della Biblioteca Universitaria di Pisa hanno stilato un proprio documento in merito alla lettera del Ministro Ornaghi, e anche la FP CGIL ha risposto con un comunicato (26/03/2013).

 

21/03/2013: Due pesi, nessuna misura.
Quanto pesa un libro? Nella fisica di Newton, e nella realtà quotidiana, basta metterlo sulla bilancia. Ma per il Rettore Magnifico dell’Università di Pisa, invece, dipende da dove è messo. Infatti i libri posti nella parte destra della Sapienza (cioè nella Biblioteca Universitaria) hanno un peso immane, non solo metaforico sulle reni del Rettore (che avrebbe il dovere legale di mantenere l’edificio e salvaguardarne la stabilità), ma anche reale: tanto che le strutture del palazzo, negli ultimi mesi, stanno cedendo da quella parte. Invece le migliaia di libri della biblioteca di Diritto, che stavano a sinistra dello stesso palazzo, quelli non pesano. Tant’è che sono stati spostati in una settimana, senza alcuna misura di sicurezza, senza alcuna verifica strutturale: sette mesi fa, per ordine del Rettore Augello. Nella patafisica propagandata, se due libri stanno per secoli in equilibrio sui due piatti della bilancia, togliendone uno la bilancia resta in equilibrio. Nel mondo reale, invece, la bilancia cade.

Dum pendet. S’è già  scritto in un altro ‘punto’: dum pendet rendet. Che a Pisa vale per le torri, per le cause legali e per le biblioteche. A Pisa infatti ci guadagnano: sulla torre un po’ tutti, sulle cause gli avvocati, e sulla Biblioteca Universitaria l’Università . Perché la Biblioteca non è dell’Università , ma è  in un edificio dell’Università, cioè  la Sapienza (che in realtà  fino al 2002 era del demanio, cioè era un bene comune, poi è stata ceduta – gratis! – all’Ateneo). Da che mondo è mondo, la manutenzione dell’edificio – di tutto l’edificio – tocca al proprietario: ma poniamo che capiti un terremoto (anche se 200 km più in là ) e (per prudenza, beninteso) l’immobile venga sbarrato. Allora, certo, qualcuno ci perderebbe: chi calcolerebbe il costo per gli studiosi che devono andare altrove, per i commercianti che vedono calare gli introiti, per la città  che perde uno dei suoi edifici più prestigiosi? Ma poniamo che il proprietario dell’immobile venisse dichiarato responsabile della sicurezza e potesse reclamare finanziamenti per la manutenzione dell’immobile – di tutto l’immobile – quella che prima non era stata fatta: allora la biblioteca renderebbe, almeno a qualcuno. E infatti ieri 20 marzo il Rettore l’ha annunciato: “La Sapienza? Pendet”. Poi si dice che con la cultura non si mangia…

 

14/02/2013: qualcuno ha provveduto ad avvisare  i commercianti di piazza Dante, che attendono speranzosi  la riapertura della Sapienza, mentre l’Università si sposta lentamente, ma inesorabilmente, fuori dal centro storico, lasciando liberi spazi ed aree altamente appetibili?

 

11/02/2013: comunicato stampa degli organizzatori (AIB, AMICIBUP, Associazione  Lettori della Biblioteca Nazionale di Firenze, Bibliotecari resistenti)  dell’incontro “Emergenza biblioteche: il caso toscano” (Firenze, 9 febbraio 2013).

11/02/2013: Amicibup, coorganizzatrice dell’Incontro “Emergenza biblioteche: il caso toscano”, precisa che la dottoressa Cristina Scaletti, pur invitata, non è intervenuta alla riunione (conclusasi alle ore 13.00). Il testo dell’articolo presente su Repubblica online di Firenze (10 febbraio 2013) riprende soltanto il comunicato della Regione Toscana, diffuso sabato pomeriggio alle h. 16.06, cui non spetta a noi togliere o attribuire credibilità; a nostro avviso è da derubricare a (vecchia) propaganda elettorale.

10/02/2013: comunicato stampa congiunto con l’Assolettori della Biblioteca Nazionale Centrale di Firenze relativo all’incontro “Emergenza biblioteche: il caso toscano”.

09/02/2013: Finalmente una presa di posizione ufficiale di una Facoltà sulla dolorosa questione della Sapienza. Al semplice “sentore” di un progetto di trasferimento della Biblioteca Universitaria dalla Sapienza ad un ex stabilimento industriale in disuso, dentro le mura ma lontano dalle aree universitarie, il Consiglio della Facoltà di Lettere ha reagito con decisione scrivendo al Ministro: no al trasferimento, sì alla ristrutturazione perché la Biblioteca, dalla Sapienza, possa “assolvere più efficacemente alla funzione di servizio culturale per tutta la città”. Qualcuno può pensare che, a nove mesi dalla chiusura, si siano mossi in ritardo. Invece no, anzi: la lettera è firmata dal delegato per la Biblioteca Aldo Giorgio Gargani ed è datata  ottobre 1975. I giovani di allora sono i cattedratici di oggi. Come s’invecchia male, alle volte.

In occasione dell’incontro di oggi su “Emergenza biblioteche: il caso toscano”, l’Associazione rende nota una lettera di Aldo Gargani indirizzata al Ministro Spadolini, con la quale il filosofo pisano pronunciava nell’ottobre 1975, a nome della facoltà di Lettere, un fermo NO contro il progetto di spostare la BUP nell’ex fabbrica Marzotto. Avremmo voluto che un simile pronunciamento fosse stato formulato anche nel maggio scorso, subito dopo la chiusura della BUP.

09/02/2013: ha avuto luogo oggi a Firenze, presso l’Accademia del Disegno, dalle 9.00 alle 13.00,  l’Incontro pubblico su “Emergenza biblioteche: il caso toscano”, che ha visto una vasta partecipazione di bibliotecari  e archivisti, associazioni di lettori, candidati alle elezioni politiche e amministrative, e comuni cittadini, che si sono confrontati sui numerosi problemi che affliggono le biblioteche in Italia (da quello basilare dei finanziamenti sempre più esigui alla questione degli spazi, dall’arretratezza digitale alla chiusura di  sedi prestigiose quali la Biblioteca Universitaria di Pisa). I lavoratori della BUP presenti hanno diramato un loro comunicato.  Spiace constatare che in una così proficua occasione di confronto non ci sia stata la possibilità di interloquire con un rappresentante delle istituzioni pisane.

08/02/2013: Ricordiamo a TUTTI che nella giornata di domani, 9 febbraio 2013, si terrà a Firenze, coorganizzato da Amicibup, l’Incontro pubblico su “Emergenza biblioteche: il caso toscano“, presso la Sala dell’Accademia del Disegno, via Orsanmichele 4, dalle 9.00 alle 13.00.

30/01/2013: Mettereste un milione di euro per riattare una casa senza un progetto né una perizia né un’idea di che farne? No? Nemmeno se il proprietario ci mettesse altrettanto? Neppure? Beh, se siete cittadini italiani consolatevi: l’avete già fatto. E’ vero che si tratta del Palazzo della Sapienza, sede storica dell’Università di Pisa, chiusa da sette mesi per il terremoto dell’Emilia. Dopo sette mesi tutto è fermo perché si attendono gli esiti della perizia (una in realtà c’è, dice il Rettore: ma non deve esser granché, se non l’ha mai pubblicata) prevista per giugno; poi si farà un piano di intervento e poi, verosimilmente il progetto. Ma per non perder tempo il Rettore, proprietario dello stabile, annuncia che ci mette un milione e altrettanto fa il Ministero dell’Università, cioè il cittadino italiano. Ma che ci si fa con questi soldi ma senza perizia e senza progetto? Il Rettore non ha voluto precisare. Certo non si mette al sicuro la Biblioteca Universitaria, che il Rettore diceva in tempi non sospetti (cioè prima del terremoto) di voler spostare. Certo non si ricolloca la biblioteca dell’istituto di Diritto Privato, che va a Palazzo Ricci. Certo non gli studi dei docenti di Giurisprudenza, che andranno alle Piagge. Un pronostico? Si curerà l’accesso all’Aula Magna, che rappresenta davvero quello che interessa al Rettore: una bella sala di rappresentanza, un bel contenitore vuoto da esibire, con buona pace dei commercianti di piazza Dante. Ma per intanto il Rettore ha ottenuto un milione dal Ministero, come dire che la Sapienza rende più da chiusa che da aperta. Del resto, non sono i giuristi quelli che dicono: Dum pendet, rendet?

29/01/2013: Si rende nota l’iniziativa comune fra varie associazioni a difesa delle biblioteche che si terrà il 9 febbraio 2013, a Firenze, in via Orsanmichele 4, dal titolo “Emergenza biblioteche: il caso toscano”. L’incontro è pubblico eTUTTI sono invitati a partecipare:

https://amicibup.files.wordpress.com/2013/01/comunicato-stampa-9-febbraio-2013.pdf

27/01/2013: In risposta all’articolo apparso sul “Tirreno” :

Nel “Tirreno” di oggi spicca l’articolo “Giurisprudenza rimane in centro”, che registra gli interventi del Prorettore all’edilizia Prof. Sandro Paci e dell’Avv. Giovanni Frullano, in rappresentanza dei commercianti di piazza Dante.  A parere di quest’ultimo sarebbe preferibile ospitare in Sapienza la didattica di Giurisprudenza, che porta assai più studenti – cioè potenziali clienti – in piazza Dante, piuttosto che riaprire la Biblioteca Universitaria nella sua sede storica. Ma il Prof. Paci, che da sette mesi cita una perizia che non si è mai vista, annuncia lo spostamento della biblioteca di Diritto, frettolosamente asportata dalla Sapienza, in Palazzo Ricci. E sulla didattica non si pronuncia, a parte vaghi accenni al polo didattico delle Piagge (soluzione che immaginiamo graditissima ai commercianti), perché sa bene che l’Ateneo non ha nessuna intenzione di investire denaro per mettere a norma le aule fatiscenti e insicure già in uso.
Insomma il responsabile di Ateneo per la questione della Sapienza non sa o non dice che cosa si vuol fare dell’edificio più rappresentativo della storia moderna di Pisa, che oggi è interamente di proprietà dell’Ateneo. Però ha due punti fermi:

  • primo, i libri, che con il loro peso “hanno determinato la crisi strutturale” (eh, la perizia…), devono andarsene;
  • secondo, il restauro lo deve pagare qualcun altro.

La perizia? Non serve, l’importante è liberare il palazzo dai libri e farlo rimettere a nuovo. Per fare posto a chi?

10/1/2012: Comunicazione del Presidente di ABUP, Prof. Adriano Prosperi:

Mentre le Neue Zürcker Zeitung cita la condizione della Biblioteca Universitaria di Pisa tra gli aspetti che rendono nebbioso e oscuro il paesaggio della politica e della cultura italiana, apprendo casualmente che si è tenuta ieri una riunione sulla situazione e le prospettive della Biblioteca che ha visto la presenza del Rettore, dell’assessore alla cultura del comune di Pisa e della direttrice della Biblioteca nonchè (credo) di rappresentanti del ministero dei beni culturali.  Da un resoconto sommario gentilmente fornitomi dall’assessore Panichi apprendo che si è parlato dei lavori a San Matteo e del futuro trasferimento in quella sede di parte dei libri nonchè dell’apertura di un ufficio  meno precario dell’attuale per il prestito e la consultazione dei fondi bibliografici e per i rapporti coi lettori: intanto sembra che si stia procedendo alla verifica dei lavori necessari per il consolidamento del Palazzo della Sapienza; sembra anche che si sia accennato alle (scarse) prospettive di acquisto e restauro del Palazzo dell’Intendenza di Finanza come sede definitiva della Biblioteca.
Si resta francamente meravigliati davanti a un modo di procedere che contraddice nei fatti la volontà espressa dal Sindaco e dal Rettore nella riunione congiunta dello scorso autunno di procedere d’intesa con l’Associazione degli amici della Biblioteca. La nebbia di cui parla la NZZ [il quotidiano svizzero il cui articolo è riportato qui] deve essere molto fitta se non si capisce che il problema della Biblioteca riguarda anche il vasto mondo degli studiosi che si appassiona alle vicende della Biblioteca e segue con interesse tutto quello che la riguarda perchè ne vuole la sopravvivenza e la ripresa . Ci auguriamo che si sia trattato solo di una dimenticanza casuale.

15/12/2012: L’Associazione “Amici della Biblioteca Universitaria di Pisa” presenta un proprio comunicato per rimarcare la perdurante grave situazione di stallo e di incertezza sulla riapertura della biblioteca e sulla conservazione dei suoi preziosi materiali a stampa e manoscritti: la notizia è riportata sulla stampa locale e regionale.

10/12/2012: L’Associazione “Amici della Biblioteca Universitaria di Pisa” rivolge un commosso saluto alla memoria della Dottoressa Giovanna Bosco, prematuramente scomparsa, che ricordiamo con stima e affetto per la sua rara competenza e disponibilità nei confronti dei lettori e frequentatori della “Sala Professori”.

9/12/2012: L’articolo di Gian Antonio Stella, sul “Corriere” di oggi, ricorda a quanti se ne fossero dimenticati che la BUP è chiusa da ormai sei lunghi mesi (e precisamente dal 29 maggio scorso).

Un sincero in bocca al lupo alla Dottoressa Angela Marseglia, nuova direttrice della Biblioteca, dopo il pensionamento di Alessandra Pesante (avvenuto il 30 novembre scorso).

24/11/2012: Pubblichiamo la lettera della Dottoressa Alessandra Pesante, Direttrice della Biblioteca Universitaria, inviata all’attenzione di Adriano Prosperi, Presidente di ABUP, in merito all’assegnazione temporanea di parte dei locali dell’ex Museo di S. Matteo alla BUP.

12/11/2012: A quasi una settimana dall’annuncio di finanziamenti per una serie di Biblioteche statali, fra cui la BUP, dal MIBAC non giungono ulteriori notizie sulla reale consistenza dei finanziamenti destinati alla biblioteca pisana, che sembra sempre più abbandonata a se stessa, nonostante le recenti rassicurazioni del Rettore.

5/11/2012: Seguiamo con interesse le iniziative del Comitato per Pisa capoluogo, che vuol far valere la centralità e la tradizione amministrativa di Pisa al centro della costa tirrenica. Ma i progetti si misurano al futuro, non al passato. Sul piano culturale Lucca, Livorno e Massa (per non parlare di Pistoia) possono offrire ai loro cittadini una biblioteca amichevole, aperta senza grosse limitazioni,  attenta alla storia locale, certo nei limiti e con le difficoltà che le generali ristrettezze di bilancio impongono. E Pisa? Pisa, con le sue eccellenze universitarie e la sua centralità, non riesce ad offrire non diciamo le risorse – che non ha -, non una soluzione, – che non si trova – ma neppure un’idea di progetto per la sua più grande biblioteca, centro della città, immagine del suo passato. Che da cinque mesi è chiusa senza che nessuno si sia detto disposto a spendere un euro per rimetterla in funzione. Chi lavora per Pisa capoluogo dovrebbe dire una parola per mostrare che la Biblioteca Universitaria potrà vedere un minimo di attenzione in più da una centralità pisana piuttosto che da amministrazioni che si sono mostrate in questo più attive e lungimiranti.

27/10/2012: Oggi alle 12.25 su Rai Tre, all’interno del settimanale della TGR,

http://www.tgr.rai.it/dl/tgr/regioni/PublishingBlock-0f7d1998-654b-4a4d-8455-2d2a1121bfb2.html?idVideo=ContentItem-faafb8f1-5619-42bc-bd9a-a909159a671b&idArchivio=Settimanale

è stato presentato il servizio sulla situazione della Biblioteca Universitaria di Pisa, registrato dalla giornalista Betty Barsantini, che ha intervistato anche il portavoce di ABUP, il dott. Giuseppe Marcocci.

22/10/2012:  Si è svolto a Firenze un incontro fra i rappresentanti delle associazioni dei lettori di alcune delle più importanti biblioteche ed archivi toscani (Biblioteca Nazionale e Archivio di Stato di Firenze, Biblioteca Universitaria di Pisa), al fine di definire una linea di lotta comune a difesa delle istituzioni culturali sempre più minacciate da tagli selvaggi ai finanziamenti o, come purtroppo è già successo a Pisa, di totale chiusura. Quanto prima si arriverà alla stesura di un documento comune da sottoporre all’attenzione delle autorità competenti, ‘in primis’ del Ministro Ornaghi, e degli organi di stampa.

19/10/2012: Tutto tace sul fronte Sapienza,  il che non significa che non si sviluppino – con discrezione – progetti futuri. Infatti sembra che siano passato in giudicato l’estromissione di Giurisprudenza e il trasferimento – temporaneo e parziale, si assicura – della Biblioteca nei locali dell’ex Dipartimento di Storia delle Arti a S. Matteo. Decisioni più o meno positive, ma certo maturate senza un pubblico dibattito e senza un piano dichiarato. Proprio questo è il punto che ci preoccupa: è giusto, o almeno giustificato, che si richieda pubblico denaro a diversi Ministeri, per latitanti che siano, senza sentir l’obbligo di presentare pubblicamente un pur minimo progetto per l’utilizzazione di uno spazio che fino a ieri era pubblico e di un servizio che fino a ieri era assicurato a costo zero per l’Ateneo e per la comunità pisana? Insomma, viene da domandarsi: molto rumore per nulla, tanto la Biblioteca rimane chiusa, gli studenti e gli studiosi senza libri, e i libri ad ammuffire nella polvere?

13/10/2012: Giovedì 11 ottobre si è svolto un incontro tra i lavoratori della BUP e i rappresentanti degli studenti in Senato Accademico, componente Sinistra Per. Ne è emersa l’esigenza, davvero ineludibile, di un pubblico dibattito per decidere del futuro della biblioteca, i cui volumi sono ritenuti da più parti solo come un “peso” e responsabili della compromessa stabilità dell’edificio; è emerso, inoltre, un forte scetticismo da parte degli studenti riguardo alla possibilità che l’ex facoltà di Giurisprudenza rientri in Sapienza: sarebbe invece preferibile, a loro giudizio,  che almeno la didattica fosse tutta concentrata, insieme con quelle di Economia e Scienze politiche, alle Piagge. Del resto, se ci fosse una reale volontà di rientrare, nulla impedirebbe all’Ateneo di dare  inizio ai lavori di consolidamento dell’ala già di Giurisprudenza (ormai da tempo completamente sgomberata).

8/10/2012: il MIBAC, con un proprio comunicato, ha dato notizia in data odierna che alcuni locali dell’ex Dipartimento di Storia delle Arti (S. Matteo) sono stati messi a disposizione della Biblioteca Universitaria di Pisa quale sua sede temporanea e destinata alla sola consultazione. Si apre, forse, grazie alla Soprintendenza pisana, uno spiraglio nella vicenda innescata dall’improvvida dichiarazione di inagibilità del Palazzo della Sapienza avvenuta il 29 maggio scorso, pur trattandosi di una soluzione parzialissima, perché non risolve nemmeno in parte la situazione dei fondi librari della Biblioteca. Ma si potranno così avviare perizie ed eventuali adeguamenti per far tornare nel più breve tempo possibile la Biblioteca alla piena funzionalità;  nel frattempo, inoltre, potranno essere più razionalmente previsti spazi adeguati all’espansione fisiologica del materiale librario.

3/10/2012: In ragione della crescente incertezza sulle sorti della Biblioteca Universitaria di Pisa,  l’Associazione lancia un nuovo appello affinché sia tutelato un patrimonio librario unico al mondo, in virtù della sua formazione e delle opere conservate, dal rischio sempre più concreto di essere smembrato e di finire accatastato in scatoloni alla mercé di polvere, topi ed incuria (o peggio ancora, come il caso Girolamini a Napoli tristemente insegna).

2/10/2012: È notizia di oggi che sembra sfumata anche l‘ipotesi  S. Matteo quale sede provvisoria per la BUP, la quale, dopo l’ispezione di ieri di alcuni tecnici voluti dall’Università, è ipso facto senza sede, essendo stato dichiarato a chiare lettere dai suddetti ingegneri che è il peso dei libri a determinare il pericolo di crollo dell’edificio. Che cosa vorrà fare il Rettore ora dei volumi?

29/9/2012: Dopo l’ultima riunione romana presso il MIBAC del Rettore e del Sindaco Filippeschi

sembra tornata in auge l’idea dello sgombero dei volumi della Biblioteca Universitaria, nonostante le precedenti rassicurazioni che così non sarebbe stato. L’Associazione, sbigottita, si chiede dove saranno sistemati i volumi, se saranno consultabili, chi pagherà le spese dell’eventuale trasloco del materiale librario,  così come vorrebbe avere una risposta univoca sulle destinazioni – immediate e future – della Biblioteca stessa. L’incertezza regnante – a dispetto dei trionfalismi di alcuni – non è buon segno per la sopravvivenza della BUP, anche perché la chiusura della Sapienza appare sempre più determinata da una decisione priva di ragionevoli certezze, imputabili al terremoto, ma frutto di complicate eppure chiarissime logiche di potere e di speculazioni, accademiche e non.

10/9/2012: Tre mesi di iniziative, lettere, comunicati, interventi e chiacchiere, però adesso siamo tutti d’accordo: anche il Rettore Massimo Augello, nell’intervista al “Tirreno” del 7 settembre, dichiara che la Biblioteca deve restare in Sapienza; che deve essere messa in grado di funzionare sia con adeguati lavori sia con la scelta di un’altra sede (esterna, capiente, vicina) che ne possa ospitare l’espansione; che “l’Università non avrebbe accettato” che libri fossere depositati in scatoloni per tempi lunghi; che Giurisprudenza deve riaprire senza espandere i suoi spazi a spese della Biblioteca. Siamo tutti d’accordo, Ministero, Sindaco, sindacati, commercianti, Amici della BUP e da ieri anche il Rettore. E del resto era ovvio, perché è la soluzione ragionevole di uno stallo irregionevole: per cui la Biblioteca era chiusa perché sospetta di lesioni non verificate da alcuno, ma, secondo il proprietario e responsabile della sicurezza dell’edificio (cioè l’Ateneo) i controlli non si potevano fare perché – prima – andava svuotato l’edificio. A proclamare “l’avevamo detto fin dall’inizio” si fa la figura delle mosche cocchiere, e perciò ce ne asteniamo. Ma speriamo che i fatti seguano alle parole e facciano dimenticare tre mesi di chiusure e di malintesi.

3/9/2012: a più di tre mesi dalla chiusura della Biblioteca Universitaria, visto lo stallo della vicenda e la mancanza di una qualsiasi ipotesi di soluzione,  l’Associazione rende nota con una  lettera aperta  le forti perplessità sulla situazione creatasi, illustrando altresì le tappe successive che hanno condotto a tale pesante danno per la collettività tutta, pisana e non pisana, dedita agli studi.

9/8/2012: la stampa locale e regionale dà notizia e conferma del proposito espresso dal MIBAC di procedere allo svuotamento della BUP e al suo trasferimento presso il convento dei Cappuccini (sito accanto alla stazione ferroviaria: cfr. il ‘punto’ del 1 agosto); contro tale progetto i lavoratori esprimono in un comunicato la loro assoluta contrarierà. L’Associazione non può non sollevare dubbi su un’operazione che prevede sicure spese di soldi pubblici senza alcuna certezza della tutela dei beni librari, e senza poter contare sulla fruibilità degli stessi da parte degli studiosi e degli studenti; rimane, infine, la domanda di fondo sul perché sia necessario svuotare il palazzo della Sapienza per la sua messa in sicurezza, nonostante non si sia provveduto ad una perizia a tutt’oggi; si fa rilevare, inoltre, che il palazzo non è stato nemmeno visionato dalla Dott.ssa Rummo nel suo recente sopralluogo pisano, che ha previsto la sola visita del convento dei Cappuccini, dagli spazi troppo angusti per ospitare in blocco la BUP e i suoi lettori.

1/8/2012: visita della Dottoressa Rossana Rummo, Direttore Generale per gli Archivi e Biblioteche del MIBAC, che ha sostenuto (sembra senza portare alcun dato tecnico dirimente, visto che non è stato elaborato un documento pubblico dopo l’incontro) la necessità di provvedere allo svuotamento della BUP, e di sistemare i volumi, inscatolati, all’interno del Convento dei Cappuccini (via dei Cappuccini 4, Pisa), luogo in precarie condizioni di conservazione e senza i requisiti minimi di sicurezza per i  lavoratori ed eventuali utenti: tale operazione dovrebbe cominciare dopo il 18 di agosto, e dopo che saranno effettuati i lavori per la messa in sicurezza, a spese del Ministero, di due locali a pianoterra del palazzo della Sapienza ove collocare i volumi, in attesa di essere spostati al convento.

21/7/2012: a seguito della riunione avvenuta a Roma, il 19 u. s.,  fra il Ministro Ornaghi, il Rettore Augello e il Sindaco Filippeschi, e del comunicato emesso dal MIBAC, l’Associazione prende posizione in merito con un proprio documento.

18/7/2012: La Direzione generale beni librari ha dato mandato alla Direttrice di spostare al pianterreno i libri inscatolati. I locali ospitanti, in cui dovranno essere installati sistemi di antiintrusione e antincendio a spese del MiBAC, sono dell’Ateneo e possono contenere circa il 5% del patrimonio della biblioteca.
17/7/2012: In un pubblico incontro in vista della ricandidatura il Sindaco di Pisa, Marco Filippeschi, ha fatto riferimento alla “ferita aperta” della Sapienza. A esplicita domanda di alcuni rappresentanti dei lavoratori della BUP e dell’ABUP, non si è però voluto impegnare su alcuna misura in merito alla questione, annunciando solo la sua partecipazione alla delegazione che dopodomani scenderà a Roma, per un colloquio con il Ministro Ornaghi.

16/7/2012: Un incontro informale presso il Ministero Beni Culturali ha avuto come suo esito l’indicazionedi spostare i libri (non è chiaro in che misura) in altra sede (non è chiaro quale).

13/7/2012: nuova lettera aperta al Ministro per i Beni e le Attività Culturali, Lorenzo Ornaghi.

10/7/2012: Mozione del Consiglio Regionale della Toscana: “Pisa, Palazzo della Sapienza inagibile”

Su iniziativa del Vicepresidente Benedetti mozione bipartisan in Regione: «La giunta si attivi presso il governo per definire interventi rapidi»

10/7/2012: Lettera-appello dell’Associazione Italiana Biblioteche contro la chiusura della Biblioteca Universitaria di Pisa.

5.7.2012: Lettera aperta dell’Ing. Carlo Alberto Bianchi.

2.7.2012: L’Associazione Amici della Biblioteca Universitaria di Pisa (ABUP) è da oggi costituita in via ufficiale, con atto notarile stilato presso il Dott. Gambini di Pisa.

1.7.2012: Nello stesso giorno in cui è stato annunciato il possibile trasloco della biblioteca della Sapienza, ma non prima di 5 anni, nell’edificio dell’ex Intendenza di Finanza di piazza Carrara si è data notizia dell’impegno assunto dal Ministero per i Beni e le Attività Culturali a finanziare la costruzione ex novo del campanile di San Piero a Grado, distrutto durante il Secondo conflitto mondiale. Ad affermarlo è il parlamentare Ermete Realacci. Si tratta, secondo parlamento e governo, di un’opera di cui non possiamo fare a meno: il Ministro infatti sottolinea “l’interesse storico-artistico-archeologico e religioso dell’importante Basilica, nonché del suo valore simbolico ed identitario e delle legittime aspettative di tutta la città, dalle autorità locali a quelle civili e religiose”. Se è un’opera tanto auspicata dalle autorità locali e dai parrocchiani, non si potrebbe attingere ai fondi destinati alla chiesa cattolica con l’8 x mille? I due milioni di cui parla Realacci, necessari per portare a temine il campanile, non sarebbe più opportuno destinarle a opere urgenti come la riapertura in tempi brevi della Biblioteca della Sapienza (che peraltro dipende dallo stesso MiBAC)?

28.6.2012: La lettera aperta al ministro Ornaghi sulla situazione della BUP ha avuto buona eco su quotidiani e siti locali e nazionali (si veda l’articolo di M. Gasperetti sul Corriere della Sera).

L’Assemblea del personale, tenutasi in data odierna presso la Soprintendenza e aperta al pubblico, ha visto la partecipazione delle organizzazioni sindacali e dell’Associazione. Ne è emerso un orientamento complessivo a fare pressione, anche tramite le OO.SS., sul MiBAC perché presti fattiva collaborazione per risolvere la vicenda pisana; si è convenuto che, sul piano locale, sia necessario mantenere alta l’attenzione della città attraverso una pubblica assemblea, da convocare con altre associazioni presenti sul territorio.

27.6.2012: L’Associazione ha stilato una lettera aperta indirizzata al MiBAC (Ministero per i Beni e le Attività Culturali) e a tutte le Autorità interessate, in cui si afferma con chiarezza che è preferenziale, per ovvi motivi di economicità e di tutela del patrimonio, la permanenza della Biblioteca nella sede attuale, così come viene altresì ribadita l’esigenza di recuperarne rapidamente e efficacemente la piena funzionalità.

26.6.2012: Il tavolo tecnico, riunitosi ieri in Rettorato con tutti gli enti interessati ma senza rappresentanti degli utenti, dell’Associazione e dei lavoratori, non ha visto novità risolutive.  Si è ancora alla ricerca di un immobile abbastanza ampio da consentire un minimo funzionamento della Biblioteca, che comunque rimane chiusa sine die.

Il Sindaco sig. Marco Filippeschi si è impegnato a chiedere un colloquio con il Ministro per i Beni e le attività Culturali per sollecitarne il fattivo intervento.

La Biblioteca Universitaria di Pisa <http://www.pisa.sbn.it/; http://www.unipi.it/ateneo/storia/storia.htm_cvt.htm> è la più antica e ricca biblioteca pubblica attiva a Pisa.

È sita (ufficialmente dal 1823) nel Palazzo della Sapienza, sede storica anche dell’intera Università di Pisa e oggi della Facoltà di Giurisprudenza; dipendente dall’Università di Pisa fino alla creazione del Ministero dei Beni e delle Attività  Culturali, cui è ora sottoposta, è ospitata nell’edificio divenuto nel 2002 proprietà dell’Ateneo.
L’intero edificio è stato dichiarato “inutilizzabile” dal Comune di Pisa con ordinanza sindacale del 29 maggio 2012 per provvedimento prudenziale contro eventuali crolli connessi al terremoto avvenuto in Emilia. Il provvedimento vieta ogni accesso non specificamente concesso dal Rettore, cui è dimandata attività di sorveglianza.
Sul futuro della Biblioteca non c’è alcun progetto, neanche di massima, e non è stato proposto alcun dibattito pubblico. Le soluzioni prospettate in sede di Conferenza dei Servizi, istitutita dal Sindaco e presieduta dal Rettore dell’Università, sono tutte di natura provvisoria e mirano a spostare fondi librari presso immobili ancora da individuare per poter fare i necessari controlli ed eventualmente gli interventi di ripristino. In diverse sedi sono state proposte soluzioni differenti, che vanno dal mantenimento in sede della Biblioteca, con eventuale ampliamento degli spazi, allo spostamento di tutta la Biblioteca in un immobile adatto che il MiBAC dovrebbe acquistare, prendere in affitto o costruire.

In diverse interventi, la Giunta comunale ha ribadito che ad oggi non esiste in centro a Pisa un immobile che possa ospitare adeguatamente la Biblioteca.
L’Associazione degli Amici della Biblioteca Universitaria di Pisa intende sostenere la voce di una comunità di lettori che hanno espresso un pubblico interesse a che si ripristini la piena funzionalità della Biblioteca, grazie alla cooperazione di tutti gli Enti interessati, e si eviti ogni danno o decurtazione del patrimonio librario.

Costituita da studiosi, non appartenenti all’Università di Pisa, per atto privato il 15 giugno 2012, è stata fondata con atto pubblico il 2 luglio 2012 per avviare il riconoscimento presso le Autorità competenti.

L’Associazione è presieduta da Chiara Frugoni,  già Professoressa di Storia Medievale presso l’Università Tor Vergata di Roma.

Amici BUP ha promosso una raccolta di firme che, assieme ad altre analoghe, ha raccolto migliaia di adesioni.

Una risposta a “Il punto

  1. Come saranno utilizzati a Pisa i fondi passati dai musei alle biblioteche statali, compresa l’Universitaria?
    Vedi, sul sito del Mibac:
    QUI: http://www.beniculturali.it/mibac/export/MiBAC/sito-MiBAC/Contenuti/MibacUnif/Comunicati/visualizza_asset.html_87852154.html

    Saluti, Dino (Firenze)
    http://libroinbiblioteca.blogspot.it/

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